71.168 visitatori in sei giorni, 824 i brand esposti. Il 60esimo Salone Nautico di Genova si chiude con numeri decisamente inferiori rispetto a quelli degli ultimi anni (erano 188 mila le visite nel 2019), ma che nel complesso hanno soddisfatto espositori e organizzatori, considerando le regole anti-Covid e un’allerta rossa che ha colpito la Liguria proprio durante le giornate della manifestazione. E per Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica, si tratta del «miglior salone degli ultimi 15 anni, a livello di affari».

Qualche espositore «si è perso per strada», i visitatori si sono fermati a 71 mila (il tetto massimo raggiungibile – secondo quanto riportano gli organizzatori – stando alle norme anti contagio), alcuni spazi sono stati sacrificati per garantire il distanziamento, ma la credibilità del salone è rimasta intatta: «C’è grande entusiasmo – spiega Cecchi – La gente ha voglia di barche e di sicurezza: abbiamo dimostrato che andare in barca è sicuro. Durante il Salone sono stati conclusi molti affari: tutti i prodotti hanno registrato vendite, dai gommoni da 5 mila euro fino alle barche da diversi milioni». Quella del 2020 è stata anche un’edizione all’insegna della qualità e dell’innovazione, come ha sottolineato Marina Stella: «I contatti sono stati numerosi e di grande qualità – dice la direttrice generale di Confindustria Nautica – Molti i nuovi clienti italiani che si sono affacciati per la prima volta al prodotto barca e anche tanti clienti internazionali».

«È stato il Salone del coraggio e dell’intraprendenza − sottolinea Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria − Ma anche della capacità organizzativa e della volontà di non farsi sopraffare dalla paura, nonostante il Covid e l’allerta rossa. Una prova di resilienza del territorio. Sono anni che celebriamo Saloni nautici importanti e quello di quest’anno lo è ancora di più, essendo l’unica manifestazione di questo settore che si è svolta nel mondo».

Conclusa la 60esima edizione, si pensa già al prossimo anno: «Con il nuovo Waterfront di Levante avremo più spazi a disposizione», ricorda Cecchi. Confindustria Nautica, che con il Comune di Genova ha siglato un contratto decennale, presenterà già entro fine ottobre i primi progetti realizzabili sfruttando i nuovi specchi d’acqua che via via si ricaveranno con l’avanzare lavori: l’anno prossimo, fa sapere il sindaco Marco Bucci, sarà pronta la Darsena e ci saranno già 80 mila metri quadrati in più. «Nel 2022 – ricorda il sindaco – prevediamo di avere a disposizione ulteriori 200 mila mq: il Salone raddoppierà. Vogliamo che diventi il Salone del Mediterraneo e, siccome nel Mediterraneo risiede l’80% della nautica mondiale, vogliamo che diventi il Salone del mondo. Sarà l’opportunità per dire a Cannes e Montecarlo “venite a Genova”: abbiamo le infrastrutture e le facility per poter ospitare tutto».

Le ricadute sulla città di Genova ci sono state, anche se «con 200 mila spettatori sarebbe stato diverso, ma dobbiamo riconoscere che la città ha comunque risposto bene − dice il sindaco − Abbiamo organizzato qualche evento collaterale, non tanti come gli altri anni, ma appena potremo tornare alla normalità riusciremo a sostenere meglio anche il Salone».

Il bilancio è dunque complessivamente positivo, ma il Salone ha bisogno dell’impegno di tutti: «Servono più voli che colleghino Genova alle principali capitali europee», sottolinea Cecchi, che poi conclude il proprio intervento con un duro commento sulla mancata approvazione ieri in Senato di cinque provvedimenti che avrebbero sostenuto il settore: «Cinque emendamenti fondamentali per la competitività della nautica − afferma il presidente di Confindustria Nautica − Sono sconcertato nel vedere che, anche dopo mesi difficili come quelli che abbiamo vissuto, la contrapposizione politica prevale sulle azioni concrete».

«Da marinaio − gli fa eco Bucci − vedere la nautica italiana costretta a “fare le regate” con due tonnellate di zavorra in più rispetto alla nautica estera di Paesi come Malta, Croazia o Francia, è una cosa che mi lascia veramente perplesso. Bisogna cambiare mentalità. Bisogna fare in modo che la nautica italiana venga messa in condizioni di essere competitiva con il resto del mondo, perché non c’è niente di più facile di andare a comprare la barca a Malta, in Croazia o addirittura spostare la barca dai porti italiani in scali esteri: così lo Stato ci rimette in tasse, accise, lavoro, in tutto. Non capire questo è un problema. Le istituzioni romane devono capire qual è il grandissimo valore della nautica».

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