La Liguria è l’unica regione fuori media nazionale per tutti gli indicatori regionali presi in considerazione dal monitoraggio della Fondazione Gimbe sull’epidemia da coronavirus.

La Liguria è la terza regione per casi attualmente positivi per 100 mila abitanti con 189 tra il 7 e il 13 ottobre. Un incremento percentuale di casi totali del 12,4%, superiore alla media nazionale. I casi testati invece sono inferiori alla media nazionale: 797. Il rapporto positivi/casi testati è del 14,2% (media nazionale 7%), alto anche il rapporto ospedalizzati/casi attivi:10,2% (media nazionale 6,4%) record italiano.

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si rileva un raddoppio dei nuovi casi, a conferma di un incremento esponenziale che si riflette anche sulla curva di pazienti ospedalizzati con sintomi e in terapia intensiva. Inoltre, con il netto aumento dei casi si rendono molto più evidenti le numerose variabilità regionali, oltre che provinciali». Per tale ragione, il monitoraggio Gimbe si arricchisce di una sintesi dei principali indicatori per comprendere dinamiche e numeri dell’epidemia nelle diverse Regioni.

La percentuale complessiva di pazienti ospedalizzati sul totale dei casi attualmente positivi, rispetto ad una media nazionale del 6,4%, oscilla dal 2,6% del Friuli-Venezia Giulia al 10,2% della Liguria.

Anche sul fronte della capacità di testing & tracing le performance regionali sono molto variabili: a fronte di una media nazionale di 838 casi testati per 100 mila abitanti, il numero varia dai 523 delle Marche ai 1.276 della Toscana. L’incremento del rapporto positivi/casi testati superiore al 6% in quasi tutte le Regioni, dimostra un sovraccarico nel tracciamento e isolamento dei focolai e, secondo Gimbe, richiede un potenziamento urgente dei servizi territoriali deputati alle attività di testing & tracing.

A livello nazionale nell’ultimo mese si è delineato un trend in lento ma costante incremento dei pazienti deceduti: da 70 a 216 per settimana.

«Con l’aumentare vertiginoso dei numeri – spiega Cartabellotta – il dato nazionale non rende conto delle marcate differenze regionali e provinciali che richiedono provvedimenti più restrittivi al fine di circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso». Ad esempio, nella settimana 7-13 ottobre l’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 58,3, è superiore a 100 in due Regioni – Valle d’Aosta (141,6) e Liguria (113,1) – e in 6 province: Belluno (181,3), Genova (144,7),  Arezzo (129), Pisa (125,3), Prato (125,3), Napoli (110,3).

«Gli effetti delle misure del nuovo Dpcm – sostiene Cartabellotta – oltre a non poter essere valutati prima di 3 settimane, saranno in parte neutralizzati dall’incremento esponenziale dei contagi e dall’ulteriore sovraccarico dei servizi sanitari dovuto alla stagione influenzale. Ecco perché la Fondazione Gimbe si appella al senso di responsabilità ed alla massima collaborazione tra Presidenti di Regioni e amministratori locali, sindaci in primis: intervenire tempestivamente con misure restrittive locali, compresi lockdown mirati, per spegnere i focolai, arginare il contagio diffuso e prevenire il sovraccarico degli ospedali. Altrimenti, persistendo i trend delle ultime settimane – secondo gli scenari previsti dalla nuova circolare del Ministero della Salute – il rischio di restrizioni più ampie è dietro l’angolo».

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