È la pianta che più rappresenta le festività natalizie, per il suo colore vivace e il significato benaugurale che acquista se donata, ma, insieme agli altri fiori recisi e piante del periodo, quali i ciclamini, la Stella di Natale (Poinsettia) ligure sta vivendo una stagione segnata dall’incertezza di mercato a causa della pandemia e alle limitazioni necessarie per arginare il contagio. È quanto denuncia Coldiretti, precisando che la pianta, è coltivata in Liguria principalmente nelle serre della Piana d’Albenga savonese, ma anche in provincia di Genova. Nelle serre della Piana si producono annualmente circa 300mila Poinsettie.

Solo l’anno scorso, a livello italiano la classica Stella di Natale era stata scelta come ornamento delle feste da una famiglia su due (52%), mentre quest’anno l’andamento della richiesta, condizionato dalla pandemia e dalla conseguenti limitazioni agli spostamenti e riduzione degli ordinativi locali e nazionali, rischia di impattare negativamente sulla vendite, mettendo in difficoltà le imprese che hanno ormai la produzione pronta nelle serre.

«Le mancate vendite di fiori e piante per le feste – afferma il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri – rischiano di infliggere l’ennesimo colpo al settore florovivaistico ligure, che sta già pagando un conto salato per le perdite causate della pandemia, dai rallentamenti alle esportazioni e blocchi nazionali della scorsa primavera, ai quali si sono sommati i limiti a matrimoni, eventi e cerimonie ecc … Come la maggior parte delle nostre produzioni le Stelle di Natale sono un prodotto agricolo stagionale deperibile, che necessita di mesi di coltivazione, la produzione inizia già dal mese di luglio, e grandi investimenti, e, ora più che mai, è necessario, evitare di avere del prodotto invenduto, per permettere alle imprese di non subire ulteriori perdite. Inoltre per molte imprese floricole locali, inizia in questo periodo anche la produzione di fiori da reciso quali il ranuncolo, anemone e papavero, ma le incertezze derivanti dalla situazione stanno preoccupando non poco i nostri imprenditori».

«Il timore c’è – conferma il delegato confederale Bruno Rivarossa – ma la voglia di continuare a produrre e distribuire le nostre eccellenze è più grande, ed per questo che ricordiamo che, soprattutto in un anno così complicato, scegliere di acquistare prodotto locale è un modo per contribuire a tutelare il settore del florovivaismo, salvaguardando il futuro di un comparto chiave dell’economia ligure. I fiori liguri, e italiani in generale, sono senza dubbio di qualità migliore, non solo perché non devono affrontare lunghi viaggi, ma anche perché molti produttori sono impegnati a selezionare varietà che regalano profumi più intensi e caratteristici”.

 

 

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