La procura di Genova ha chiuso le indagini per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale della A 10 sul Polcevera crollato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone.

Secondo i pm già nel 1990 e nel 1991 Autostrade spa sapeva che nella pila 9, crollata il 14 agosto 2018, vi erano «due trefoli lenti e 2 cavi scoperti su 4». Sulla pila 9 «non è “mai stato eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo» in 51 anni. Tra l’inaugurazione del 1967 e il crollo del viadotto, per ben 51 anni, «non era stato eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo sugli stralli della pila 9».

Gli indagati sono 69, accusati a vario titolo di falso, attentato alla sicurezza dei trasporti, omicidio stradale, omicidio colposo plurimo, disastro colposo e crollo colposo. Tra questi, l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci, Paolo Berti, responsabile dell’ufficio di Aspi “Direzione Centrale Operations”, Michele Donferri Mitelli, responsabile dell’ufficio di Aspi “Direzione Maintenance e Investimenti Esercizio”

«Oggi – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – la verità e la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi sono più vicine. Il mio grazie oggi va allo straordinario e complesso lavoro della Procura di Genova che, con impegno incessante, ha chiuso le indagini preliminari su quella tragedia immane, in cui morirono 43 persone. La chiusura delle indagini rappresenta un momento importante soprattutto per i familiari delle vittime, che attendono risposte per la scomparsa dei loro cari, a poco più di 32 mesi da quel terribile 14 agosto del 2018. Un giorno che nessuno potrà mai dimenticare, spartiacque indelebile per la storia, passata e futura, di Genova, della Liguria e di tutto il Paese e su cui speriamo si faccia presto giustizia».

Il capogruppo regionale del M5S Fabio Tosi in una nota dichiara: «Come definire chi ha operato un calo del 98,05% della spesa nelle manutenzioni? Come definire chi ha lasciato che il viadotto continuasse a rappresentare un rischio per i cittadini nonostante sapesse già dal lontano 2013 che il ponte Morandi era stato classificato “a rischio di crollo per ritardati interventi di manutenzione”? La conclusione delle indagini conferma quanto ormai sapevamo da tempo: Aspi dovrà rispondere di incuria e ingordigia. La politica dovrà cancellarne il nome dalla gestione della cosa pubblica. E faccia presto, prima che un’altra tragedia segni la vita del nostro paese».