Dopo la pandemia da Covid-19, l’affermazione “a job for life” – un lavoro per (tutta) la vita – è diventata ancora più debole di prima. La convinzione, tanto radicata in molti, che la sicurezza in campo lavorativo possa derivare solo da un contratto di lavoro a tempo indeterminato, garantito da un contratto collettivo nazionale di riferimento, non è più una certezza granitica. Anzi, sta declinando come un’idea superata.

La recentissima richiesta sindacale di prorogare il divieto di licenziamento fino al 31 ottobre 2021 (oggi fino al 30 giugno, ndr) ma solo per le grandi aziende, (quando la maggior parte dell’occupazione in Italia è nella moltitudine di pmi e micro-aziende e nel lavoro autonomo, ndr), è conferma di questo approccio culturale che difende chi ha già un contratto di lavoro, a tempo indeterminato.

Focalizzarsi nella ricerca e nel mantenimento del “posto fisso”, di uno “status quo” al quale ancorarsi, di una “comfort zone” per la vita, non rappresenta più un’opzione vincente per il futuro di un mercato del lavoro sempre più “liquido”, orientato soprattutto da logiche “lean”, sotto la spinta delle razionalizzazioni ispirate dalla continua necessità di “ottimizzazione ed efficientamento” delle organizzazioni, a fronte della trasformazione dei business. Un processo accelerato dalle trasformazioni imposte dal Covid

Il concetto di “occupabilità”

La parola d’ordine più frequentemente pronunciata oggi è quella di employability: occupabilità.

Questo termine, di chiara matrice anglosassone, evoca un concetto di per sé assai semplice, quello che la “continua acquisizione di conoscenze e competenze, l’accrescimento permanente delle abilità personali e delle capacità individuali, non solo favorisce l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, ma soprattutto garantisce ai meno giovani una costante spendibilità del proprio profilo, in una parola la loro occupabilità”.

L’esperienza come valore personale e metodo distintivo per la soluzione dei problemi non è più sufficiente. Il possesso di un adeguato livello di competenza – tecnica o manageriale – non garantisce ai professional e ai manager la certezza di riuscire ad affrontare con successo le nuove sfide del mercato globale.

L’importanza della formazione continua

Le competenze trasversali, le nuove tecnologie, le nuove abilità vanno acquisite, coltivate e aggiornate costantemente, attraverso processi di formazione continua, utilizzando le nuove modalità di apprendimento: e-learning, mobile learning, virtual classroom, webinar, community, ecc.

La ricerca del miglioramento personale dovrà risultare costante, tesa all’acquisizione di nuove competenze, non sempre e non necessariamente connesse al ruolo oggi ricoperto. Senza un continuo potenziamento personale si incorrerà nell’inesorabile obsolescenza e nello skill mismatching, ovvero nell’asimmetria nel mercato del lavoro fra profili ricercati e profili offerti.

Mercato del lavoro in evoluzione

Il mercato del lavoro sta richiedendo sempre più frequentemente figure professionali e competenze che solo 12-15 anni fa non esistevano. Ciò significa che non solo sono richieste nuove figure tecniche e specialistiche ma anche nuove figure manageriali capaci nel gestire i nuovi lavori all’interno delle organizzazioni.

Non ci sono più giustificazioni, come la mancanza di tempo o l’ubicazione lontana della sede del corso o i costi di iscrizione e frequenza. Smart working, facilità nell’accesso a webinar, sconti e facilitazioni nei pagamenti, versioni (spesso solo online) di corsi di prestigiose istituzioni accademiche anche internazionali permettono a un sempre più ampio numero di professional e manager l’accesso agevole alla formazione e soprattutto all’auto-formazione.

È certamente auspicabile che il nostro governo concretizzi al più presto le misure per rendere effettiva in Italia la strategia europea per l’occupazione (sottoscritta nel lontano 1997 dai governi dell’Ue e ribadita nel programma europeo 2020, ndr) attraverso incisive azioni attive di politica del lavoro.

Ma non dobbiamo attendere questi interventi di sistema per prendere l’iniziativa.

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