«Questo ennesimo crollo evidenzia come il dissesto idrogeologico non risparmia nessuna porzione di territorio italiano sia a nord che a sud del Paese. Inoltre, purtroppo, nella maggior parte dei casi le aree cimiteriali hanno subìto numerosi ampliamenti di vecchie strutture localizzate molto spesso in aree instabili, non ritenute idonee all’espansione edilizia, o all’insediamento produttivo e artigianale». È il commento di Domenico Angelone, segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi, all’indomani del cedimento di una porzione del cimitero di Camogli,  franata in mare.

«Al grande valore sociale, culturale e morale, legato al rispetto della vita e della morte, decisamente non monetizzabile – prosegue il geologo – si associa il grave problema igienico-sanitario relativo all’’inquinamento dei suoli e delle falde acquifere in caso di perdita di liquidi organici. La scarsa attenzione nei confronti delle opere cimiteriali si è andata consolidando negli ultimi decenni, come ampiamente testimoniato dal basso numero di fondi destinati al contrasto del dissesto idrogeologico in tali aree contro l’elevato numero di richieste formulate dai comuni interessati da tali problematiche, nonché da una sorta di declassamento di tali opere ad interventi che, dal punto di vista geologico, hanno assunto il ruolo di  opere minori».

Proprio sui fenomeni di dissesto idrogeologico, ma anche sulla manutenzione straordinaria degli invasi e dei sistemi di approvvigionamento si è concentrata la memoria presentata dal CNG alla Commissione Ambiente della Camera, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del Recovery Fund. Tra le proposte dei geologi c’è quella di attuare un piano pluriennale che preveda l’impiego di risorse dedicate alla realizzazione di interventi di tipo strutturale, cioè opere ed interventi di sistemazione e di consolidamento delle frane, utili ad evitare che i fenomeni si verifichino, si riattivino o comunque a mitigarne gli effetti. A queste vanno però aggiunte una serie di azioni e interventi non strutturali finalizzate ad una corretta gestione del rischio idro-geologico attraverso l’aggiornamento e approfondimento continuo dei piani di assetto idrogeologico, l’adeguamento della pianificazione territoriale, l’attuazione dei presidi territoriali permanenti, l’implementazione dei sistemi di monitoraggio e di allerta, la realizzazione di attività di manutenzione del territorio e di pianificazione delle fasi di emergenza».

«In tale prospettiva – conclude Angelone – accogliamo favorevolmente e con grande fiducia l’istituzione di un ministero per la transizione ecologica, che si affianca alle azioni già avviate dallo scorso Governo con l’impiego di importanti risorse per contrastare l’annoso problema del dissesto idrogeologico, certi che le nostre proposte possano trovare attuazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Recovery Fund».

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