Badanti in crescita, colf in calo. Nella maggioranza dei casi si tratta di donne, età media intorno ai 49 anni. Valore aggiunto della categoria, 600 milioni di euro. È il quadro che emerge dal secondo osservatorio Domina sul lavoro domestico in Liguria, un settore che in regione occupa 29.458 persone regolarmente assunte dalle famiglie.

I dati (da fonte Cassacolf, Domina, Ebincolf, Eurostat, Inail, Inps e Istat) si riferiscono al 2019. Nel corso dell’anno, in Liguria, sono state registrate oltre 4 mila domande di regolarizzazione, di cui il 55% (2.486) nella sola provincia di Genova. Il rapporto stima un ulteriore 15,2% di regolarizzazioni nel corso del 2020, per un totale di 33.940 lavoratori attivi in regione.

Nel complesso, i lavoratori domestici risultano però in costante calo, sostanzialmente a causa della diminuzione del numero delle colf (13.014 nel 2019), sorpassate dalle badanti (16.432) a partire dal 2016: proprio da quest’anno i due impieghi stanno seguendo trend opposti. Tendenza che si riflette anche a livello nazionale.

Nel 2019, le famiglie liguri hanno speso 262 milioni di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici tra stipendio (210 milioni), contributi (37 milioni) e tfr (15 milioni). Il valore aggiunto prodotto da questa categoria vale circa 600 milioni di euro. Secondo le stime del rapporto, l’incidenza del Pil del lavoro domestico sarebbe pari all’1,4% sul Pil regionale, tra i valori più alti d’Italia (incidenza media nazionale 1,1%).

Il datore di lavoro medio in Liguria è in prevalenza una donna (59%) e l’età media è intorno ai 75 anni

Studiando le caratteristiche del lavoratore medio, emerge che in Liguria le aree di maggiore provenienza sono i Paesi dell’Est europeo (32,2%), l’Italia e il Sud America (ben il 24% nella nostra regione, uno dei valori più alti d’Italia). Gli italiani sono maggiormente presenti nelle case dei non conviventi (29%). Le donne sono in netta prevalenza (sono ben l’89,6%), l’età media è intorno ai 49,2 anni. Dal punto di vista delle settimane lavorate, il 54,4% di collaboratori e assistenti familiari non ha completato l’anno lavorativo (54,4%).

Distribuzione territoriale

La Liguria è tra le cinque regioni italiane con la più alta incidenza di assistenti familiari ogni mille abitanti, 19, dopo Sardegna (28,7), Lazio (21), Umbria (20,7), Toscana (19,8).

A Genova concentra il 64,8% delle colf (8.430) e il 58,8% delle badanti (9.665) presenti nella regione. Anche in termini relativi il capoluogo registra valori più alti della media per quanto riguarda le collaboratrici familiari (10 ogni mille abitanti, contro una media regionale pari a 8,4), mentre per gli assistenti il picco si registra alla Spezia (12,7 ogni cento over 79, la media regionale è di 10,7).

Nella provincia di Imperia il gap tra il numero di colf e quello delle badanti si fa più sottile: sono 1.539 le prime, 1.694 le seconde. Qui le richieste di regolarizzazione qui sono state 736. A Savona sono 1.628 le colf, 2.416 le badanti, con richieste di regolarizzazione pari a 779 nel corso dell’anno.

In base alle previsioni illustrate dall’osservatorio, si presume che nel 2050 in Liguria la componente anziana (15,4%) sarà più numerosa di quella infantile (11,3%), con 59 mila over 80 in più rispetto a oggi e ben 10 mila bambini in meno (fascia 0-14 anni). Valori che suggeriscono un potenziale aumento della domanda di assistenti familiari.

Il quadro nazionale: oltre la metà dei lavoratori in nero

Il settore domestico rimane quello con la più alta percentuale di irregolarità in Italia, secondo le stime dell’Istat pari al 57,6%. Ciò significa che i circa 850 mila lavoratori registrati all’Inps rappresentano meno della metà del totale in Italia, che supera dunque quota due milioni.

Il fenomeno del lavoro nero ha un impatto diretto sulla sicurezza dei lavoratori e dei familiari, dato che, come sottolinea il rapporto Domina, i lavoratori senza contratto non possono accedere alla rete di formazione e tutela che invece protegge i domestici regolari. Se normalmente l’ambiente “casa” è considerato come il più sicuro per antonomasia, i dati pubblicati nel rapporto dimostrano che gli infortuni domestici sono tutt’altro che rari: oltre tre milioni all’anno, limitandosi a quelli effettivamente dichiarati. Un rischio, condiviso da tutti i familiari e gli abitanti della casa, che risulta più alto tra i lavoratori domestici, poiché costantemente a contatto con oggetti pericolosi o con comportamenti a rischio.

Con l’obiettivo di facilitare i cittadini in tema di assistenza familiare, favorendo l’incrocio domanda-offerta, era stato istituito a livello regionale un Registro degli assistenti familiari in Liguria.

Si tratta però di un progetto sperimentale con scadenza 30 novembre 2020.

Politiche a sostegno della famiglia

Il Fondo per la non autosufficienza è tra i principali fondi stanziati dal governo nazionale per l’assistenza di persone non autosufficienti. Secondo il decreto presidenziale del 4 febbraio 2020, le risorse per il Fna erano pari a 573,2 milioni di euro nel 2019 (24% in più rispetto all’anno precedente), 571 milioni nel 2020 e 568,9 milioni nel 2021. Di questi, alla Liguria vengono assegnati il 3,34% (circa 19 milioni).

Il fondo Dopo di noi, istituito con la legge n. 112/2016, è dedicato nello specifico a persone affette da disabilità a cui manca il sostegno familiare (perché non aventi più entrambi i genitori o perché questi non sono in grado di garantire le adeguate cure). Nel 2020 le risorse complessivamente dedicate al fondo nazionale sono pari a 58,1 milioni di euro.

Con la legge di bilancio del 2018 è stato poi istituito il fondo per il Sostegno del titolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, con un iniziale ammontare di risorse pari a 20 milioni per ciascun anno del triennio 2018-2020. La legge di bilancio 2019 ha poi decretato l’incremento di 5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2019-2021.

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