Confcooperative: l’aumento dei canoni demaniali mette a rischio l’attività dei pescatori spezzini

Confcooperative auspica che l’Asp e il suo nuovo presidente possano ripristinare la situazione precedente all’ordinanza 105/19 riprendendo la 81/13 e la 33/17, quantomeno per l’anno in corso in modo da attendere nuove e necessarie modifiche normative

Confcooperative: l’aumento dei canoni demaniali mette a rischio l’attività dei pescatori spezzini

«Come avvenuto per tutti i concessionari demaniali, anche per i pescatori spezzini il canone minimo delle concessioni è stato aumentato del 700%. Infatti, con l’applicazione dell’art.100, comma 4 del decreto n. 104 del 14 agosto 2020 e delle successive circolari del Ministero, la misura minima di canone è passato da 362 euro a 2.500 € a decorrere dal 1° gennaio 2021. Così lo Stato, per aiutare i pescatori a superare le difficoltà contingenti, ha corrisposto circa 1000 euro di ristori Covid e poi in netta contraddizione ha dato la mazzata di 2500 euro annui che forse porterà facilmente alla chiusura delle loro attività. Tutto abbastanza assurdo e incomprensibile». È quanto denuncia in una nota Anna Vivaldi, vicepresidente regionale di Confcooperative.

«I pescatori spezzini – si legge ancora nella nota – inoltre subiscono una seconda beffa perché, circa un anno fa, dopo decenni in cui il loro ormeggio era libero e gratuito secondo le ordinanze, prima della Capitaneria e poi dell’Autorità Portuale, hanno dovuto dal 2020 regolare i loro ormeggi con atto di concessione sottoponendosi così alla macchina burocratica che ha loro sottratto soldi per spese amministrative e soldi per il canone annuale, circa 1500 euro a peschereccio. Infatti, seguendo le indicazioni nazionali, l’Autorità del Sistema Portuale (ex Autorità Portuale) ha emanato l’ordinanza 105/19 che modifica la situazione precedente annullando le ordinanze A.P. 81/2013 e 33/2017 che riservavano gratuitamente gli spazi di ormeggio ai pescherecci. I pescatori, assecondati dall’impegno di Confcooperative che ha ottenuto l’applicazione del canone minimo in sostituzione dei 720 € inziali chiesti dall’ente porto, seppure con un po’ do mugugno, hanno accettato l’imposizione. Questo però prevedeva, dopo le spese iniziali, un costo di circa 370 euro annui, che è sempre molto ma ovviamente non assimilabile agli attuali ingenti 2500 euro.

Secondo Vivaldi, «Quest’aumento non è giustificato da nulla e non è sopportabile da parte di una categoria che è continuamente vessata da provvedimenti che ne riducono l’attività. Con il Fermo Pesca Obbligatorio, Fermo Pesca Aggiuntivo, condizioni meteo sfavorevoli e stop obbligatorio di sabato, domenica e festivi e incombenze amministrative, le nostre barche ormai riescono a pescare al massimo per 100 gg l’anno; veramente poco per mantenere famiglia, barca, equipaggio e oneri vari e senz’altro insufficiente per dare ai nostri concittadini il pesce fresco tanto richiesto, avvantaggiando così l’importazione. Il 31 dicembre 2020 è stata presentata una proposta di legge (atto Camera 2845) che potrebbe riordinare la materia delle concessioni demaniali per la pesca e risolvere il problema canoni, ma l’iter è lungo e considerando la situazione politica attuale il risultato è incerto».

«I pescatori – conclude la nota – non possono accettare questo canone e quindi rinunceranno alle concessioni. Questo provocherà tensioni e rimostranze e sarebbe opportuno evitale. Confcooperative auspica quindi che l’Autorità del Sistema Portuale e il suo nuovo Presidente possano ripristinare la situazione precedente all’ordinanza 105/19 riprendendo la 81/13 e la 33/17, quantomeno per l’anno in corso in modo da attendere nuove e necessarie modifiche normative».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here