Sono state aumentate del 3% le giornate di fermo biologico per il 2021 nel GSA 9 (Mar Ligure e Tirreno), mentre la precedente proposta  sembrava prevedere, anche per la Liguria, una riduzione delle giornate lavorative dei pescherecci del 7,5%, e l’ipotesi iniziale avanzata dalla Commissione europea era addirittura un calo del 15%: sospiro di sollievo quindi per i pescatori locali, ma, per il futuro, serve un nuovo sistema, diverso dal fermo biologico attuale, che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie italiane. Lo afferma Coldiretti Liguria.

«I nostri pescherecci – dichiara Daniela Borriello, responsabile di Coldiretti Impresapesca Liguria – risultano così meno penalizzati di quello che si temeva, tuttavia ancora da chiarire sono alcuni aspetti rilevanti che riguardano lo svolgimento di questo tipo di attività. Infatti a parte la diversificazione da segnalare a inizio anno tra i sistemi a traino, non è ancora stata chiarita la questione dei pagamenti del fermo temporaneo, periodo nel quale lo stop dell’attività comporta per l’impresa una perdita economica considerevole. Non aumentare eccessivamente i giorni di stop è già un primo importante risultato, ma siamo convinti che servano strategie più rispondenti alle esigenze della nostra flotta come, ad esempio, la gestione delle giornate di pesca in maniera autonoma dalle singole imprese, nonché un sistema di gestione dello sforzo di pesca mediante conteggio di monte ore gestite sempre dall’impresa e non a calendario, visto che le nostre barche non stanno un’intera giornata in mare e che, se non viene portato a terra nulla, la giornata è contata comunque come uscita di pesca. Infine per i nostri pescherecci è fondamentale che non si imponga il blocco della pesca in un unico periodo o in due periodi di 15 gg, ma dovrebbe poter venir gestito autonomamente dalla singola impresa.

«L’accordo una volta completato in maniera adeguata – precisano in una nota congiunta il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa – può rappresentare una prima vittoria importante per il nostro settore ittico, già provato da quest’anno di pandemia per effetto di produzione invenduta, soprattutto al canale della ristorazione, e perdite economiche derivanti dal crollo dei prezzi. Ogni anno il fermo pesca suggella a rotazione, su tutte le marinerie italiane, il blocco delle attività dei pescherecci che effettuano pesca a strascico, ma il giudizio sull’assetto del fermo pesca 2020 non può essere positivo, poiché la misura continua a non rispondere alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle nostre imprese e dei redditi. È fondamentale non portare l’attività di pesca al di sotto della sostenibilità economica, e chiarificare tutti i passaggi permettendo alle nostre imprese di continuare a generare economia, sostenere i bilanci e l’occupazione, in un settore che non possiede peraltro un sistema di ammortizzatori sociali già operativo in grado di compensare le interruzioni prolungate di produzione nell’arco dell’anno solare. Serve sostenere i nostri pescatori ed evitare che le imprese subiscano ulteriori restrizioni, che rischiano solo di minarne la sopravvivenza e aprire ancora di più all’arrivo di pesce straniero sulle nostre tavole, pesce che non ha nulla a che vedere con la qualità e freschezza di quello del nostro mare».

 

 

 

 

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