I segretari generali della Uil Fpl Genova e Liguria, del Ponente Ligure e della Spezia, scrivono al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti dopo l’uscita su Facebook legata allo sciopero del pubblico impiego

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera

Caro presidente,

abbiamo letto il suo invito indirizzato al mondo del lavoro pubblico, “colpevole”, secondo lei, di essere dissidente e in sedizione  nei confronti di una “nazione” impegnata nella guerra contro il Covid19. Per noi si chiama sciopero per il rinnovo del contratto ed è un diritto sancito dalla Costituzione.

Le riconosciamo doti inesauribili di comunicazione h24: lei veglia sui liguri e sulla loro salute e sul loro destino con costanza perpetua, passando in piazza De Ferrari, infatti, ne abbiamo la prova concreta perché la luce del suo studio è sempre accesa. Noi, invece, stando alle sue parole organizziamo l’esercito degli “scioperati” nel momento in cui la “nazione” chiama. Tuttavia, dall’alto della nostra stoltezza, ci permettiamo qualche considerazione.

In questo momento il paese “regge” per lo sforzo collettivo e inesauribile del lavoro pubblico, a partire – naturalmente – dal mondo della sanità in cui medici, infermieri, tecnici amministrativi e Oss garantiscono il massimo impegno  a difesa della salute di tutti. Se i risultati non arrivano è certo colpa nostra.

In questo momento, polizia locale, personale amministrativo, anche della Regione Liguria che la ospita protempore con le sue società e agenzie, così come Inps e Inail e gli altri enti pubblici, fanno il loro dovere dalla mattina alla sera. In parte il lavoro viene svolto, per legge, in Smart working e a spese dei lavoratori: con i loro computer, con la loro elettricità e la connessione internet.

Parliamo di dipendenti abituati a sacrifici più che decennali, ovvero come gli anni di mancato rinnovo contrattuale. Un decennio speso a disintegrare il reddito da pubblico dipendente in cui i governi di ogni colore si sono dedicati alla distruzione dell’idea stessa di pubblico. Parliamo di lavoratori che pagano e strapagano le tasse fino all’ultimo euro e anche di più, al punto di non apprezzare neppure il riconoscimento di  importi straordinari perché anch’essi tassati. Ci permetterà, caro presidente, di chiederle un impegno che servirà in futuro a non  a limitare un diritto, ma a lavorare per cercare di risolvere i problemi del pubblico impiego e di quella parte di paese che lei stesso amministra.

Siamo preoccupati del tempo che destina ad angustiarsi per una ciurma ribelle, che semplicemente difende la propria vita, siamo preoccupati perché forse dovrebbe impegnarsi di più sul resto. La lezione che ci ha voluto impartire la rispediamo al mittente. Presidente lo faccia per noi e per i liguri, si impegni di più, parli di meno, consapevole di quanto Tito Livio affermava: “Pirro, irripetibile stratega, fu più bravo a vincere una battaglia che la guerra”.

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