Bar e ristoranti non si sono ancora ripresi dal lockdown della scorsa primavera e già si ritrovano a fare i conti con nuove restrizioni alla loro attività. Che si traducono in pesanti cali di clientela e fatturato.

Alessandro Cavo

L’ultimo dpcm, firmato ieri dal presidente del consiglio (di cui parliamo qui), prevede che le attività dei servizi di ristorazione siano consentite dalle 5 alle 24 con consumo al tavolo (intorno al quale possono sedere un massimo di sei persone) e fino alle 18 al banco. La consegna a domicilio è permessa fino alle 24. «Norme che vanno a ridurre ulteriormente il fatturato delle nostre aziende, già in affanno – spiega a Liguria Business Journal Alessandro Cavo, presidente di Fipe Confcommercio Liguria – Ma al di là delle nuove restrizioni, ciò che noi patiamo maggiormente è la forte riduzione dei flussi di clientela. Già il fatto che si parli di seconda ondata e di un possibile nuovo lockdown fa sì che le persone siano meno predisposte a venire al ristorante. Nei giorni scorsi, il solo annuncio di una possibile chiusura dei locali alle 22 – poi smentito – ha causato la cancellazione di centinaia di prenotazioni».

Le imprese sono in affanno, sottolinea Cavo: «Una misura come lo smart working, su cui non entro nel merito, ha pesantemente indebolito le nostre imprese: per noi ha significato la riduzione del 90% delle colazioni e praticamente la sparizione dei pranzi». Mancati incassi che solo alcuni bar e ristoranti sono riusciti – parzialmente – a compensare con la spesa dei turisti italiani in visita in Liguria in questi ultimi mesi.

Per questo ora le imprese chiedono liquidità: «È necessario distribuire le risorse immediatamente per evitare un’ecatombe», sostiene Cavo, rilanciando l’appello della stessa Fipe Confcommercio nazionale, che, in occasione dell’ultimo incontro con il premier Conte, ha messo in luce uno scenario per nulla incoraggiante: il 2020 rischia di chiudersi con un calo di fatturato di circa 24 miliardi di euro, una potenziale perdita di almeno 300 mila posti di lavoro e la scomparsa di circa 50 mila imprese.

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