«Il gran numero di porti nel nostro Paese, le loro dimensioni e le difficoltà per il loro adeguamento all’evoluzione dei traffici, non facilitano l’efficienza della catena logistica con conseguenti elevati costi che creano un gap enorme rispetto agli altri Paesi, anche a discapito della capacità attrattiva dei nostri scali rispetto sia ai porti del Nord Europa, più grandi e più efficienti, sia a quelli della sponda sud del Mediterraneo che si sono dotati di Free Tax Zone molto concorrenziali». Lo ha dichiarato il presidente di Confitarma Mario Mattioli nel suo intervenuto al workshop telematico “Economia del Mare, Porto di Napoli, Zes. Obiettivo 2030″ organizzato dall’Associazione “Sud e Mediterraneo”.

«Il porto di Napoli, in particolare – ha precisato Mattioli – nonostante la sua invidiabile posizione al centro del Mediterraneo e i numerosi attracchi per le navi passeggeri e per le portacontenitori, ancora non ha collegamenti con l’entroterra adeguati e ciò inevitabilmente incide sulle sue potenzialità di sviluppo che invece potrebbero portare grandi benefici non solo alla Regione Campania ma a tutto il Paese».

Per quanto riguarda le Zes (Zone economiche speciali), che anche nel Documento di Economia e Finanza sono destinatarie di fondi, specie per il porto di Napoli, secondo il presidente di Confitarma «potrebbero rappresentare un ottimo strumento di sviluppo del territorio e di attrazione di investimenti esteri. La nostra preoccupazione, purtroppo – ha aggiunto – è che ancora una volta i tempi di attuazione siano troppo lunghi. Basti pensare che dopo quattro anni dalla legge istitutiva delle Zes, siamo ancora in attesa di provvedimenti attuativi. In conclusione oggi il Governo, che gode di un amplissimo sostegno parlamentare, non ha più alibi per fare le riforme necessarie al Paese e in particolare quelle che interessano il comparto marittimo portuale. Perdere quest’occasione vorrebbe dire, in un mondo che va sempre più veloce, che rischiamo di perdere importanti opportunità di sviluppo».

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