Una previsione di riduzione del fatturato di 2 milioni di euro nel 2020, perdite attorno ai 250 mila euro e soprattutto tanta incertezza sul futuro. La cooperativa Solidarietà & Lavoro di Genova, che occupa circa 150 persone nel settore culturale (altre 90 sono impegnate in servizi portuali, nei parchi o segreteria per aziende), sta soffrendo della chiusura di musei e biblioteche.

Sono in pochi quelli che riescono ancora a lavorare, legati al servizio bibliotecario a distanza. Il resto è tutto fermo, con l’aggravante che, trattandosi di una cooperativa di tipo B per l’inserimento di persone svantaggiate (ma qualificate, visto che il 40% è laureato), la lontananza dal lavoro amplifica le fragilità.

Il settore legato all’attività culturale è uno di quelli di cui si è parlato meno ed è tra quelli più colpiti dall’emergenza Covid.

«Abbiamo in concessione il Castello d’Albertis e i musei di Strada Nuova – spiega Stefano Dagnino, il presidente – gestiamo dalla biglietteria al controllo sale, inoltre ci occupiamo di laboratori ed educational per scuole, accompagnamento turisti ed eventi per diverse altre realtà come il Museo di Storia Naturale o il Galata Museo del Mare. Negli affidamenti viene pagato il lavoro che facciamo, incassiamo i soldi dei visitatori e paghiamo l’attività».

Anche nel periodo in cui i musei sono stati aperti la riduzione dei visitatori è stata consistente: «Parliamo di circa un 75% in meno rispetto al solito. Con l’aggravante di avere Palazzo Rosso chiuso per ristrutturazione. L’unico mese a essere andato bene è stato agosto, anche se comunque inferiore alle cifre dell’anno scorso» aggiunge Dagnino.

La cooperativa sinora ha sempre anticipato la cassa integrazione grazie a uno sforzo finanziario importante, sono pochi invece i contributi arrivati: «La situazione è un po’ strana: il primo contributo a fine luglio basato sulla perdita del fatturato di aprile di 22 mila euro non l’abbiamo ancora visto. Il decreto Ristori bis non ha previsto nulla per le attività di gestione di musei o biblioteche, per fortuna abbiamo un codice ateco che ci salva legato ad altre attività generiche e ci consentirà di ottenere un contributo di 44 mila euro. Si tratta di cifre molto basse anche se ogni euro in più è ben accetto».

Con le istituzioni locali le relazioni sono avviate, ma sinora alla Cooperativa non è arrivato un sostegno concreto: «Attraverso la concessione ci siamo fatti carico dei costi di gestione per conto della collettività, su questo mi aspettavo un po’ di disponibilità in più».

La situazione della Cooperativa Solidarietà e Lavoro ricalca quella di tante altre: «Nei musei e nelle biblioteche ci sono migliaia di lavoratori privati che sono nella nostra situazione, nessuno ne ha mai parlato. C’è l’idea, errata, che i musei siano comunque strutture pubbliche in realtà i dipendenti non lo sono».

Particolarmente complessa è la situazione di Dialogo nel buio che non è un museo, ma un’esperienza a gestione totalmente privata che vede insieme la Cooperativa, Costa Edutainment e l’Istituto Chiossone: «Per le caratteristiche che ha questo percorso è necessario il contatto e la vicinanza. Immaginiamo che non si possa riaprire fino a che non ci sarà un vaccino e tutto questo apre una prospettiva drammatica: la maggior parte degli addetti hanno disabilità visive, la ricollocazione diventa difficile. Per ora sono ancora in cassa integrazione, ma domani?»

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