Nonostante per il 46% delle aziende liguri investire nella digitalizzazione sia una tappa fondamentale per la crescita, ben l’88% dichiara di non aver effettuato investimenti nel digitale nell’ultimo anno, contro il 45% nazionale. Per il 39% delle realtà liguri si tratta ancora di “avere una cosa in più, ma non necessaria”. È quanto emerge dal secondo Osservatorio Piccole Imprese Italiane lanciato da Credimi, il più grande digital lender per le imprese in Europa Continentale, e realizzato da Nextplora, agenzia di Insight Management, su un campione di 1.200 aziende con fatturato fino a 10 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (ditte individuali, società di persone, società di capitali). In Liguria ha partecipato allo studio un campione di 57 aziende.

Nell’ultimo anno, secondo le risposte dell’indagine, il 7% dei liguri ha investito nei profili social, il 4% sull’e-commerce. Nella maggior parte dei casi si tratta di investimenti inferiori ai 10 mila euro, derivanti principalmente da risorse proprie. Oltre la metà di coloro che hanno investito nel digitale si è rivolta ad agenzie e fornitori, in molti casi invece il supporto è arrivato da amici che lavorano nel settore.

A cosa può aiutare il digitale? La risposta più gettonata dai liguri è stata “condividere e integrare le informazioni”, ma anche migliorare la gestione dei clienti, degli ordini, essere più sicuri nella conservazione e monitoraggio dei dati e aumentare il fatturato.

Una panoramica nazionale

Per il 43% delle imprese individuali, il 35% delle società di persone e il 30% delle società di capitali italiane la digitalizzazione è ormai “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda. A effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Le resistenze più forti a questo tipo di investimento arrivano dal settore dell’edilizia, dove solo il 34% delle imprese ha investito in digitalizzazione.

Gli investimenti degli ultimi 12 mesi si sono concentrati principalmente sulla creazione del sito Internet e dei profili social (38% industria, 32% commercio, 22% edilizia, 43% servizi). Molte società hanno deciso anche di investire nello sviluppo delle piattaforme di e-commerce (16% industria, 24% commercio, 6% edilizia, 17% servizi) e nel marketing digitale (14% industria, 19% commercio, 5% edilizia, 18% servizi). Più ridotti, ma presenti, quegli investimenti rivolti alla riorganizzazione dei processi aziendali, come CRM per la gestione e l’assistenza ai clienti (8% industria, 6% commercio, 3% edilizia, 8% servizi) o all’acquisto di software per la progettazione, per la gestione del magazzino e della logistica, delle risorse umane, dei processi interni di organizzazione.

La percezione della rilevanza del digitale sul proprio business è molto frammentata: se quasi la metà delle ditte individuali lo considera un driver fondamentale per la crescita e il 25% delle piccole imprese dei servizi dichiara che sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”, è pur vero che il 24% delle società di persone e il 36% delle piccole imprese nel settore edile pensano che “non sia necessario”.

Sembra esserci poca chiarezza anche sulle finalità del digitale: se in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali si pensa che possa “migliorare i processi di vendita” (risposta data dal 30% degli intervistati in media), tuttavia, sono pochissimi gli imprenditori convinti che la digitalizzazione possa incidere sul fatturato: dal 6% delle ditte individuali, all’11% delle società di capitali al 13% delle società di persone; dal 3% dell’edilizia, al 10% dell’industria, al 12% dei servizi, fino a un picco del 19% per le imprese del commercio.

A investire di più nell’ultimo anno sono state le imprese con un fatturato annuo fino a un milione di euro e le ditte individuali. Probabilmente perché sono quelle che nella digitalizzazione vedono i ritorni più rapidi, anche grazie a operazioni mirate sulla gestione dei magazzini e sulla produzione. E sono anche quelle che investono di più: fino a 30mila euro l’anno, per le ditte individuali, impegnati nel 50% dei casi nella creazione di siti Internet e profili social, nel 35% in piattaforme e-commerce, nel 22% in marketing digitale, nel 16% in software per la progettazione e la produzione, nel 15% in software e strumenti per la gestione del magazzino e della logistica, nel 14% per la creazione di CRM.

Dal punto di vista geografico, invece, le Isole e il Sud Italia investono molto di più del Nord e del Centro: il 40% ha investito nel sito web e nei social (contro il 36% del Nord e il 23% del Centro Italia), il 22% in piattaforme e-commerce (contro il 13% di Centro e Nord), il 20% in marketing digitale (16% al Centro e solo 9% al Nord). Di contro, non hanno investito nulla in digitalizzazione il 54% delle imprese del Centro Italia, il 48% del Nord, ma “solo” il 33% delle imprese con sede in Sud Italia e nelle Isole.

Nel complesso, per gran parte delle aziende, la digitalizzazione rappresenta sì una tappa fondamentale, ma spesso è difficile capire come mettere in atto il cambio di strategia. Molti non nascondono di decidere da soli o seguendo il consiglio di amici quali investimenti mettere a bilancio, e la maggior parte ricorre a mezzi propri (il 67% delle società di capitali e il 50% delle ditte individuali) o a risorse di famiglia (il 31% delle ditte individuali) per finanziare le operazioni.

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