Il gup di Genova ha rinviato a giudizio oltre 30 persone nell’ambito di un’indagine su alcune gare per il Terzo Valico ferroviario, in particolare quelle per i tunnel tra Liguria e Piemonte, che secondo la procura genovese sarebbero state truccate. Tra i rinviati a giudizio Pietro Salini, ad di WeBuild, accusato di turbativa d’ asta, Giandomenico Monorchio (turbativa d’ asta e corruzione), imprenditore e figlio dell’ ex ragioniere generale dello Stato Andrea (quest’ ultimo, inquisito per turbativa d’ asta, avrebbe fatto da sponsor al figlio);

La Guardia di finanza e i pubblici ministeri Francesco Cardona Albini e Paola Calleri stanno indagando sul sistema con cui venivano smistati gli appalti da parte del general contractor Cociv, individuato dallo Stato per la realizzazione della nuova linea (53 chilometri di cui 37 sotterranei, valore superiore ai 6 miliardi) e costituito in origine da Salini-Impregilo (ora WeBuild), Società condotte d’ acqua e Civ.

L’attenzione degli investigatori è punta su una telefonata di Salini con l’ ex presidente Cociv Michele Longo (anch’ egli rinviato a giudizio).

Pietro Salini

In merito alla vicenda Pietro Salini in  una nota dichiara: «Ho appreso del mio rinvio a giudizio con molta amarezza. Ho sempre agito nel rispetto della legge e nell’interesse del Paese a cui sono destinate le grandi infrastrutture che costituiscono la passione della mia vita e della nostra azienda. Webuild, che ho l’onore di dirigere, è parte lesa nel procedimento. Il rinvio a giudizio sarebbe stato deciso, assieme alla mia assoluzione su un altro capo di imputazione perché il fatto non sussiste, sulla base di una intercettazione di una mia conversazione con un dirigente apicale della nostra azienda in cui esprimevo delle preoccupazioni sulla qualità delle imprese che avevano partecipato alle gare di subappalto di un consorzio di cui facciamo parte. Occorre anzitutto rappresentare che tutte le gare in questione sono indette a costo e spese del consorzio, ovvero le prestazioni oggetto delle gare di cui si discute sono pagate da noi e non dallo Stato o dalla stazione appaltante. Il consorzio di cui facciamo parte risponde invece per contratto al committente ed al Paese della qualità e dell’effettivo andamento dei lavori affidati ai subappaltatori tramite le gare via via indette. Per questo motivo, nell’unica telefonata che costituisce oggetto della mia contestazione mi raccomandavo, a gare già concluse, che fosse attribuita la massima attenzione alla capacità industriale, alla solvibilità economica ed all’affidabilità nella realizzazione delle opere da parte delle imprese affidatarie, chiunque esse fossero e da chiunque fossero possedute, compresi componenti della mia famiglia, per garantire, ancora una volta, la sicurezza dei lavori e dei lavoratori, la buona riuscita dell’opera e la sua definitiva fruibilità da parte della collettività».

«Il mio intento – conclude Salini –  era di ribadire il concetto che la buona riuscita dell’opera può essere ottenuta solo con la sicurezza della qualità fornita da imprese serissime, anche a costo di un maggior sacrificio economico da parte del Consorzio, unico a sostenere i costi di realizzazione dell’opera in un contatto c.d. “chiavi in mano”. Incredibilmente l’impresa che presenta l’offerta a maggior ribasso garantirebbe un maggior utile per il Consorzio a discapito della qualità e della sicurezza dei lavori. Io, Webuild e la mia gente abbiamo sempre puntato alla massima efficienza ed affidabilità».

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