In una delle province meno digitali d’Italia, quella di Imperia, c’è chi, per fare impresa, ha deciso di puntare tutto sull’e-commerce, già dieci anni fa. È il caso di Cuvea, azienda agricola di Rocchetta Nervina, Comune vicino a Dolceacqua. Una piccola impresa che vende i suoi prodotti esclusivamente tramite il proprio sito web e, da circa tre anni, anche su Amazon.

I fondatori sono Sira Panizzi e Luca Gastaudo, marito e moglie: lui laureato in giurisprudenza, lei in marketing, due formazioni molto lontane dal mondo agricolo. «Ma abbiamo voluto buttarci in questa scommessa, facendo leva su una passione comune, uno storico uliveto di famiglia e la voglia di fare impresa – racconta Gastaudo – Avevamo le possibilità e il tempo per farlo. E abbiamo voluto fin da subito differenziarci dalle altre realtà del settore: tutti vendono nei negozi o in loco, noi non abbiamo voluto farlo. Così mia moglie ha creato il sito e ha gestito l’intera parte di comunicazione. E siamo partiti: all’inizio le vendite non erano altissime, ma siamo cresciuti anno dopo anno».

Nessun social, solo campagne pubblicitarie su Google: così pian piano l’olio extravergine di oliva, il pesto, le olive taggiasche e un’altra quarantina di prodotti Cuvea arrivano anche sulle tavole all’estero: «Vendiamo prevalentemente in Italia, ma abbiamo il nostro mercato anche nel Regno Unito, in Francia e soprattutto in Germania». Con l’approdo su Amazon, circa tre anni fa, gli affari (anche l’export) sono ulteriormente migliorati: «Per noi Amazon è stato vitale – ricorda Gastaudo – Ci ha permesso di avere una visibilità all’estero garantita da nessun altro, oltre a raggiungere una fetta di clientela disposta a spendere anche qualcosa in più. Per questo siamo anche entrati nella vetrina dedicata al Made in Italy». Gastaudo non parla di cifre, ma lascia intendere che il 2020 si chiuderà con numeri decisamente superiori a quelli del 2019: «Non abbiamo accusato gli effetti della pandemia, anzi, in periodo di lockdown la presenza consolidata sul web per noi è stata di grande aiuto, con un business già rodato e pronto a raggiungere direttamente il consumatore finale», sottolinea il fondatore dell’azienda Cuvea.

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Nonostante nel 2019 abbiano registrato una crescita del 20%, oggi si contano soltanto circa 200 imprese liguri presenti sul marketplace internazionale (dati Amazon). In totale sono 14 mila le pmi italiane che vendono tramite il portale globale: la metà di loro esporta verso clienti in tutto il mondo e lo scorso anno le vendite all’estero hanno superato i 500 milioni di euro.

Nella vetrina dedicata al Made in Italy sono presenti oltre duemila imprese italiane e una selezione di un milione di prodotti, di cui 300 mila presenti solo su Amazon. Le realtà liguri finora ammesse sono appena 24, di cui 9 sono attive con i loro prodotti e 15 in fase di formazione (dati Ice novembre 2020). Considerando l’esiguo numero di realtà della regione, nella home page Made in Italy di Amazon non è ancora presente il percorso dedicato alla Liguria, già attivo invece per Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. «La Liguria è una regione piccola e i numeri della filiera imprenditoriale non sono certamente paragonabili a quelli di “colossi” come Lombardia o Piemonte – commenta il titolare della Cuvea – ma è anche vero che forse c’è ancora un po’ di strada da fare, anche nel cambiamento di mentalità».

Secondo recenti dati che descrivono lo scenario economico dell’e-commerce in Italia, forniti da Netcomm e The European House-Ambrosetti, i ricavi generati da questo segmento si aggirano intorno ai 58,6 miliardi di euro nel 2020. Una rete, quella dell’e-commerce, di cui fanno parte circa 678 mila imprese italiane e oltre 290 mila lavoratori. Solo l’1,9% di queste imprese si trova in Liguria: il 21% sono situate in Lombardia, il 16,8% in Lazio, il 9,6% in Campania, il 7,7% in Emilia-Romagna, il 7,6% in Veneto, il 7,0% in Toscana, il 5,4% in Sicilia, il 5,0% in Puglia e il 4,6% in Piemonte.

Il commercio elettronico, nel 2019, si piazza al terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato del settore privato, con un peso del 19,2% sulla crescita di fatturato del totale delle attività economiche italiane. Oltre il 46% del fatturato di questo ecosistema è concentrato nel Nord-Ovest: in testa alla classifica troviamo sempre la Lombardia con 22,2 miliardi di euro (il 39% del totale), seguita dal Lazio con 5,3 milioni, il Veneto con 4,3, l’Emilia-Romagna con 3,8, la Campania 3,7, il Piemonte con 3,3, la Toscana con 2,2, la Sicilia con 1,4 e la Puglia con 1,3 miliardi. Il peso della Liguria è di 610 milioni di euro.

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