L’ultimo aggiornamento è del 25 settembre e riguarda il mese di luglio.

Che sarebbe stato un anno devastante per il turismo era facile intuirlo, ma i numeri sono comunque sintomatici di quanto stia perdendo il settore.

In totale, da inizio anno e sino alla fine di luglio, la Liguria ha perso oltre un milione e settecento mila arrivi e quattro milioni e settecento presenze (pernottamenti).

Numeri spaventosi.

La percentuale più elevata del calo è quella degli stranieri: -77,88% gli arrivi, -77,10% le presenze. Gli italiani sono quasi dimezzati: -47,40% gli arrivi, -42,40% le presenze. Nel complesso, per i primi 7 mesi del 2020, in Liguria il calo è stato del 60,75% sugli arrivi e del 56,25% sulle presenze.

Il peso del lockdown, che ha praticamente annullato il turismo di marzo, aprile e maggio, con perdite percentuali tra l’88 e il 99% sugli arrivi e tra il 77 e il 94% sulle presenze, ha avuto una coda significativa a giugno e anche a luglio. In quest’ultimo mese gli italiani hanno “tenuto”, se così si può dire, con un calo di 1.076 arrivi (-0,32%) e 179.431 presenze (-12,22%).

L’unica nota positiva arriva dalla provincia della Spezia, che a luglio ha visto un aumento dei turisti italiani del 37,77% sugli arrivi (+16.942) e del 19,76% sulle presenze (+29.739). I numeri restano comunque pesanti perché gli stranieri, tradizionale bacino per le Cinque Terre, per esempio, sono calati del 66% circa sia sugli arrivi, sia sulle presenze.

Marco Pasini, presidente di Federalberghi La Spezia, commenta: «La stagione è durata da metà giugno a metà settembre. A parte Levanto e Lerici, località che gli italiani hanno sempre frequentato, abbiamo sentito la mancanza degli americani, degli australiani e anche degli scandinavi. Il nostro turismo è più vicino a quello toscano rispetto a quello ligure».

Pasini spiega che invece sono tornati svizzeri, francesi (questi ultimi sui numeri degli anni precedenti), tedeschi e austriaci. «Abbiamo avuto una punta a luglio di rumeni, si è mosso anche qualche altro Paese dell’Est, anche se le percentuali sono minime».

Nello spezzino la crisi ha portato i prezzi dei pernottamenti in calo del 40% o del 60%. Alcuni alberghi hanno preferito restare chiusi, altri non hanno aperto alla massima capienza per poca richiesta.

Il futuro è fosco: per ora non arrivano richieste. «Stiamo perdendo l’autunno, sperando che qualcuno si faccia avanti per i Santi, anche se purtroppo capita di domenica. L’inverno si preannuncia altrettanto difficile» dice Pasini.

A livello di mancati introiti, nonostante un buon settembre, per lo spezzino si va da un -50 a un -30% sulla stagione estiva.

Questo cambio di provenienze turistiche nella provincia della Spezia ha fatto emergere alcune criticità a cui gli albergatori non avevano più fatto caso, come rileva il presidente provinciale di Federalberghi: «Gli italiani vogliono la spiaggia. L’americano no, perché la utilizza per fare il bagno e poi preferisce sedersi al bar e gustarsi una bevanda e fare due chiacchiere. Qui da noi le spiagge invece sono poche. Inoltre anche gli stessi italiani sono cambiati: è diminuita di molto la richiesta di mezza pensione».

In compenso, però, è aumentata la durata del soggiorno: «Gli americani si fermavano per due o tre giorni al massimo, gli italiani anche quattro o cinque giorni».

 

 

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