Lavorare in ambienti “difficili”. Di questo si parlerà nel ciclo di webinar tematici promosso da Unem (Unione Energie per la Mobilità) e Inail, in calendario mercoledì 5 maggio (“Non lasciamo soli gli operatori negli ambienti difficili”, ore 15-17) e mercoledì 16 giugno (“La sicurezza dei nuovi carburanti ecosostenibili”, ore 15-17).

 

I seminari consentiranno un confronto fra esperti delle aziende associate e ricercatori del Dipartimento Innovazione Tecnologica dell’Inail. Verranno effettuate presentazioni sintetiche ed efficaci con spazio per domande e discussione.

Che si tratti di ambienti difficili per il contesto aziendale (aziende a rischio di incidente rilevante) o per caratteristiche peculiari del luogo di lavoro (spazi confinati o sospetti di inquinamento) il fattore umano, prima ancora che quello tecnologico, è assolutamente fondamentale. La valorizzazione dell’esperienza operativa e del feed back agli operatori sono elementi imprescindibili dei sistemi di gestione della sicurezza sviluppati negli anni dalle aziende del settore petrolifero.

L’esperienza operativa nasce dalla rilevazione di tutte quelle situazioni di scostamento dalle normali condizioni operative che possono tradursi il più delle volte in semplici anomalie, altre volte in quasi incidenti, ogni tanto in incidenti o infortuni, e, assai più raramente in incidenti rilevanti come individuati dalla Direttiva Seveso.

Intercettare i segnali deboli sempre e comunque a partire dai comportamenti dei lavoratori è quindi la strategia vincente per consolidare la cultura della sicurezza.

Il feed back nell’ottica del Bbs (Behaviour based safety) deve essere assicurato dando ampia visibilità ai comportamenti positivi così da incentivare gli operatori a seguire l’esempio dei “safety leader”.

È fondamentale però che anche nel caso dei comportamenti non corretti non si ricorra ad approcci punitivi, ma si sfruttino le occasioni per fare comprendere agli altri i rischi associati agli stessi. Di fronte a reazioni repressive il lavoratore sarà infatti portato a non segnalare l’errore commesso per nascondere negligenze sue o dei colleghi, così da non assumersi responsabilità o incorrere in sanzioni.

Viceversa se le segnalazioni sono analizzate in un’ottica di miglioramento continuo per evitare il ripetersi di situazioni pericolose e se poi sono gli stessi lavoratori a spiegare agli altri colleghi i comportamenti errati di in cui sono incappati, il messaggio assume un valore doppio.

A livello complessivo è fondamentale che le aziende acquisiscano prontezza non solo degli eventi che li riguardano direttamente, ma anche delle esperienze delle altre realtà del settore.

In quest’ottica Unem ha promosso la creazione di una banca dati di settore che potrà contribuire, insieme ai dati raccolti dagli enti in occasione delle attività di vigilanza previsti dalla Direttiva Seveso sui Sgs (Sistemi gestione sicurezza), a costituire una guida operativa per la prevenzione ed un utile riferimento per impostare attività di comunicazione e formazione dei lavoratori. Niente è più efficace che incentrare la formazioni sull’analisi di casi realmente accaduti e non su esempi ipotetici puramente teorici.

In questi anni l’approccio partecipativo ha portato le aziende del settore petrolifero a contribuire direttamente con Inail alla stesura di Linee di Indirizzo per i sistemi di gestione delle aziende AE/AR e in particolare alla definizione di un protocollo operativo per le attività in spazi confinati.

La peculiarità del protocollo, poi recepito in un decreto del presidente Inail, sta nella condivisione dell’esperienza operativa tra pubblico e privato. La stesura finale del protocollo ha quindi un taglio specifico, fortemente connotato dal contesto in cui operano le aziende e ai casi pratici che si incontrano quotidianamente, e quindi fornisce indicazioni facilmente applicabili dalle aziende.

Anche Iplom, nel contribuire a questo tavolo di lavoro, ha sviluppato procedure operative conformi al protocollo. Uno degli aspetti fondamentali su cui il protocollo si fonda è la costante diffusione della conoscenza e la graduazione delle misure di prevenzione in relazione al rischio, con un occhio di particolare riguardo alla pianificazione delle attività. Si parte infatti dalla presa di coscienza. Non possiamo contare sulla possibilità di intervenire in tempo utile in caso si verifichino improvvise condizioni ambientali letali in uno spazio confinato, quindi possiamo rendere sicuro l’accesso in uno spazio confinato unicamente valutando i rischi e pianificandone preventivamente la messa in sicurezza prima dell’accesso e dell’inizio delle attività.

Ciò significa effettuare preventivamente un’attenta analisi dei rischi presenti così da identificare le misure di prevenzione necessari per poter operare in sicurezza secondo il processo rappresentato in figura che porta a classificare i luoghi di 3 macrocategorie.

Tipologia 1

Ambiente confinato e/o sospetto di inquinamento a basso rischio. Ambiente che, pur presentando limitazioni per l’accesso, non presenta ostacoli strutturali/impiantistici tali da impedire il libero movimento, all’interno, delle risorse che vi accedono e tali da impedire la visibilità/contatto diretto con l’operatore/gli operatori, a ventilazione naturale, in cui il sospetto di inquinamento non è determinato da sostanze o processi di presenti, ma da eventuali fattori esterni, infiltrazioni nel terreno causate da perdite di reti di sottoservizi o da gas endogeni. Dopo verifica iniziale con esito positivo, non è ipotizzabile a breve termine (1 turno di lavoro), la formazione di atmosfere potenzialmente pericolose per presenza di agenti chimici, mancanza di ossigeno, di atmosfere infiammabili o esplosive.

Tipologia 2

Ambiente confinato e/o sospetto di inquinamento a rischio medio/alto. Ambiente che, oltre a presentare limitazioni nell’accesso, non consente libertà di movimento all’interno e/o risulta ostacolato/impedito il contatto visivo diretto con l’operatore. a ventilazione naturale sfavorevole, in cui il sospetto di inquinamento è determinato da eventuali infiltrazioni nel terreno causate da perdite di reti di sottoservizi o da gas endogeni, ma non si può escludere il contributo proveniente da sostanze o processi di lavorazione. Dopo verifica iniziale, non può essere esclusa la formazione accidentale di atmosfere potenzialmente pericolose per presenza di agenti chimici, mancanza di ossigeno o atmosfere infiammabili/esplosive, anche in relazione alle attività previste da svolgersi.

Tipologia 3

Ambiente sospetto di inquinamento a rischio elevato. Ambiente in cui, indipendentemente dalla possibile sorgente di inquinamento e dopo verifica iniziale, è accertata o prevedibile la presenza di atmosfere pericolose per presenza di agenti chimici, mancanza di ossigeno o presenza di atmosfere infiammabili/esplosive, anche in relazione alle attività previste da svolgersi.

 

 

Oltre all’analisi di rischio assume rilevanza fondamentale la “Verifica di abitabilità” da effettuarsi preliminarmente a ogni ingresso e comunque ripetuta ad ogni turno di lavoro, per verificare che ci siano situazioni compatibili con le misure adottate e le attività da svolgersi.

A titolo indicativo si possono verificare le seguenti situazioni riportate in tabella.

In sintesi i passi procedurali possono così essere riassunti:

 

I criteri di “isolamento” delle apparecchiature in cui di deve accedere , le cd. “ciecature”, sono la prima barriera per rendere sicuro l’accesso in uno spazio confinato evitando situazioni impreviste da fattori esterni, la bonifica e la verifica dell’abitabilità la seconda condizione necessaria per consentire l’accesso, una volta

definite le misure di prevenzione e i dpi necessari sulla base della valutazione di rischio e l’analisi delle attività da svolgersi.

Un capitolo a parte la gestione delle emergenza che deve essere improntare al soccorso ed alla stabilizzazione dell’infortunato sul posto così da consentirne la successiva evacuazione in condizioni di sicurezza con le tempistiche richieste dalla conformazione dei luoghi.

La formazione e l’addestramento, compreso le simulazioni di emergenza, completano il quadro delle misure di pianificazione delle attività in spazi confinati che le organizzazioni devono mettere in piedi per assicurare una corretta gestione e conduzione delle operazioni.

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