Un crollo dell’8,8% del prodotto interno nazionale lordo nel 2020: è questa la ferita che, secondo i dati Istat, la pandemia ha inferto al nostro paese. Un calo mai visto negli ultimi decenni. L’arretramento dell’economia italiana è comunque dovuto, precisa l’Istat, soprattutto a «un netto peggioramento della congiuntura dei servizi, a fronte di una contrazione di entità limitata dell’attività industriale». Servizi, cioè soprattutto il mondo che ruota intorno al turismo, alla ricettività, al tempo libero, un mondo molto variegato che comprende alberghi, bar, ristoranti, negozi non alimentari, palestre, piscine. E tanti, tantissimi altri.

D’altra parte, secondo il bollettino Abi di ottobre, la liquidità sui depositi ha raggiunto quota 1.714 miliardi, ormai poco sotto il pil annuale italiano che, nel 2019, è stato di 1.787 miliardi di euro. Solo nel mese di ottobre la liquidità sui conti correnti è cresciuta di 32 miliardi, in aumento del 9,5% rispetto a ottobre 2019.

Che cosa è successo? Che la pandemia e le misure restrittive decise dal Governo hanno bloccato alcune attività e non altre. E che gli italiani attivi nei comparti meno coinvolti dal fenomeno pandemico e soprattutto i percettori di reddito fisso, sia per le minori occasioni di spesa (niente sci, vacanze poche, week end in casa, ecc…) sia per il clima di incertezza che induce a ispirarsi alle formichine piuttosto che alle cicale, hanno spesso meno e di conseguenza aumentato i loro risparmi.

Il sistema bancario, quindi, si è trovato a dover rispondere a due tipi  opposti  di domande,  sia delle famiglie sia delle imprese: da una parte richieste di denaro liquido per fare fronte alle necessità immediate e  per poter investire e sperare in un futuro migliore e dall’altra indicazioni su come fare rendere al meglio la liquidità in eccesso.

Di fronte a questa situazione, complessa e in divenire, come si è comportata la banca di riferimento del territorio ligure, Carige?

In proposito abbiamo intervistato Michela Sossella responsabile di Banca Carige per Strategie commerciali e Pricing

Michela Sossella

Come è intervenuta Carige per sostenere il territorio in questi mesi di crisi?

«Tutto il sistema ha avuto un ruolo fondamentale per supportare le esigenze delle famiglie e delle imprese, quando parliamo di privati parliamo essenzialmente delle famose moratorie, cioè della sospensione dei loro pagamenti e quando parliamo di imprese parliamo sia  di moratorie sia di tutti quei finanziamenti concessi dalle misure straordinarie contenute nei decreti di cui si è tanto parlato. Le moratorie richieste da famiglie e imprese sono oggi pari a 2,2 miliardi. Per noi è stata proprio una scelta di campo, nel senso che abbiamo complessivamente sostenuto oltre 34 mila aziende per circa 2,4 miliardi di finanziamenti. Circa la metà di questi sostegni di Carige sono andati al territorio ligure, dove è nostra una erogazione su tre – per la precisione il 32% – di tutte le erogazioni concesse dal sistema bancario a fronte del Covid. Credo che abbiano dimostrato con i fatti di essere banca del territorio».

Viceversa c’è stato e c’è chi ha bisogno di sostegno e chi di consigli per investire al meglio il risparmio.

«In effetti, da un lato i colleghi si sono dedicati ai finanziamenti alle imprese e alle famiglie, dall’altro alla gestione dei risparmi. È stato un anno in cui siamo stati molto accanto ai clienti anche in termini di gestione degli investimenti, perché questo clima di incertezza e altri fattori hanno portato a un taglio dei consumi e di conseguenza a un aumento della raccolta. Secondo i dati Abi di gennaio 2021 la raccolta clientela del totale banche risulta in crescita dell’8,8% rispetto  all’anno precedente. Un dato importante,   mostra una crescita che richiede alle banche di stare accanto ai clienti per aiutarli a gestire al meglio i loro depositi, perché questi mercati un po’ ballerini offrono comunque delle possibilità di valorizzare i propri risparmi specialmente a chi può contare su una valida consulenza specialistica. I risparmi in aumento vanno evidentemente gestiti al meglio perché quando poi ci sarò la ripartenza ci sarà un bel boost».

Probabilmente il piccolo risparmiatore preferisce aspettare uno scenario più stabile e rassicurante di quello attuale per investire.

«Ma anche il piccolo risparmiatore in un clima di incertezza può cogliere opportunità di investimenti redditizi e secondo me in questo le banche lo possono aiutare, non solo nella loro funzione tradizionale di erogare finanziamenti ma gestendo la finanza. Facciamo parlare i dati: a conferma della minore propensione al consumo registrata nel periodo di lockdown la raccolta, come dicevo,  è cresciuta in maniera significativa. Per quanto riguarda Banca Carige, abbiamo registrato nel 2020 un incremento di 1,4 miliardi su conti correnti e depositi a vista. D’altro lato anche la raccolta indiretta ha avuto delle performance importanti. In proposito il dato di sistema segna nel 2020 un +1,6% a fronte del quale Banca Carige ha registrato nello stesso periodo una crescita delle masse pari al 2,8%, percentuale che tocca l’8,4% nel risparmio gestito. È un segnale importante, che dimostra la capacità dei consulenti Carige di saper consigliare la clientela indirizzandola verso un comportamento razionale e consapevole nei confronti dei propri investimenti e di come la riorganizzazione della struttura commerciale cominci a dare risultati concreti. Tutto ciò nonostante i vincoli all’operatività e di accesso contingentato alle filiali imposti dal contesto pandemico».

Un’opportunità di investimento viene offerta dalle ristrutturazioni immobiliari, grazie agli incentivi decisi dai Governi.

«In questo momento l’acquisto della casa è un’opportunità, con i tassi bassi attuali e la discesa del mercato immobiliare, oggettivamente si può comperare bene a tassi convenienti, noi nella politica di pricing sui mutui siamo particolarmente aggressivi, secondo la nostra strategia di rilancio, qui siamo tra le tre principali banche. E un cliente che vuole un tasso fisso perché vuole essere tranquillo parte da uno 0,55, magari su 20 anni, che davvero è tasso modesto».

La corsa ai mutui non sembra un fenomeno passeggero.

«Nel terzo trimestre del 2020, l’Osservatorio di Crif, leader in questo settore, segnalava un aumento sia delle compravendite sia dei mutui, quindi il mercato si sta muovendo. Anche questo è un effetto dei mutamenti di costumi e abitudine indotti dalla pandemia. Io, per esempio, in casa non ci ero mai stata di giorno, nei mesi lockdown ho scoperto che la casa non è ben esposta al sole… Tantissime persone nella loro scala di priorità hanno riportato in alto la casa, la vita domestica».

Un ruolo determinante in questa tendenza viene esercitato dagli incentivi. Che comunque chiamano in causa anche voi. In quale misura?

«Per quanto riguarda l’Ecocobonus e tutti gli interventi sul patrimonio immobiliare siamo stati tra le prime banche a offrire il servizio di credito di imposta. Abbiano rivolto la nostra attenzione alle tre categorie interessate: privati con casa indipendente, condomini e imprese edili. L’acquisto del credito è abbastanza semplice: il cliente matura un credito fiscale che avrà in cinque-dieci anni – noi acquistiamo diverse tipologie di crediti fiscali, non solo quello del Superbonus 110, ma anche quello del risparmio energetico, ecc.., insomma diversi livelli di tipologie – e la banca anticipa quello che il cliente si vedrebbe riconosciuto dallo Stato tra cinque o dieci anni. Però il punto cruciale è che uno ha bisogno di liquidità quando deve iniziare i lavori. Noi allora abbiamo strutturato una serie di finanziamenti ponte che consentono di iniziare il lavori e consentono di coprire con la continuità fino a quando non viene maturato il credito fiscale. Per il periodo di tempo che intercorre tra quando il cliente devo pagare qualcuno e quando matura il credito fiscale noi abbiamo attivato i finanziamenti ponte».

Sono pratiche complesse, nella loro elaborazione la banca assiste il cliente?

«Sì. Non ci limitiamo a fornire liquidità. Molto spesso mettiamo a punto per il cliente, che può essere un privato, un condominio o un’impresa, un piano finanziario, che gli permette di avviare i lavori e di portarli a termine. Abbiamo anche attivato una partnership con una società specializzata per la consulenza fiscale, tecnica, ecc. Così il cliente può contare su un suo professionista di riferimento. Abbiamo siglato un accordo con Ance sul territorio, dialoghiamo con associazioni di categoria e ordini professionali. Anche in questo senso la banca si evolve, diventa un centro di informazione ed educazione finanziaria ad alto livello»

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