Una regione in cui sono di più le non forze di lavoro che quelle di lavoro, dove c’è il Comune più anziano d’Italia e dove il rapporto tra maschi e femmine è il più squilibrato d’Italia. L’Istat ha pubblicato i risultati del censimento, confermando alcuni trend “storici” caratteristici della Liguria.

Popolazione

Al 1 gennaio 2018 la popolazione ligure ammontava a 1.556.981 persone, al 31 dicembre 2019 a 1.524.826: tra il 2019 e il 2018 un calo di 8.154, tra il 2019 e il 2011 di 45.868 persone. È come se fosse sparita una città più grande di Imperia (che ha circa 42.600 abitanti).

La perdita di popolazione è del 2,9% rispetto al 2011, fanno peggo solo Basilicata (-4,3%), Molise (-4,2%) e Calabria (-3,3%).

In Italia ci sono 95 uomini ogni 100 donne. Tuttavia, la struttura di genere è in maggiore equilibrio rispetto al 2011, quando il rapporto di mascolinità era pari al 93,5%. Tuttavia la Liguria è la regione con il valore minimo: 91,9%. Significa che è la regione dove c’è maggior squilibrio in favore delle donne (100 è il valore di equilibrio tra i due sessi).

Terra di anziani

La Liguria si conferma la regione con l’età media più elevata d’Italia (49 anni rispetto ai 45 dell’Italia). Sono i dati emersi dall’ultimo aggiornamento Istat legato al censimento della popolazione.

Anche nel 1951 la Liguria era la regione più vecchia ma l’età media risultava più bassa di 13-14 anni rispetto a quella registrata nel 2019.

È ligure il Comune più vecchio d’Italia: Fascia, in provincia di Genova, dove l’età media supera i 66 anni.

Nel 2019 l’indice di vecchiaia, ossia il numero di anziani presenti in una popolazione ogni 100 giovani, assume il valore minimo in Campania (135%) e in Trentino Alto Adige (142%, +120 punti percentuali rispetto al 1951). Il valore massimo si osserva invece proprio in Liguria (262%, +195 punti percentuali rispetto al 1951).Istruzione

Per quanto riguarda i laureati la Liguria supera il 14% con il 14,5%, anche se è lontana da Lazio (17,9%), Abruzzo (15,3%), Umbria (15,2%). Percetuali simili per Emilia-Romagna e Molise (14,9%), Marche (14,8%) e Lombardia (14,7%).

Andando a vedere le differenze di genere, le femmine superano i maschi di più di 10 punti percentuali.

Tra coloro che hanno un diploma di maturità o di qualifica professionale il gap più elevato tra i due sessi (4,8 punti percentuali) è in Friuli-Venezia Giulia e Molise. Le differenze di genere sono più evidenti tra la popolazione meno istruita. Su 100 persone con la licenza elementare le donne sono 61,9 in Friuli-Venezia Giulia, 60,3 in Liguria, 60,1 in Veneto.

Occupazione

Al censimento 2019 undici regioni del Nord e del Centro presentano quote di occupati sopra la media nazionale. La Liguria invece ha una percentuale di occupati analoga al valore nazionale (45,6%) mentre tra le restanti otto regioni, con valori sotto il dato medio nazionale, spiccano quelle del Mezzogiorno.

L’occupazione femminile (dai 15 anni o più) è lievemente cresciuta rispetto all’anno precedente, comunque simile alla media italiana tra il 35 e il 40%.

Altro grave squilibrio è tra le forze di lavoro e le non forze di lavoro, con la prevalenza di queste ultime. Tra le non forze di lavoro (669.813 persone), oltre 367 mila sono percettori di una o più pensioni, 92.323 sono studenti, 128.810 casalinghi e 81.184 in altra condizione.
Tra le forze di lavoro (617.827 persone) 75.166 sono in cerca di occupazione.

 

 

 

 

 

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