Shock fiscale per tornare a un tasso di crescita che all’Italia manca da molti anni, e una svolta nella politica economica dell’Unione europea. Queste misure, e non il Recovery Fund, su cui il Governo italiano ripone aspettative esagerate, sono indispensabili per uno sviluppo armonico dei Paesi dell’Eurozona dopo il superamento della crisi provocata dalla pandemia, secondo l’eurodeputato genovese della Lega Marco Campomenosi, 45 anni, capodelegazione del partito al Parlamento europeo e membro della segreteria politica di Matteo Salvini, intervistato da Liguria Business Journal.

– Qual è la sua esperienza in campo europeo?

«Sono laureato in giurisprudenza e ho cominciato a occuparmi della cosa pubblica alla presidenza del consiglio della Regione Liguria, dove ho lavorato come consulente legislativo. Poi, nel 2004, mi sono trasferito a Bruxelles, al Parlamento europeo, diventando l’assistente parlamentare di Matteo Salvini quando era eurodeputato. Nel 2009 sono stato tornato a Bruxelles per ricoprire il ruolo di funzionario della delegazione Lega. Ci sono rimasto per due legislature, svolgendo diversi incarichi che mi hanno permesso di capire come funzionano davvero le cose in Europa. Nel 2019 sono stato eletto al Parlamento Europeo e ho assunto l’incarico di capodelegazione della Lega all’interno del gruppo politico Identità e Democrazia. Sono membro delle commissioni Trasporti e Turismo (titolare), Commercio Internazionale (sostituto), Mercato Interno (sostituto) e di diversi intergruppi parlamentari, tra cui quello in difesa dei Cristiani d’Oriente, di cui sono vicepresidente».

– La Lega nel Parlamento europeo fa parte del gruppo Identità e democrazia, che comprende partiti come il Rassemblement national francese e Alternative für Deutschland, tedesco, considerati estremisti. Come vi trovate in questo gruppo?

«In Identità e democrazia non c’è una disciplina di gruppo, ci si parla, al di là del teatrino della politica, ma ognuno è libero di portare avanti le proprie idee e i propri programmi».

– C’è chi ritiene che restando all’interno di Identità e democrazia la Lega sia isolata a Bruxelles. Ritenete di avere ottenuto dei risultati rilevanti nelle istituzioni europee? In particolare, quali sono i risultati del suo lavoro di euro parlamentare che considera più importanti?

«Credo che i risultati importanti che ho ottenuto siano diversi. Prima di tutto il lavoro in Commissione Trasporti anche grazie alla sinergia, assolutamente decisiva per la nostra Liguria, con Edoardo Rixi che fa lo stesso importante lavoro a Roma. È proprio in questo ambito che è giunta l’approvazione, dopo un lungo e duro negoziato, del pacchetto mobilità, un trio di regolamenti Ue di cui sono stato correlatore per il mio gruppo che limiterà la concorrenza sleale che i nostri lavoratori e imprese del trasporto su gomma subiscono da parte di aziende fintamente localizzate in Est Europa. Inoltre, mi ha reso particolarmente orgoglioso, nel periodo della prima ondata di lockdown essere tra i pochissimi parlamentari europei presenti in aula e intervenuti durante il dibattito in cui la presidente Von der Leyen si scusò con l’Italia, nell’esatto momento in cui la percezione dell’emergenza Coronavirus passò definitivamente dall’idea di un problema meramente “italiano” a uno davvero globale. Ricordo bene come in quei giorni gli autisti del Parlamento europeo rifiutassero di portare i deputati italiani. Non si trattava certo di un grande problema per me, perché dall’aeroporto di Bruxelles al Parlamento preferisco andare in treno, ma ricordo momenti in cui si è rasentata un’isteria collettiva che spero non ritorni».

– La Lega ha contribuito nel Parlamento europeo a modificare il testo del Pacchetto Mobilità. L’accordo politico è avvenuto nel febbraio 2020. Come sta andando la sua attuazione?

«Sul pacchetto mobilità l’accordo è concluso, di conseguenza il provvedimento è entrato in vigore a seguito della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue, che è avvenuta il 31 luglio 2020. Le norme sul distacco dei conducenti, cioè stabilire salari minimi per quei conducenti che operano lontano dai Paesi di appartenenza, saranno applicabili 18 mesi dopo l’entrata in vigore dell’atto giuridico. Le regole sui tempi di riposo, compreso il ritorno dei conducenti nei Paesi di provenienza, sono state applicate 20 giorni dopo la pubblicazione dell’atto. Le norme sul ritorno alla sede degli autocarri e le altre modifiche alle norme sull’accesso al mercato saranno applicabili 18 mesi dopo l’entrata in vigore dell’atto sull’accesso al mercato. È un compromesso che abbiamo deciso di sostenere perché era meglio avere una regolamentazione di qualche tipo anziché non averne proprio. Si tratta del primo importante passo per difendere i nostri autotrasportatori dalla concorrenza sleale fatta dalle imprese dell’est Europa. E infatti gli eurodeputati dell’Est Europa hanno fatto un’opposizione sfrenata a questo compromesso, che siamo riusciti a difendere in tutte le sedi parlamentari».

– Nel Parlamento Europeo avete presentato emendamenti per includere tra le grandi opere delle reti Ten-T finanziabili con fondi europei il Ponte sullo Stretto di Messina, la Pontremolese, la tratta Adriatica, e il completamento di Terzo Valico, Tav e galleria del Brennero. A che punto sono queste iniziative?

«La Lega in Commissione Trasporti ha presentato quelli e altri emendamenti alle linee guida per la revisione delle Ten-T attualmente in discussione. Ciò significa che, quando le linee guida saranno approvate (le tempistiche sono di circa 2/3 mesi a partire da ora, forse meno), la Commissione presenterà una proposta di revisione della rete Ten-T. Su quella proposta, potremmo presentare emendamenti per la specifica inclusione delle opere menzionate. Quello che abbiamo fatto con gli emendamenti alle linee guida è cercare di prepararci la strada per batterci nella prima metà del 2021 sull’inclusione di quelle opere. Infatti, le linee guida sono atti di indirizzo generali, nel cui dibattito però abbiamo voluto fin da subito portare l’attenzione sulla necessità di includere opere ad oggi al di fuori della rete Ten-T core, che è la rete che può ricevere i finanziamenti europei. Se per esempio inserissimo la Pontremolese nella rete Ten-T core, vorrebbe dire che ogni tratto della Pontremolese potrebbe essere finanziato fino al 50% da fondi europei. L’unico rammarico che abbiamo è che i fondi europei per le infrastrutture previsti per il prossimo settennato sono alquanto ridotti».

– Ora per uscire dalla crisi e tornare allo sviluppo si sta mettendo a punto il Recovery Fund. Sembra che voi non abbiate fiducia in questo strumento.

«Credo che il presidente del Consiglio Conte, il suo governo e la sua maggioranza ripongono eccessive aspettative in questa misura. Intanto, solo il 6% del Recovery Plan sarà disponibile nel 2021, il 9% nel 2022 e quasi un quarto della somma verrà pagata solo dopo il 2027. Non mi sembra lo strumento adatto a risolvere l’emergenza innescata dal Covid-19. E ancora non è chiaro come verrà finanziato, se si chiederanno più soldi agli stati nazionali. Si prefigura un grosso debito nei confronti dei mercati e bisogna vedere come verrà restituito. Il rischio è che tra contribuzioni come stato membro e tasse per l’Italia la misura si risolva in una grande partita di giro. E c’è il fatto che Pd e Bruxelles vogliono condizionare le scelte di politica economica dell’Italia dei prossimi anni. Il compito della Lega è di vigilare su come si spendono i nostri soldi».

– All’inizio del primo governo Conte certe dichiarazioni dei leghisti Alberto Bagnai  e Claudio Borghi sull’opportunità di una fuoriuscita dall’euro avevano messo in allarme mercati e istituzioni, contribuendo tra l’altro secondo alcuni ad aumentare lo spread Btp/Bund. Ora sembra che non sia questo l’orientamento della Lega. Come stanno le cose?

«Nel programma della Lega non si menziona l’uscita per l’Italia dall’Eurozona ma questo non fa, di per sé, dell’euro uno strumento solido, capace di affrontare a lungo questa situazione. E va detto che è solo grazie al duro lavoro di uomini come Savona, Bagnai e Borghi in Italia, e di Jacques Sapir in Francia e di altri ancora in altri paesi che oggi abbiamo tutti una maggiore consapevolezza degli errori gravi commessi nella costruzione di un’Eurozona incardinata in regole di austerità e priva di una governance efficace. Se oggi la Bce interviene in questa maniera nell’acquisto di titoli e se oggi la Commissione europea permette di derogare, purtroppo solo temporaneamente, alle regole dell’austerità, è proprio perché quanto denunciavano poche persone alcuni anni fa è emerso in tutta la sua gravità. L’euro non avrebbe potuto superare uno shock esterno come quello della crisi economica portata con il Covid se non si fossero interrotte politiche sbagliate».

– Ma le misure prese in questi mesi da Bce ed Eu sono relative alla fase dell’emergenza, non è detto che segnino una svolta nella politica economica di fondo dell’Unione.

«Il problema, infatti, arriverà nel momento in cui la Commissione europea pretenderà, e lo ha già promesso, di reintrodurre le stesse regole sbagliate non appena la crisi sanitaria ed economica saranno terminate. Non solo. Gli stessi strumenti che sono in via di approvazione come il Recovery prevedono condizionalità già note come la stretta osservanza delle raccomandazioni che la Commissione europea fa ogni anno ai governi nazionali in sede di approvazione delle leggi di bilancio: tagli alla sanità e relative privatizzazioni, tagli ai servizi sociali e alle pensioni. Noi speriamo che questo non avvenga mai, perché significherebbe allargare ulteriormente quel divario in termini di competitività che grazie all’euro si è creato tra il settore produttivo tedesco e quello italiano. Anzi, la Lega chiede a gran forza uno shock fiscale come unica via per portare rapidamente a un tasso di crescita che, purtroppo, all’Italia manca da molti anni. Se tutto questo non avverrà, le asimmetrie all’interno dell’Eurozona aumenteranno in maniera intollerabile e pretendere di intervenire sulla compressione dei redditi in termini reali come unica leva per poter stare sui mercati una pia illusione, perché sarà socialmente inaccettabile. La chiave sarà capire se l’Unione Europea avrà la capacità di auto-riformarsi oppure no. Noi, per adesso non vediamo segnali positivi in questo senso».

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