Un soggetto privato cointeressato a costruire l’opera, in cambio di una concessione di lungo periodo. È la soluzione proposta da Andrea Fontana, presidente dell’Associazione spedizionieri del porto della Spezia per il raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese.

Il completamento dell’opera, relativamente alla progettazione e alla costruzione del tunnel, è stato inserito dal Mit tra le grandi infrastrutture da realizzare in via prioritaria con procedura commissariale. È stato nominato il commissario, Mariano Cocchetti, ma mancano ancora un progetto esecutivo per la galleria di valico e la relativa copertura finanziaria. L’opera non è inserita nel Piano Nazionale di Resilienza finanziato dalla Unione Europea poiché mancante dei requisiti di cantierabilità e della previsione di poter essere terminata entro la data limite del 2026.

«Ritengo – spiega Fontana – che la nomina del commissario permetta di esplorare altre vie di finanziamento come la fattibilità di un progetto di finanza pubblico-privato individuando un soggetto privato cointeressato a costruire l’opera, in cambio di una concessione di lungo periodo: 50/99 anni. Con una tale concessione si potrebbe prevedere sia il rientro del capitale investito sia un utile di gestione attraverso i flussi di cassa generati dal traffico merci e dal traffico passeggeri. Un’ opera ferroviaria non è in effetti un investimento “a freddo” come altre opere pubbliche che hanno sì una generica pubblica utilità ma non generano un diretto ritorno economico. L’utilizzo commerciale di un tunnel ferroviario o di una tratta ferroviaria richiede il pagamento di una tariffa».

Secondo Fontana «Al riguardo si può tranquillamente ipotizzare che solamente il traffico che genererà il porto della Spezia in volumi trasportati su di una Pontremolese completata potrà essere di almeno 700.000 teus, calcolando che di qui a 7/8 anni il porto movimenterà, secondo tutte le previsioni, 2 milioni di teus, dei quali circa il 50% su ferrovia e che la Pontremolese ne potrebbe assorbire fino al 70%. Il partire da questa base di traffico con l’aggiunta dell’apporto sicuro anche dei porti di Marina di Carrara e di Livorno, a sua volta sommato al contributo delle linee passeggeri, induce a ritenere la sostenibilità economica parziale del progetto, al netto dei rilevanti benefici ambientali, tema così sentito a livello europeo da metterlo al centro delle strategie di sviluppo. Per cui – conclude il presidente degli spedizionieri spezzini – ritengo, che il progetto della Pontremolese avrebbe titolo per rientrare anche nel Recovery fund, nel capitolo della transizione ecologica».

 

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