Indifferenza e atteggiamento burocratico da parte della Regione, oltre a una pesante sottovalutazione dell’impegno preso dalle imprese della categoria. È quanto denunciano gli impiantisti di Cna Liguria, a proposito della loro richiesta di traslazione dei termini per l’invio dei rapporti di efficienza energetica, anche in ottica Covid e seconde case, e del mancato aggiornamento del Caitel (il Catasto degli impianti termici della Liguria, operativo dall’11 gennaio 2016).

Problematiche antecedenti alla pandemia, ma aggravate dall’attuale situazione. «Non abbiamo la possibilità di recuperare in tempi così stretti il lavoro accumulato – spiega Davide Mazzola, presidente degli Impiantisti di Cna Liguria – A seguito dell’emergenza pandemica le imprese hanno dovuto riorganizzarsi, in alcuni casi attivare le casse integrazioni, in altri, addirittura, fronteggiare direttamente casi di positività al Covid-19 in azienda. La prima delibera della Regione Liguria era in accordo con le associazioni, mentre ora la nostra sensazione è che le richieste non vengano adeguatamente considerate».

Se da un lato, denuncia l’associazione di categoria, agli impiantisti sono stati richiesti in questi anni impegni in termini di personale e formazione, dall’altro è mancata la stessa assunzione di disponibilità e chiara finalità di intenti da parte della Regione. E se qualcosa non dovesse cambiare a breve, i rappresentanti di Cna si dicono addirittura pronti ad attuare misure drastiche, tra cui la restituzione delle credenziali di accredito al Caitel.

Sono 1.620 le aziende impiantistiche iscritte al catasto dal 2016 a oggi. 548.825 gli impianti censiti. Secondo le stime di Cna Liguria, calcolando il totale dei residenti (circa 1.551.000 di persone, di cui a Genova 841 mila, Savona 276 mila, Imperia 214 mila e La Spezia 220 mila) e considerando mediamente un appartamento ogni due abitanti, si conterebbero circa 750 mila impianti (da fonte Inps nel 2019 sono 767.728 le famiglie in Liguria). «A tale stima − precisa Mazzola − aggiungiamo i numeri delle seconde case della nostra regione per un totale di 333 mila: Genova 98 mila, Savona 107 mila, Imperia 92 mila, La Spezia 36 mila. Abbiamo dunque una stima totale degli impianti in Liguria intorno ai 1.100.00 elementi e una percentuale degli stessi censiti che risulta di poco vicina al 50%, esclusi gli impianti a uso industriale. Una mancanza non più colmabile in termini di rischi per la sicurezza, ma anche in termini ambientali, visto che ora si è tutti più attenti al clima. Le nostre imprese in questi anni si sono dovute formare, credendo che nella formazione si facesse la differenza in termini di servizio offerto, che non è mai venuto meno anche in un anno segnato dalla pandemia. Ma non c’è attenzione, non c’è una risposta adeguata da parte della Regione. Il bollino -24 euro che, sottolineo, vanno interamente nelle casse degli enti pubblici – deve essere finalizzato alla cultura della sicurezza. Ma questo non avviene».

La domanda che si pongono i referenti Cna di tutte le province liguri è la stessa: dove vanno a finire quei soldi? «Il Caitel era nato cinque anni fa per monitorare e registrare gli impianti, ma anche per consentire alle imprese di lavorare meglio e far comprendere ai cittadini le motivazioni dei controlli: non solo il pagamento del bollino, ma soprattutto la sicurezza di tutti gli apparecchi – spiega Matteo Moretti, presidente degli Impiantisti di Cna Genova – Ci aspettavamo, dopo anni di collaborazione con Regione ed enti, di avere un po’ più di attenzione per le nostre imprese e per i cittadini, più chiarimenti su come gestire alcune situazioni, dal punto di vista ambientale e della sicurezza. Ma mancano azioni divulgative proprio sui temi della sicurezza impiantistica e un concreto sostegno all’efficientamento. La manutenzione resta obbligatoria e necessaria, ma vanno verificate le finalità alle quali sono state destinate le risorse quando parliamo di bollino».

Dello stesso avviso anche Giuseppe Vitellaro, referente di Savona: «Cinque anni fa sono state esposte volontà precise, da Cna e ma anche dall’associazione dei consumatori. Noi abbiamo fatto tutto quello che ci è stato chiesto, mentre dalla Regione solo risposte frettolose e poca attenzione: noi poniamo le domande che i cittadini ci chiedono ogni giorno, dalla Regione riceviamo una risposta ogni sei mesi. Non possiamo andare avanti così, chiediamo che l’ente di piazza de Ferrari si prenda più responsabilità e faccia più chiarezza».

Enrico Castellini, rappresentante degli impiantisti di Cna La Spezia, sottolinea come in altre regioni limitrofe la situazione sia ben diversa: «La Toscana a fine dicembre ha approvato uno stanziamento di 6 milioni in tre anni per la sostituzione delle vecchie caldaie. Si tratta di contributi a fondo perduto destinate alle persone con una fascia di reddito bassa. Sono queste le cose che servono».

Secondo i dati di Cna la situazione interessa circa mille imprese nel settore Installazione impianti termici di Genova e provincia, di cui circa 250 i manutentori; nella provincia di Savona sono 500 imprese di cui 170 i manutentori, nell’imperiese il numero complessivo degli installatori del comparto termico è di 285 addetti, di cui manutentori 102. Infine, nello spezzino, le imprese di impiantistica sono circa 300 di cui 80 i termotecnici. Più di 3.500 i dipendenti del settore.

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