Dalle stime fatte andando ad analizzare il territorio colpito dall’alluvione nell’imperiese, i livelli idrometrici delle piene dei torrenti sono più che storici. Francesca Giannoni, responsabile del centro meteo Arpal si sbilancia: «I massimi mai registrati».

Si tratta di stime e non di misurazioni perché l’alluvione ha portato via tre idrometri, apparecchiature che costano tra i 10 mila e i 20 mila euro: sul Roya quello di Airole appena dopo il confine con la Francia e due in valle Argentina nel Comune di Carpasio e nel Comune di Taggia.

Qualche problema nella registrazione delle cumulate a Triora (Verdeggia) e sempre ad Airole, ma il quadro della situazione è ormai chiaro: a provocare il disastro sono state dieci-dodici ore consecutive in cui la pioggia ha sempre superato i 20 mm nei 60 minuti.

«Sulle 24 ore a Poggio Fearza nel Comune di Montegrosso Pian Latte abbiamo registrato 389.8 mm di pioggia, ma ben 325 in 12 ore. Sulle 6 ore Triora ha segnato 204.6 mm, poi ha smesso di funzionare» aggiunge Giannoni.

A favorire questo tipo di condizione il cosiddetto effetto Stau, che si genera tutte le volte in cui le correnti atmosferiche impattano perpendicolarmente contro una catena montuosa, con una ventilazione che ha bloccato la pioggia per ore lì, al confine tra Liguria, Piemonte e Francia, fino a che il Libeccio non ha aiutato a portare via la perturbazione.

Le valutazioni sul Roya sono più complicate perché il bacino è diviso tra Italia e Francia e quando arriva in Liguria il fiume è già di una certa dimensione.

Eventi del genere vanno a deformare il territorio in modo permanente a partire dalle frane e dai rimodellamenti degli alvei (il cosiddetto cut-off, con la piena che tende a fare meno strada possibile, tagliando le anse).

Strade disastrate, poca prevenzione e pochi geologi sul territorio

Andrea Guardiani, geologo e consigliere con delega alla protezione civile del Comune di Castellaro (autore delle immagini di questo articolo), ha percorso il territorio disastrato della Valle Argentina post evento: «La situazione sul territorio è drammatica: in più casi si sono verificate erosioni che hanno fatto franare le strade provinciali. Alcune località sono rimaste completamente isolate e senz’acqua a causa del danneggiamento delle condutture».

Per alcune situazioni è stato più semplice ripristinare in via provvisoria i collegamenti, come a Badalucco e Montalto Carpasio, per Triora è stato necessario utilizzare l’elicottero per portare i generi di prima necessità e il ripristino della provinciale 548 (l’unica via per raggiungere la località) non sembra così immediato.

Un evento che lascia ferite sul territorio destinate a restare a lungo. «Il terreno, saturo, sta rilasciando gran parte dell’acqua verso valle. I Comuni si stanno attivando con geologi esterni, verificando la consistenza delle frane in questi primi momenti post evento in modo da avere delle schede aggiornare per stimare un quadro economico per gli interventi», aggiunge Guardiani.

La valle Argentina, la più colpita insieme alla val Roya è un’area idrogeologicamente sensibile, molte zone rientrano negli studi di piano di bacino. «Abbiamo avuto esondazioni che non si ricordano così cospicue, neanche nel 2000 era accaduta una cosa simile».

Per la val Roya il discorso è un po’ diverso: «Il bacino è molto più grande – afferma Guardiani – inoltre l’apertura delle dighe può aver influito».

Ci vorranno comunque mesi per ripristinare i danni in modo adeguato: «Serve una gestione quasi commissariale della situazione – sostiene Guardiani – perché per esempio per l’evento di novembre e dicembre 2019 i lavori sono iniziati ad agosto e non sono ancora completamente finanziati. Serve velocità. Non possiamo affrontare l’autunno con strade provvisorie». I Comuni dell’imperiese, tutti molto piccoli, non hanno i fondi neanche per la progettazione dei lavori di ripristino.

Oggi anche l’imperiese soffre dell’abbandono dei terreni marginali. La mancata coltivazione e manutenzione dei versanti provoca gran parte delle frane sul territorio, con tronchi e rocce che vanno a riempire gli alvei.

Torna, come ogni volta che accade un evento idrogeologico con danni di questo tipo, il problema dell’assenza di prevenzione e il taglio di enti come le Comunità Montane secondo Guardiani non è stato lungimirante: «I soldi per la prevenzione sarebbero comunque inferiori a quelli che si spendono per le emergenze. Le Comunità Montane per esempio non sono state sostituite e non c’è più quel presidio del territorio».

Anche i geologi sono rari: «Non esiste il geologo di zona – fa notare Guardiani – in tutta la provincia di Imperia solo il Comune di Sanremo ne ha uno fisso, gli altri Comuni si rivolgono a persone esterne, ma così non si fa programmazione a livello comunale».

 

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.