Il Meyer di Firenze e il Gaslini di Genova insieme per la cura dei bambini. È quanto prevede un accordo firmato oggi dai due direttori generali, Alberto Zanobini per l’Aou Meyer e Paolo Petralia per l’Irccs Giannina Gaslini.

Da oggi queste due eccellenze della pediatria italiana collaboreranno su temi relativi alla salute, alla didattica, alla ricerca e all’innovazione nel campo pediatrico, focalizzando la propria collaborazione nel settore delle cure rivolte sia ai neonati, sia ai bambini e agli adolescenti.

L’accordo prevede, per cominciare, l’organizzazione di workshop e gruppi di lavoro finalizzati a costruire una base di conoscenze comuni e a definire indicatori condivisi di sostenibilità. Verrà inoltre esplorata la possibilità di collaborazioni per stabilire indicatori di risultato e parametri di riferimento (benchmarking) concernenti le condizioni mediche pediatriche. Importante sarà inoltre il tandem per favorire e organizzare la mobilità di ricercatori e medici nel quadro della cooperazione per formazione e specializzazione attraverso fondi nazionali ed europei. Meyer e Gaslini, per esempio, potranno collaborare per favorire la mobilità di medici e ricercatori tra le due realtà, con la definizione di una convenzione per il riconoscimento reciproco di corsi di formazione. Un comitato di controllo paritetico composto da due membri di entrambi gli istituti si occuperà del follow-up dell’accordo, implementandolo e potenziandolo secondo gli spunti che emergeranno nel tempo.

«L’accordo lega due grandi istituzioni storiche della pediatria italiana – spiega Zanobini – Grazie a questa intesa potremo favorire scambi di ricercatori e medici e una messa in rete del nostro rispettivo know how, con l’intento condiviso  di potenziare sempre più cura e assistenza per bambini e ragazzi».

Aggiunge Petralia: «Potenziare collaborazioni e studi congiunti rappresenterà un valore aggiunto alla condivisione di ideali e missioni propri dei nostri enti, tanto da immaginare un percorso di crescita ulteriore sia professionale che nell’accoglienza e nella presa in cura, anche delle famiglie dei nostri piccoli pazienti».

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