A risentire maggiormente delle nuove restrizioni imposte in questa prima parte dell’anno, a causa di un nuovo inasprimento del contagio da Covid-19, è stato ancora una volta il comparto dei servizi, dove l’attività in molti settori è risultata fortemente colpita. L’industria, invece ha evidenziato nel complesso una certa resilienza, guidata soprattutto dalla domanda estera.

Il quadro emerge dall’ultima analisi di Confindustria Liguria sulle prospettive della manifattura nel secondo trimestre 2021.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le prospettive a breve termine per l’export di beni, già in recupero intorno ai livelli pre-crisi a inizio 2021, sono positive. Tuttavia, la risalita dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime tendono ad aumentare i costi e i tempi di produzione delle imprese esportatrici italiane. Pressioni sfavorevoli, in termini di competitività di prezzo, sono esercitate anche dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro nella seconda metà del 2020, che si farà sentire nella prima parte
dell’anno in corso. Una ripresa robusta dell’export italiano, sopra i livelli precrisi, quindi, non è immediata.

Sul fronte della domanda interna, l’incertezza generata dalla situazione sanitaria favorisce una maggiore prudenza nella gestione dei bilanci familiari, mentre l’attesa di un’uscita dall’emergenza nei prossimi mesi per il momento non pare abbia favorito le decisioni di investimento delle imprese. La particolare tempistica nell’introduzione di nuove misure di contenimento, riguardanti tutte le regioni italiane e stabilite per un periodo compreso tra
marzo e aprile 2021, rischia quindi di pregiudicare la dinamica dell’attività economica nel secondo trimestre.

Con riguardo all’occupazione, nel 2021 l’andamento dell’input di lavoro utilizzato continuerà a seguire la dinamica dell’attività: le Ula, quindi, dopo un sostanziale stallo nella prima metà dell’anno, risaliranno nella seconda, seguendo la ripresa dell’attività, se sostenuta da un ritmo della campagna vaccinale in linea con le attese.

Le province

Entrando nel dettaglio della ripartizione geografica, le aziende manifatturiere della Provincia di Savona si aspettano un secondo trimestre 2021 di ripresa economica: gli indicatori sul clima di fiducia sono risaliti tutti sopra la parità, in particolar modo con riferimento a esportazioni e ordinativi. Bene anche le attese su fatturato e produzione, più cautela su un eventuale ampliamento degli organici.

Più in chiaro-scuro i risultati In provincia della Spezia: le esportazioni sono giudicate ancora in calo nel periodo aprile-giugno; inoltre, ordini e occupazione sono stagnati, mentre le notizie positive riguardano un moderato ottimismo su fatturato e produzione.

Anche in provincia di Imperia si riscontrano timori sulla ripresa dell’export. In un contesto di difficoltà della manifattura dell’estremo ponente ligure, gli ordini sono giudicati in frenata; produzione e occupazione rimarrà sui livelli del precedente trimestre, senza progressioni. Questa situazione si riflette sugli investimenti delle imprese: la percentuale di quante prevedono di effettuarli nel secondo trimestre dell’anno è la più bassa della regione.

Le previsioni nel breve termine delle aziende manifatturiere operanti nella Città Metropolitana di Genova sono invece positive per tutte le voci analizzate: nel secondo trimestre 2021 ci si attende un rialzo della produzione, del fatturato e degli ordini. Anche l’export e l’occupazione sono attese in ripresa. Risultati sostanzialmente analoghi per le aziende del Tigullio, che tuttavia scontano maggiori difficoltà con riferimento al commercio internazionale.

I settori

Entrando nel merito dei singoli settori del comparto, le industrie metalmeccaniche e impiantistiche si attendono un aumento dell’attività nel periodo aprile-giugno: produzione e ordini cresceranno, così come il fatturato e l’export (ma in maniera più moderata e contrastata). Gli organici non subiranno particolari variazioni.

Le aziende dell’high-tech (che ricomprende automazione, elettronica, telecomunicazioni e informatica) forniscono indicazioni ottimiste circa l’andamento di produzione, fatturato e ordini. Anche l’occupazione è in ripresa, ma preoccupano le incertezze che gravano sul commercio mondiale: le esportazioni non aumenteranno nel corso del secondo trimestre.

Anche le aziende del settore alimentare esprimono previsioni positive: i giudizi sono cautamente ottimisti in merito all’andamento di produzione, fatturato e ordini, mentre l’occupazione è stabile.

Migliora il clima di fiducia tra le aziende della cantieristica navale che avevano espresso timori e incertezza sull’andamento dell’attività nel primi tre mesi del 2021: la maggior domanda estera rende le aspettative più improntate all’ottimismo. Produzione, fatturato e ordini sono attesi in aumento, così come, moderatamente, l’occupazione.

Buone indicazioni sul futuro nel breve termine provengono anche dalle aziende dei settori edile e dei materiali da costruzione: pur scontando rialzi dei prezzi di alcune materie prime, le misure di agevolazione alle ristrutturazioni edilizie e i cantieri delle opere infrastrutturali stanno stimolando l’attività delle imprese.

I settori della chimica, plastica e tessile sono improntati ad attese più prudenti e contrastate rispetto a quelli finora analizzati: produzione, ordini e export sono previsti in flessione, seppur moderata. L’occupazione è giudicata in espansione e anche il fatturato è atteso su livelli più elevati rispetto a quelli del primo trimestre 2021.

Con riferimento all’indicatore relativo alla produzione, le aziende ottimiste sono passate dal 25,3% al 27,4%, mentre le pessimiste si assestano al 7,5% rispetto al 17,6% precedente. Complessivamente il saldo migliora, passando da +7,7 a +19,8 punti percentuali.

L’indicatore riferito al fatturato vede il saldo tra ottimisti e pessimisti attestarsi a +19,8 punti percentuali dal +11 della scorsa rilevazione. Il risultato è da attribuirsi alla forte flessione delle aziende pessimiste, passate dal 22% del campione all’11,3%; gli imprenditori ottimisti invece calano leggermente (dal 33% al 31,1%). Con riferimento agli ordini, giudizi positivi sono stati espressi dal 22,6% del campione (in calo di 7,4 punti percentuali); scende anche la percentuale di quanti nei prossimi mesi si aspettano un minor numero di commesse (da 17,6% a 13,2%). Il saldo totale quindi peggiora, pur rimanendo
positivo, passando dal +15,4 precedente al +9,4.

Per quanto riguarda l’export, il saldo migliora sensibilmente, tornando positivo (da -1,4 a +5,6). Il 16,7% del campione si aspetta un ampliamento dei livelli di export (era il 18,3% nella rilevazione di gennaio); la percentuale di aziende che si attende un ulteriore calo passa dal 19,7% all’11,1%.

L’indicatore di fiducia riferito all’occupazione fa registrare un risultato in peggioramento rispetto al primo trimestre 2021: la percentuale di aziende che intendono ampliare i propri organici scende, passando dal precedente 20,9% all’11,3% del campione. Contestualmente si dimezza la percentuale di chi prevede una contrazione dei propri organici (da 6,6% a 3,8%). Il saldo si attesta quindi a+7,5 dal precedente +14,3.

Infine, le dichiarazioni di investimento delle imprese manifatturiere mostrano una frenata rispetto a quanto espresso nel primo trimestre 2021: la rinnovata incertezza e i rialzi dei prezzi di alcune materie prime (che contraggono i margini) rende le aziende più caute: la percentuale di aziende che prevede interventi di ampliamento della capacità produttiva si attesta al 31,3% (-5 punti percentuali), quella riferita agli investimenti di semplice sostituzione si attesta al 30,2% (anche in questo caso il calo è di 5 punti percentuali).

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