In Liguria aumentano le richieste di finanziamenti: +19,1% rispetto all’anno precedente, non molto distante dal dato medio rilevato a livello nazionale. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del “Barometro Crif”, azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie.

Considerando il volume complessivo delle richieste in termini assoluti, la regione si posiziona all’undicesimo posto nella classifica nazionale, calando di un posto rispetto all’anno precedente.

A livello provinciale si registrano andamenti difformi, con una crescita decisamente robusta a Imperia, Savona e a Genova, rispettivamente pari a +35,1%, +28,6% e +18,4%, a fronte di una variazione modesta alla Spezia, con solo il +2,1%.

Per quanto riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti dalle imprese, invece, con 39.437 euro la Liguria si colloca ben al di sotto della media nazionale (80.941 euro), a fronte di una flessione del -12,0% rispetto al 2019. Questo potrebbe essere determinato sia da una minore tensione delle imprese sul fronte della liquidità, sia dalla tendenza a richiedere importi più contenuti in funzione della dimensione o dalle specificità delle imprese presenti sul territorio. Il valore più elevato si registra a Genova, con 48.551 euro mediamente richiesti, seguita da Imperia, con 32.591 euro, Savona, con 31.268 euro, e La Spezia, con 30.356 euro.

Tra le province liguri, Genova, con 48.551 euro mediamente richiesti, scivola al 57° posto assoluto nel ranking nazionale, rispetto alla 52ª posizione del 2019. La Spezia invece si posiziona penultima, con alle spalle soltanto Ogliastra.

A livello nazionale i timori della pandemia e l’incertezza causata dalla seconda ondata dei contagi, hanno fatto registrare nell’ultimo trimestre 2020 una crescita pari a +9,5% del numero di richieste di credito presentate dalle imprese a livello nazionale rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. L’incremento totale annuo rispetto al 2019 è pari a +24,5%, consolidando una dinamica positiva rafforzatasi nel corso del 2020 dopo che il primo trimestre si era aperto con un segno negativo (-14,7%). Il dato rappresenta, in termini assoluti, la migliore performance fatta registrare dal comparto negli ultimi 7 anni.

«Il rallentamento del ciclo economico, indotto dell’emergenza sanitaria, ha fortemente condizionato nell’ultimo anno l’andamento dei flussi di cassa delle imprese e quindi anche la dinamica delle richieste di credito – commenta Simone Capecchi, executive director di Crif – del resto, come emerge da una recente ricerca di Crif Ratings, quasi la metà delle imprese italiane si è trovata ad affrontare lo shock causato dalla pandemia partendo da situazioni di liquidità già delicate».

Capecchi spiega che l’andamento delle richieste di credito è stato favorito anche dagli strumenti che le istituzioni nazionali hanno attivato nel corso del 2020 per fronteggiare l’impatto sull’economia reale derivante dall’emergenza sanitaria e supportare la liquidità delle imprese. «Tra questi le moratorie per la sospensione del rimborso dei contratti in atto e le garanzie statali per favorire l’ottenimento di nuove linee di credito. In questa delicata fase va però sottolineato come la domanda di nuovi finanziamenti sia stata determinata più dalla necessità di far fronte a esigenze di liquidità che da progetti di investimento e sviluppo del business».

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