«Ho visto in questi giorni il centro di Genova, è cambiato, c’erano serrande abbassate, negozi chiusi. Alcuni riapriranno, altri no. Ma nel complesso Genova non ternerà mai più quella di prima, sarebbe come se tornassero le carrozze a cavallo». Così Alessandro Giglio, presidente del Gruppo Giglio, commenta gli effetti dell’epidemia sulle attività economiche dei paesi più sviluppati.

«Siamo nel pieno di un rivoluzione – prosegue l’imprenditore genovese – accelerata dalla tragedia attuale ma iniziata da tempo, tutti ci auguriamo di uscire il prima possibile da questo che sembra un brutto sogno, e ne usciremo, ma ci troveremo in  un mondo totalmente diverso da quello in cui eravamo entrati».

Giglio già nel 2017 aveva proposto una riflessione sul tema della rivoluzione digitale con la mostra “Ibox: la nostra vita 4.0” allestita al Palazzo della Meridiana, un viaggio nell’ecosistema digitale «che – aveva spiegato – da qui ai prossimi cinque anni, ci condurrà a un cambiamento sociale, economico, culturale attraverso le tecnologie più all’avanguardia».

«I modelli di business – aveva precisato Giglio a Liguria Business Journal – da qui a cinque anni verranno completamente stravolti, assisteremo alla trasformazione del mondo del lavoro e delle città, dove molte vie non avranno più ragione di esistere. Il 50% dei lavoratori di oggi tra una decina d’anni avrà un lavoro diverso o non l’avrà. Chi rimane ancorato ai vecchi modelli è destinato a essere sopraffatto. Lo shopping sarà sempre più online. L’utente potrà acquistare in tempo reale il prodotto che vede in tv o in streaming. Si stanno creando ora i presupposti per un cambiamento profondo. Ci auguriamo che il cambiamento sia per il meglio, ci sono rischi e opportunità».

Il gruppo Giglio progetta, realizza e gestisce piattaforme di e-commerce. Proprio nei giorni scorsi ha firmato un accordo annuale con il Gruppo Mutti per la promozione e la distribuzione dei prodotti Mutti sui principali marketplace in Cina, e nel primo semestre 2020 ha aumentato i ricavi del 36%, nonostante il venire meno, nei primi mesi dell’epidemia, del mercato cinese che ha subito sostituito, grazie alla flessibilità presupposta dal suo settore di business, con altri mercati, prima di recuperare quello del grande paese asiatico. E l’accordo di una settimana fa con Antica Sartoria srl si basa su nuova piattaforma digitale che consente di efficientare il lancio sul mercato di nuovi modelli, permettendo una completa interazione digitale con consumatori e negozianti, che in parte sostituisce l’acquisto fisico.

È evidente che il gruppo si trova nella posizione migliore per cavalcare l’onda lunga della rivoluzione digitale che la pandemia ha accelerato.

«Certo – spiega il presidente de gruppo – noi non siamo stati colti di sorpresa dal cambiamento improvviso, l’emergenza Covid-19 non ha comportato alcuna riduzione del nostro business, anzi, l’ha aumentato. Ma anche noi dell’e-commerce, come i negozi “fisici”, dovremo fare i conti con la crisi economica che è già in atto e peserà nel prossimo futuro. I consumatori avranno meno capacità di spesa a prescindere dai canali di acquisto. Ormai abbiamo capito che la crisi sarà lunga e difficile da superare. Noi siamo attrezzati per farlo ma abbiamo tutti bisogno che i politici, oltre a prendere le misure necessarie, parlino chiaro, senza suscitare allarmismi ma senza illudere i cittadini, con dichiarazioni contradditorie o moltiplicando le normative. Apprezzo molto Angela Merkel, che ha ha avuto il coraggio di dire che la luce in fondo al tunnel è molto lontana».

Il gruppo Giglio, con l’ultima semestrale, nel maggio scorso ha comunque confermato la guidance data in occasione del recente aggiornamento del piano industriale che ha come obiettivo per il 2022 un livello di fatturato superiore a 80 milioni di euro e volumi gestiti dalle proprie piattaforme tecnologiche e organizzazioni commerciali superiore a 180 milioni di euro. Ma secondo Giglio, a prescindere dalle performance del suo gruppo e di altre imprese  già adeguate o  pronte ad adeguarsi al repentino mutamento delle condizioni di mercato, resta il fatto che la pandemia ha funzionato in generale come «un incredibile acceleratore dell’adozione delle tecnologie digitali in tutta la popolazione anche in ambiti ritenuti impensabili fino a pochi mesi fa. Oggi le nostre abitudini sono cambiate perché il digitale è diventato il grande protagonista delle nostre vite e tutto dovrà adeguarsi a questa evoluzione ormai irreversibile».

«Purtroppo – prosegue Giglio – vedo che mentre alcune aziende reagiscono, altre rimangono inerti. Del resto non è così semplice adeguarsi, non basta rinnovare le tecnologie e neanche formare il personale perché possa svolgere nuove mansioni, bisogna cambiare approccio, mentalità, cultura. Non tutti ce la faranno e, tra l’altro, mi chiedo quanto ci metterà la pubblica amministrazione».

Il cambiamento che sta accelerando la formazione di un nuovo modello di business parte dalla nostra percezione del mondo. Per questo, secondo l’imprenditore, «è epocale e irreversibile». «Parto da me stesso – dice – io ho cambiato completamente abitudini con il primo lockdown, la videocall è entrata nella mia prassi quotidiana, ne ho scoperto i vantaggi, questa nuovo modo di incontrarsi ti permette di concentrare gli argomenti sull’oggetto della riunione, non è dispersivo. E comporta un enorme risparmio nei tempi. Un viaggio Milano-Roma ti porta via una giornata, ma anche viaggiare per Milano ti fa perdere delle ore. Credo che si faranno molto meno incontri, convegni, appuntamenti, senza perdere efficienza, e questo oltre a farci risparmiare tempo e denaro, ci permetterà di inquinare meno».

Saranno però colpite intere categorie, compagnie e agenzie di viaggio – il fenomeno è già registrato nelle quotazioni di borsa – organizzatori di eventi, eccetera…

«Bisognerà aiutare chi è in difficoltà, fare tutto il possibile, ma il taglio con il passato è netto. Anche perché il Coronavirus passerà, spero che a breve sia debellato dal vaccino o da nuove cure, ma non solo lascerà cicatrici indelebili, non è detto che altre epidemie non si manifesteranno nei prossimi anni. Per quanto ne sappiamo, i fattori che hanno scatenato il Covid-19 permangono, chi può escludere che altri fenomeni del genere non si ripresentino tra due, tre o dieci anni? In realtà, al fondo di tutto, c’è il fatto che stiamo scoprendo quanto siamo fragili. E un certo tipo di abitudini, come quello di frequentare locali affollati o affrontare viaggi non indispensabili, credo che subirà una drastica diminuzione. Sarà un taglio netto con il passato».

Ci saranno eccezioni, secondo Giglio. L’imprenditore dal dicembre scorso è presidente del Teatro Nazionale di Genova. «Anche noi siamo fermi – dice – proseguono le prove ma tutto è congelato in attesa del pubblico reale. E credo che i teatri saranno tra gli ultimi a riaprire, non perché in sé siano pericolosi, non lo sono affatto, ma pere evitare di far viaggiare le persone e affollare i mezzi trasporto. Ma alla ripresa non cambieranno. Il teatro sostanzialmente non è cambiato da 2500 anni in qua, dalla tragedia greca. Si basa sullo scambio di emozioni tra attori e pubblico, e senza questi due protagonisti non può essere teatro. Credo che sparirà il cinema, sostituibile con gli schermi in casa, ora una televisore da 90 pollici si compera con una migliaio di euro. Anche l’opera, almeno in parte, è sostituibile, il melomane può ascoltare a casa sua le registrazioni. Ma il teatro riprenderà come prima e forse meglio di prima, con più entusiasmo, e sarà questo uno dei segnali più belli della fine della crisi».

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