I contagi da coronavirus sul luogo di lavoro a livello nazionale hanno superato la soglia dei 131 mila casi. In questo scenario, la Liguria con 5.436 casi rappresenta il 4,1% degli infortuni sul totale nazionale, di questi 3.731 sono donne (68,6%), mentre 1.705 (31,4%) sono uomini. 20 hanno avuto esito mortale. Lo dicono i dati contenuti nell’ultimo rapporto Inail, appena presentato (dati al 31 dicembre 2020).

La provincia di Genova, dove si registrano 3.455 casi, di cui 2.370 donne (68,5%) e 1.085 uomini (31,5%), è “maglia nera” in questa triste classifica con un’incidenza del 63,6% sul dato della regione.

Una lettura del report, e del suo trend crescente, la forniscono gli esperti legali che osservano come nel rapporto azienda e lavoratore in materia di Covid vi sia un aspetto di criticità nel rapporto con le autorità sanitarie locali: «L’impasse – spiega Irene Pudda di Rödl & Partner, esperta in privacy & labour compliance – è dovuta al fatto che il datore di lavoro non è autorizzato a comunicare ai colleghi il nominativo di un dipendente risultato positivo. L’azienda è tenuta a fornire all’autorità sanitaria locale le informazioni necessarie perché quest’ultima possa assolvere ai compiti previsti dalla normativa emergenziale e, contemporaneamente, ha facoltà di domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, ma è l’autorità sanitaria locale che ha la potestà di contattare i lavoratori per poi applicare le opportune misure di quarantena».

Il rischio, così facendo, è che le aziende lascino operativi interi reparti o uffici con il pericolo di diffusione del virus, non solo tra i dipendenti che sono stati a contatto diretto con il soggetto contagiato, ma anche tra i loro famigliari e i conoscenti.

«Tuttavia non si può fare diversamente – chiarisce Pudda – La procedura è volta a tutelare la privacy del lavoratore risultato positivo al coronavirus. Certo, come è facile immaginare, è difficile procedere alla disinfezione della postazione di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli spazi comuni frequentati dal dipendente, domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, nonché isolare o chiudere gli uffici in cui il dipendente ha lavorato, garantendone allo stesso tempo la totale riservatezza».

I dati

Nel dettaglio della rilevazione dell’Inail, in Liguria le denunce di infortunio causa Covid-19 sono per il 63,6% dei casi localizzate nella provincia di Genova con 3.455 infortuni, seguita da quella di Savona con 838 casi (15,4%), Imperia con 701 (12,9%) e infine La Spezia con 442 casi (8,1%).

Rispetto alla data di rilevazione del 30 novembre, le denunce di infortunio sul lavoro da
Covid-19 sono aumentate di 790 casi (+17,0%), di cui 587 avvenuti nel mese di dicembre, 154 a novembre, i restanti casi sono riconducibili ai mesi precedenti. L’aumento ha riguardato tutte le province pur spiccando per intensità del fenomeno, in termini assoluti Genova e in termini relativi La Spezia.

Per quello che riguarda le professioni, tra i tecnici della salute l’83,9% dei casi sono infermieri e il 5,4% fisioterapisti, mentre tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali il 99,9% sono operatori sociosanitari. Tra gli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali sono tutti impiegati, assistenti e addetti con ruoli amministrativi e di segreteria. Tra le professioni qualificate nei servizi personali e assimilati, il 48,7% dei casi Covid sono assistenti e accompagnatori per disabili in istituzioni, il 28,3% operatori socio assistenziali. Guardando all’attività economica, la gestione industria e servizi registra la stragrande maggioranza delle denunce: sono il 96,9%. Seguono la navigazione (1,7%), la gestione per conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali, con l’1,3% di casi) e l’agricoltura (0,1%).

Clicca qui per consultare il report completo dell’Inail sulla regione Liguria

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