I numeri di ieri sul contagio in Liguria confermano l’andamento della settimana scorsa. Secondo il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, che ieri sera ha fatto il punto sull’andamento del coronavirus sul territorio ligure, «il cluster spezzino che ha aperto la seconda ondata è ricondotto a un volume di circolazione coerente con la regione e con il resto del Paese, mentre Genova in alcuni quartieri è la sorvegliata speciale. Valuteremo eventuali misure specifiche sui quartieri più interessati alla circolazione del virus, tra 5 e 10 casi positivi per 10 mila abitanti (superiore alla media nazionale di 2 casi per 10 mila abitanti) appena conosceremo il quadro esatto del dpcm».

Calano le terapie intensive, «ma aumenta la pressione sulle basse intensità di cura − evidenzia Toti − dovuta all’età media inferiore dei pazienti, alla maggiore capacità di cura e diagnosi precoce. Per questo stiamo creando nuove strutture di bassa intensità, che si aggiungano a quelle che abbiamo già in funzione a Savona e a Genova in viale Cembrano. Il numero di ricoverati in bassa e media intensità di cura, oggi 285 (ieri), comprende un numero significativo di ricoveri “sociali”, ovvero persone che, pur non avendo bisogno di un ricovero dal punto di vista strettamente clinico vengono comunque tenute in corsia per loro fragilità personali. Per queste esigenze vorremmo ovviare con strutture dedicate che alleggeriscano la pressione sugli ospedali: strutture non infermieristiche come quella di Savona ma dotate di direzione sanitaria. Abbiamo in mente diverse soluzioni, alcune già attuabili all’inizio della prossima settimana».

Proseguirà oggi, inoltre, il confronto con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta: «Eseguire i tamponi antigenici rapidi negli studi medici potrebbe essere un grande aiuto, insieme alla presa in carico dei pazienti di loro pertinenza, perché il numero dei contagiati e quindi il lavoro di tracciamento e isolamento comincia a diventare impegnativo. Basti pensare che ogni positivo porta in media dieci contatti da tracciare, e quindi, per esempio, i 140 positivi di oggi portano a 1.400 contatti da verificare».

Per quanto riguarda i presidi mobili sul territorio, l’ambulatorio mobile al momento resterà alla Commenda di Genova: «è il quartiere a maggiore diffusione − ha spiegato Toti − potrebbe essere aggiunto in un’altra zona anche il laboratorio mobile che abbiamo utilizzato a Spezia. Tamponi rapidi verranno forniti da Asl 3 in collaborazione con Usmaf anche ai voli in arrivo all’aeroporto Colombo, come quelli provenienti dalla Gran Bretagna».

Per quello che riguarda il nuovo dpcm, ieri Toti ha spiegato: «Abbiamo concluso la prima riunione dei governatori per analizzare indiscrezioni e ipotesi sul prossimo dpcm e ora è in corso la cabina di regia tra enti locali e governo: in serata, o al massimo domani (oggi), conosceremo le misure definitive scelte, mi auguro che siano questa volta in pieno accordo con le regioni e i Comuni».

«Le Regioni − ha spiegato il presidente − non hanno eccepito sull’obbligo di mascherina, sottolineando solo alcune differenze tra aree. Importante e condivisa anche le limitazioni della somministrazione di bevande a consumo, soprattutto da asporto, dove gli spazi sono ristretti e si creano facilmente assembramenti: abbiamo chiesto soltanto che le limitazioni tengano conto delle difficoltà economiche di un settore già molto martoriato. L’invito a usare la mascherina in casa mi sembra un’esortazione generica, nel caso si invitino persone non conviventi. È evidente che la casa è un bene tutelato, i controlli nelle case sono possibili solo in flagranza di reato o con mandato di perquisizione. Siamo su valori costituzionali molto preziosi, penso che il governo si limiterà a esortazioni e niente di più, me lo auguro».

«Sono state accolte con favore alcune semplificazioni delle procedure sanitarie che alleggeriscono il lavoro di prevenzione e trattamento − ha continuato − come la cancellazione del doppio tampone negativo per la certificazione di guarigione, l’utilizzo del tampone antigenico come metodo riconosciuto di screening, abbiamo chiesto di aggiungere tutti i metodi di screening omologati dalle autorità europee e statunitensi, compreso il test salivare».

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