Quali sono le startup italiane più promettenti nel 2021? Il Financial Times ha stilato un elenco delle 28 migliori startup italiane, tra le quali due genovesi, D-Heart e Kellify (vedi qui ). I talenti innovativi sul territorio ligure quindi ci sono, vanno individuati e valorizzati perché è così che si crea attrattività nella nostra regione. Vediamo da vicino queste due aziende.

Nata a Genova, dove ha la sede, nel 2018 da Francesco Magagnini (amministratore delegato) e da Fabrizio Malfanti, (chief Artificial Intelligence officer) Kellify  è una scale-up (start-up che hanno dimostrato la scalabilità del modello e sono in una fase di crescita esponenziale globale) che con un mix di intelligenza artificiale e neuroscienza è in grado di mappare le caratteristiche profonde di immagini e video che determinano il gradimento di un determinato target. Una modalità che consente di rivelare il magnetismo nascosto di una tra le foto di una gallery su un e-commerce, le pubblicità (digitali o in store) più avvincenti, la preview più performante di una serie televisiva, o l’opera d’arte più preziosa in un’asta. Strumento fondamentale nei settori dell’e-commerce, app di dating, annunci immobiliari e second-hand, fashion, beauty e personal care.

Francesco Magagnini

Kellify nel 2020 ha aperto un ufficio in Corea del Sud, a Seoul, iniziando il processo di internazionalizzazione, con clienti in Europa, Far Asia, Stati Uniti e Brasile. Ha raccolto oltre 4.5 milioni di dollari da investitori e business angel e ha ora in corso un Series A round con investitori istituzionali e privati.

Attualmente i membri del team nelle due sedi a Genova (headquarter) e Seul sono 35 tra uomini e donne, in continua crescita, di cui il 75% è composto da millennial. Sono per lo più matematici e fisici e con i loro servizi coprono più di 150 Paesi nel mondo. Una start up che crea lavoro e attrae talenti da tutto il mondo, infatti, dice Magagnini, «anche i talenti che raggiungono la sede di Genova sono ormai globali, con ragazzi e ragazze (queste ultime oltre il 45%) provenienti da India, UK, Iran, Moldavia, Polonia, Montenegro».

Da sinistra a destra per chi legge Niccolò Maurizi e Nicolò Briante

D-Heart è stata fondata nel 2015 grazie al lavoro di Nicolò Briante e Niccolò Maurizi, a quel tempo due giovani studenti genovesi dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia. Maurizi è un giovane medico ricercatore in cardiologia all’Università di Firenze. Quando aveva sedici anni, fu colpito da un infarto miocardico. Decise di diventare medico e trasformare il suo problema in un’opportunità. Grazie all’aiuto e alla competenza nel business del suo vicino di stanza Briante, creò D-Heart. E oggi D-Heart® è disponibile in più di 32 paesi di 4 continenti nello sviluppo di campagne di screening cardiovascolare accessibili e orientate all’utente grazie all’utilizzo di tecnologia smartphone.

Il Covid ha evidenziato lacune e ritardi nella digitalizzazione e nella carenza sul territorio del nostro sistema sanitario. D-Heart secondo Briante va nel senso di «potenziare proprio l’assistenza territoriale, è perfetto per la sanità di prossimità e si sposa bene con il progetto di potenziare gli operatori sanitari preposti alla gestione di cronici e fragili nella quotidianità: medici di famiglia, farmacie e infermieri del territorio per eseguire la diagnostica di base così da decongestionare le strutture ospedaliere e migliorare il monitoraggio sul territorio di fragili e cronici».

In quest’ottica ci sono stati segnali positivi dal governo che ha stanziato fondi per potenziare l’ambulatorio del medico di famiglia, per la telemedicina nei piccoli centri urbani come strumento per incentivare le visite specialistiche a distanza (ad esempio telecardiologia nelle farmacie rurali). Infine, con la legge di Bilancio è stata introdotta a pieno titolo nel sistema sanitario nazionale la telemedicina intesa come telemonitoraggio, televisita e teleconsulto quindi si apre l’opportunità di seguire a distanza pazienti cronici e fragili che sono rimasti isolati durante il Covid anche tramite i livelli essenziali di assistenza del SSN. Da ultimo il Recovery Plan, con i suoi 20 miliardi di euro per la sanità, rappresenta per l’Italia un’occasione da non perdere per salire sul treno del medtech e accelerare la trasformazione digitale verso un modello connesso di sanità, orientato al territorio e alla continuità di cura tramite soluzioni di Telemedicina e Homecare.

«D-Heart è pronta a fare la sua parte con le istituzioni locali e nazionali per portare a un click di distanza lo specialista dai pazienti cronici e fragili. D’altronde il nostro  motto è: “Move data not people”» conclude Briante.

In conclusione, possiamo augurarci che la crisi (quella pandemica ed economica) si trasformi davvero in un’opportunità e favorisca, acceleri la transizione digitale delle aziende e in questo nuovo scenario le istituzioni, la politica, il mondo delle imprese e degli investitori devono far si che la Liguria e l’Italia si trasformi in terreno fertile per le startup, consentendone una crescita sia in termini di fatturato che di forza lavoro.

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