L’apporto del sistema bancario italiano allo sviluppo economico e finanziario del paese è frenato sia dalla burocrazia italiana sia dalla normativa europea, più adatta alle caratteristiche dei sistemi economici del Nord Europa che al nostro. Lo ha spiegato Edoardo Fantino, direttore generale di Banca Passadore & C, all’incontro su “Essere rilevanti sul territorio, sviluppo economico-finanziario e nuove opportunità” che si è svolto ieri sera nell’ambito del Festival della Comunicazione di Camogli.

Fantino ha ricordato le difficoltà di ordine burocratico incontrate dal sistema bancario in occasione dei finanziamenti con garanzia statale per l’emergenza Covid, e ha previsto gravi difficoltà per l’Italia, con l’entrata in vigore delle nuove norme imposte dalla Bce per i crediti incagliati.

Edoardo Fantino

«Io sono fortemente europeista – ha premesso il direttore generale di Banca Passadore – ma purtroppo la normativa europea è disegnata sull’Europa del Nord, su un’economia totalmente diversa dalla nostra. Basti considerare che sul pil in Italia le pmi incidono per il 20%, in altri paesi non è così. Questa forza, che è tipica dell’Italia, in situazioni come questa viene colpita perché le norme europee impediscono o rendono particolarmente complesso per le banche finanziare le pmi, richiedendo alle società dei ratios che queste non hanno, per cultura, per struttura, per abitudine. Pochi giorni fa Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ha detto che con l’entrata in vigore  del  Provisional Calendary, il nuovo sistema previsto dall’Europa per gli accantonamenti sugli sconfinamenti, scoppierà una bomba atomica, per le banche e i loro clienti. Faccio solo un esempio. In base al nuove regime, che riguarda già i  fidi concessi o aumentati da una certa data in poi,  un privato che ha un mutuo con una banca da 100 mila euro e che paga regolarmente, quindi è, come si dice, in regolare ammortamento, se sconfina di 100 euro per 30 giorni consecutivi va messo in npl. Quindi non troverà più credito. Quanto alle aziende, se uno ha un fido di 30 mila euro e sconfina di 300 euro dopo 30 giorni va in npl: questo vuol dire rovinare un’azienda, fare perdere posti di lavoro».

«Inoltre – ha aggiunto Fantino – la Bce spinge tantissimo sulle fusioni nel sistema bancario. Anche qui scimmiottando l’Europa del Nord. Secondo me è una strategia negativissima. Fondere le banche, ridurre il loro numero riduce la concorrenza, e soprattutto riduce l’occupazione: le banche che vengono acquistate o fuse perdono servizi centrali e sportelli e, ragione ancora più importante, il centro decisionale si allontana fortemente dal loro territorio. Se una banca di Roma compera una banca di Genova le decisioni vengono prese a Roma e non più a Genova. Lo so che l’Europa ama le valutazioni dei crediti in basse agli screening e ai ratios ma questo è un sistema per cui l’Italia non è ancora preparata. Queste ragioni messe insieme hanno portato conseguenze abbastanza evidenti. Negli ultimi trenta anni la Liguria ha perso otto banche. Siamo rimasti due banche, Carige e Passadore. Carige, che ha passato un momento complicato –  speriamo che oggi ne stia uscendo, con un nuovo azionariato e nuova governance –  è stata una banca importantissima per il territorio sia sotto il profilo economico sia per la sua fondazione, che operava sul piano culturale e sociale. Per quanto riguarda Banca Passadore, dico solo che negli ultimi 20 anni abbiamo decuplicato i volumi, siamo presenti in 8 regioni e secondo me abbiamo fatto i migliori bilanci nella storia della banca in questi ultimi anni – una storia di 134 anni – per alcune ragioni fondamentali: un azionariato stabile, una governance molto chiara, con una parte dei manager di famiglia e una parte non di famiglia, un forte investimento informatico fatto a suo tempo, e chi arriva oggi a investire nell’informatica arriva tardi, una catena decisionale cortissima che ti tiene vicino la territorio, e un’attenzione spasmodica al credito a ai ai costi»

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