Una sentenza  della Corte Costituzionale permette di allargare, dopo anni, l’elenco dei soggetti incaricati alla caccia dei cinghiali. Ora anche gli agricoltori provvisti di tesserino di caccia, i cacciatori abilitati, le guardie venatorie e ambientali volontarie, le guardie giurate, possono entrare in azione e ridurre il numero degli animali selvatici. Nel pronunciarsi, la suprema Corte ha di fatto riconosciuto che l’aumento dei cinghiali e la riduzione del personale incaricato di controllarli, ha aumentato il rischio di danni alle coltivazioni agricole ma anche alla stessa sicurezza dei cittadini, visto l’aumento degli incidenti stradali causati dai selvatici. Da qui la decisione di procedere a un epocale cambio di direzione rispetto all’orientamento seguito negli ultimi quindici anni.

«Nelle nostre campagne, gli imprenditori sono ormai esasperati dai danni continui provocati dal passaggio degli ungulati – afferma il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri – mentre per le strade e nelle città non è un evento raro trovarsi faccia a faccia con uno o più esemplari, che scorrazzano indisturbati partendo proprio dal capoluogo regionale. In campagna, da ponente a levante, è un continuo susseguirsi di segnalazioni, partendo dalle colture che vengono completamente distrutte dal passaggio degli animali, mentre appezzamenti di terreno vengono scavati e solcati in modo irrimediabile, muretti a secco danneggiati e in alcuni casi rasi al suolo, boschi devastati, strade consortili e mulattiere rese impercorribili, pericolo di spiacevoli incontri nei giardini pubblici, sui sentieri dell’entroterra e sulle strade carrozzabili. Bene quindi la posizione della Corte Costituzionale, ma per la nostra realtà, dove la situazione è da tempo fuori controllo e la caccia attualmente chiusa, sono necessarie anche una serie di azioni a più ampio spettro, come maggiori controlli per fermare pratiche illecite, l’apertura del periodo di caccia fino al raggiungimento del numero di abbattimenti necessari, chiamando all’occorrenza anche squadre da fuori regione, nonché, per le aziende agricole, l’ estensione della possibilità di cacciare a chi possiede il porto d’armi anche se non corrisponde al titolare dell’impresa agricola».

Secondo il delegato Confederale Bruno Rivarossa «Non è possibile continuare a lavorare in queste condizioni e tra le proposte che come Coldiretti abbiamo più volte avanzato per cercare di contenere e risolvere il problema, ribadiamo l’importanza di portare avanti la sperimentazione per la sterilizzazione temporanea degli animali, rivedere il sistema di contenimento selettivo, incentivare l’uso delle gabbie di cattura, semplificare le norme vigente in materia di autodifesa del suolo, incentivare la pulizia e la coltivazione dei terreni incolti, veri e propri polmoni di accrescimento».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.