Una lettera inviata al presidente della Regione Liguria a firma dei segretari generali di Fim, Fiom, Uilm Alessandro Vella, Bruno Manganaro, Antonio Apa e dal presidente  di Federmanager Liguria Marco Vezzani. I sindacati e Federmanager lamentano l’assenza di riferimenti allo stabilimento ex Ilva e chiedono all’Ente di esaminare la loro proposta e volerla inserire nell’elenco proposto.

La riceviamo e la pubblichiamo integralmente:

“Abbiamo esaminato l’elenco dei progetti liguri relativi al Recovery Fund suddivisi per missioni elaborato dalla Regione ed esprimiamo la nostra volontà e disponibilità ad approfondirlo e discuterne nei tempi e con le modalità che verranno stabilite.
Tuttavia, desideriamo prioritariamente evidenziare l’assenza, all’interno della missione “digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo” di ogni riferimento allo stabilimento ex Ilva di Cornigliano.
Riteniamo che tale assenza vada prontamente superata per le seguenti ragioni:
1)    Lo stabilimento di Cornigliano e gli investimenti che vi andrebbero fatti rientrano pienamente nella declaratoria di tale missione
2)    In particolare, la produzione di banda stagnata è strategica per l’industria alimentare e per i suoi futuri innovativi sviluppi, ma gli attuali impianti di Cornigliano, risalenti a molti decenni orsono, non sono assolutamente in grado di coprire la domanda italiana
3)   È quindi evidente che senza la realizzazione di nuovi e moderni impianti, Cornigliano rischia di non avere futuro, se non quello di una obsolescenza che porterebbe a ulteriori rischi per l’occupazione e il tessuto produttivo ligure
4)    Esistono da tempo dettagliati studi di fattibilità che indicano con chiarezza investimenti, soluzioni tecniche da adottare, sbocchi di mercato
5)    A Genova esistono tutte le competenze tecniche e aziendali necessarie per la realizzazione degli investimenti proposti, avendoli realizzati già in tutto il mondo
6)    Gli investimenti necessari, inclusi quelli necessari per mantenere gli impianti esistenti, adeguarli dal punto di vista digitale e migliorarne l’impatto ambientale sono stimabili in circa 300 milioni di euro.

 

 

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