«Il progetto Green Logistics Valley che il Comune di Genova indica come progetto condiviso per quanto ci riguarda non ha questa caratteristica».

Lo afferma in una nota Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Genova.

«Il progetto condizionerà profondamente la vita sociale ed economica della Val Polcevera, e quindi deve essere discusso con il territorio, deve avere una regia certa che integra questo progetto in una programmazione complessiva della città, deve coinvolgere il sindacato rispetto a quale futuro si vuol dare non solo a quell’area, ma a tutta la città».

La sfida è ambiziosa, secondo il segretario generale «e necessita della condivisione di tutti. Occorre tenere insieme la transizione tecnologica, la ricerca, la formazione, la scuola e l’università in un territorio che soffre da troppo tempo la mancanza di queste condizioni. È indispensabile creare valore aggiunto – senza creare un semplice stallo diffuso per i container – creando le condizioni per l’insediamento di nuove aziende manifatturiere, affrontando finalmente la sfida dell’industria verde. Anche l’impatto edilizio sull’area deve produrre percorsi di rigenerazione urbana sapendo raccogliere la sfida della transizione energetica favorendo posti di lavoro di qualità».

Il sindacato si dice pronto ad affrontare questa discussione e ritiene di dover essere coinvolto in un ragionamento complessivo che garantisca una crescita economica che porti con sé una crescita anche sociale senza incorrere in errori, ritardi e tentennamenti, come avvenuto per il parco tecnologico degli Erzelli.

«Dobbiamo ripartire dagli impegni condivisi con il Comune, avviando un tavolo che affronti il problema del lavoro, fondamentale per la città e unico mezzo per uscire dalla crisi: la discussione sul futuro delle aree della Val Polcevera può essere l’inizio. Dopo il dramma di ponte Morandi venne avviata quella discussione proposta dal sindacato su come rivalorizzare quelle aree e si arrivò alla firma di un accordo per utilizzare le risorse messe a disposizione del governo per le aree di crisi non complessa e il patto per il lavoro. Dobbiamo recuperare lo spirito di quel confronto per riportare la dignità del lavoro alle persone che oggi non lavorano o lo fanno nell’incertezza continua del loro futuro».

Secondo Magni la sfida non è solo quella di insediare attività e servizi rivolti ai cittadini, ma è quella di costruire un futuro diverso, un nuovo modello di sviluppo. E allora serve la collaborazione di tutti, senza protagonismi e fughe in avanti: serve portare investimenti pubblici, fondi europei e risorse private, garantendo condizioni di vivibilità che davvero ridisegnino un futuro migliore per chi c’è e per chi verrà.

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