I principali indicatori peggiorano in tutte le Regioni, fatta eccezione per il modesto incremento dei casi testati. Il monitoraggio settimanale di Fondazione Gimbe per la settimana 21-27 ottobre testimonia un incremento esponenziale dei nuovi casi in Italia.

«I dati dell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – documentano il crollo definitivo dell’argine territoriale del testing & tracing, confermano un incremento di oltre il 60% dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e fanno registrare un raddoppio dei decessi. In alcune aree del Paese non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali».

La Liguria vede 449 casi attualmente positivi per 100 mila abitanti, un incremento percentuale dei casi del 27,1%, un rapporto positivi/casi testati che è il più alto d’Italia e il secondo posto per ricoverati con sintomi per 100 mila abitanti con 54. Rispetto alla settimana scorsa sono aumentati parecchio anche i ricoverati in terapia intensiva per 100 mila abitanti: 2,9.

A livello nazionale, secondo Enrico Bucci, professore aggiunto Shro, Temple University, mantenendo questi trend di crescita, all’8 novembre si stimano 31.400 (Ic 95%: 30.000-33.000) ricoverati con sintomi e 3.310 (Ic 95%: 3.200-3.400) in terapia intensiva; numeri che potrebbero ridursi per l’eccesso di letalità da sovraccarico ospedaliero». Infatti, superando il limite del 30% dei posti letto occupati da pazienti Covid-19, dopo la cancellazione di interventi chirurgici programmati e prestazioni sanitarie differibili, si assisterà inevitabilmente all’incremento della mortalità, non solo Covid-19 correlata.

«Vero è – continua Cartabellotta – che sono state introdotte progressive restrizioni da parte di governo e Regioni, ma il loro effetto sulla flessione della curva dei contagi sarà minimo, sia perché le misure non sono state “tarate” su modelli predittivi a 2 settimane, sia perché le blande misure dei primi due Dpcm sono già state neutralizzate dalla crescita esponenziale della curva epidemica».

L’impatto dell’introduzione di differenti misure di contenimento sul valore di Rt è oggetto di un recente studio – pubblicato su Lancet Infectious Diseases da ricercatori dell’Università di Edimburgo – che ha analizzato dati da 131 Paesi. «In relazione ai risultati ottenuti dall’introduzione di ciascuna misura di contenimento – spiega Renata Gili, responsabile della ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – è stata stimata l’efficacia sul valore di Rt di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni. Se da un lato gli effetti dipendono dal numero e dalla tipologia di restrizioni, dall’altro non sono affatto immediati. Per dimezzare il valore di Rt servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi».

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