Le stime illustrate dalla Federazione Moda Italia e da Confesercenti riferite al comparto moda 2020 le prime, agli esercizi di vicinato le seconde, parlano di numeri decisamente preoccupanti. Si parla della chiusura di 20 mila punti vendita, 50 mila addetti in meno e una perdita di 20 miliardi di euro di business nel settore moda e di 110 chiusure di esercizi di vicinato e pubblici esercizi entro il 31/12.

«È scontato che il bene primario di tutti sia la salute − commenta Gianni Prazzoli, presidente Federmoda Confcommercio Genova − ma certo diventa difficile subire questi provvedimenti quando abbiamo accettato qualsiasi norma richiesta. Tanti imprenditori hanno speso una vita per aprire un negozio, hanno resistito, investito per essere in regola con le nuove normative. Il governo deve ristorare anche queste imprese e mettere a disposizione miliardi di euro per andare avanti».

In riferimento al decreto rilancio che prevede risorse per 45 milioni destinate al sistema moda e alla filiera, Federmoda e Fismo non hanno dubbi: «La somma è totalmente insufficiente − sostiene Francesca Recine, presidente di FISMO-Confesercenti Genova − deve essere moltiplicata almeno per 10 volte. Inoltre, pretendiamo di essere inseriti nel decreto. Il presidente Conte si è impegnato per la ristorazione mettendo a disposizione un ristoro dei danni, li chiederemo anche noi. La moda non può essere affossata».

«In questo momento siamo tutti ristoratori, baristi, pasticcieri e desideriamo esprimere solidarietà per tutti i colleghi di quei settori che subiscono l’obbligo delle chiusura alle ore 18 − dice Manuela Carena, vicepresidente vicario Federmoda Confcommercio Genova − ma non dimentichiamo che le conseguenze di questi provvedimenti sono fortemente sentite anche dai settori del commercio. Come rappresentanti dei negozi di moda vogliamo porre l’attenzione sul fatto che se i locali chiudono le città si svuotano e anche il piccolo commercio della moda ne soffrirà moltissimo. Non dimentichiamo che il comparto moda insieme a quello agroalimentare e della ristorazione è un settore trainante l’economia del Paese e che sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro».

Per Francesca Pescetto, componente del direttivo Fismo Confesercenti Genova, «Occorre maggior sostegno attraverso ristori seri e sufficienti, abbattimento delle tasse e dei tributi sia locali che nazionali, sostegno per gli affitti altrimenti lo scenario più probabile è di chiusura della stragrande maggioranza dei piccoli negozi. La conseguenza sarebbe fatale per la vivibilità delle città e dei centri storici, una catastrofe sociale, oltre che economica».

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