Dal business plan alla consulenza fiscale, così il Clp aiuta le imprese anche in tempo di Covid

Il Servizio competitività imprese del Centro ligure produttività taglia il traguardo dei tre anni di attività, oltre 700 imprenditori seguiti all'anno

Oltre 700 aspiranti imprenditori all’anno hanno ricevuto il supporto del Servizio competitività imprese della Camera di commercio di Genova, che proprio in pieno lockdown ha tagliato il traguardo dei tre anni di attività.

Oggi in camera di commercio il webinar per presentare il bilancio dei tre anni di Clp

Lo sportello, gestito dal Centro ligure produttività dell’ente camerale, nasce in realtà nel 1994 come Servizio Nuove Imprese. Ora, grazie al contributo della Fondazione Carige, è aperto sia agli aspiranti manager sia alle imprese o ai lavoratori autonomi già in attività, con l’obiettivo di aiutarli a restare competitivi sul mercato, anche in piena pandemia: durante i mesi di fermo imposto dal governo, l’attività del Clp non si è mai fermata e ha offerto il proprio aiuto, finora, a un centinaio di imprenditori: «Quest’anno si era aperto con un afflusso massiccio di richieste – spiega il referente Matteo Gatto – poi, il lieve calo dovuto allo scoppio della pandemia. Dopo la leggera contrazione registrata a marzo, ci siamo ripresi e siamo riusciti a offrire i nostri servizi di consulenza e formazione con strumenti digitali, come webinar e videochiamate».

Burocrazia, accesso al credito, fiscalità. Su questi temi gli imprenditori e aspiranti tali – principalmente tra i 35 e i 50 anni d’età – si rivolgono allo sportello camerale per chiarire dubbi e ricevere delucidazioni. «Durante il lockdown il 90% delle richieste ha però riguardato la liquidità – precisa Gatto – e tutte le possibilità offerte dai decreti Rilancio, Crescita, eccetera. Alle imprese che invece ci chiedevano come reinventarsi per riuscire a mantenere a galla il proprio business, la risposta è stata quasi sempre la stessa: digitalizzazione». A tutto ciò si affianca poi il tema dell’idea imprenditoriale e di come svilupparla con un solido business plan: «Non bisogna partire con il piede sbagliato – sostiene Paolo Momigliano, presidente di Fondazione Carige – Per questo è fondamentale esaminare il business plan e, talvolta, disincentivare quei progetti che non hanno le gambe per camminare. Il lavoro di screening eseguito dallo sportello camerale è importante e altrettanto utile per evitare che vengano fatti investimenti su progetti che non porterebbero alla realizzazione dell’obiettivo».

Non è il caso Gymage, Kilo e Riviera Design, tre imprese genovesi aperte a ridosso del lockdown che sono riuscite a mantenere vive la rispettive attività, anche grazie al supporto del Clp: «Abbiamo sostenuto queste e altre aziende nascenti che hanno avuto il coraggio di intraprendere un percorso imprenditoriale in un periodo non facile – afferma Luigi Attanasio, presidente della Camera di commercio genovese – Si tratta di giovani realtà aziendali che, come altre, hanno capito che il business del futuro deve basarsi anche su paradigmi come il sociale e soprattutto la sostenibilità».

Da sinistra: Olga Terchenko, Aurora Maurizio, Matteo Fallabrino

È il caso di Kilo la sfuseria del vicolo, una piccola drogheria del centro storico di Genova specializzata in alimenti artigianali e bio, che non prevedono imballaggi in plastica: «Quando è scoppiata la pandemia la mia impresa era nata da circa un mese – spiega la titolare Olga Terchenko – Di fronte a me si sono dunque aperte due strade: chiudere o provare ad andare avanti, continuando a cercare clienti e soddisfarli. Ho cercato di organizzarmi al meglio con le consegne, spinta della voglia di fare qualcosa di buono e di contribuire nel mio piccolo alla diffusione di comportamenti più sostenibili». Ci è voluto un anno di tempo per trasformare il progetto di Terchenko in un negozio vero e proprio: «La parte più difficile e lunga, ma nello stesso tempo anche la più bella, è la ricerca dei fornitori e dei prodotti giusti da proporre ai clienti», precisa la titolare.

Si occupa invece di tutt’altro un’altra giovane imprenditrice, Aurora Maurizio, una  personal trainer che ha deciso di avviare una palestra particolare: «Da personal trainer ho notato che moltissime persone non si sentono a proprio agio in palestra – spiega – principalmente per differenze d’età, di fisico o di obiettivi. E per questo in molti casi abbandonano il proprio allenamento. Da qui ho deciso di creare Gymage, una palestra che prevede allenamenti per fasce d’età e per necessità. Vuole essere inclusiva: è per tutti, non per molti». Il progetto iniziale è saltato quasi subito per via del lockdown: «Ci siamo riorganizzati e abbiamo ricalibrato i nostri obiettivi – racconta Maurizio – Abbiamo iniziato a fornire servizi nuovi, per esempio siamo stati i primi sul territorio genovese a proporci anche online. Ora stiamo proseguendo su questa linea, oltre che ad aver avviato gli allenamenti in palestra».

Ad avvalersi della forza del web anche Matteo Fallabrini, co-fondatore di Riviera Design, azienda che realizza mobili in pietre naturali esclusivamente a incastro, senza colle e viti: «Il settore del design è fermo per la prima volta da decenni, basti pensare che il Salone del Mobile ha saltato l’edizione 2020 e non succedeva dalla Guerra – racconta – In questo momento per fortuna abbiamo un riscontro locale molto buono: in generale le vendite online nel design sono triplicate durante il lockdown, penso grazie al fatto che la gente, stando molto in casa, si sia resa conto di quanto la propria abitazione sia importante, una cosa che si stava perdendo. Ma per avere una vetrina in tutto il mondo è fondamentale anche per noi appoggiarsi a piattaforme online internazionali».

Internet come mezzo per farsi conoscere a livello globale, ma non solo: «La pandemia ci ha insegnato che esistono altre forme e modi per essere interattivi – ricorda Attanasio – Siamo sempre stati avanti in tema digitalizzazione, penso solo al sistema Infocamere, che è tra i più efficienti d’Europa. L’auspicio è che tutte le aziende facciano sempre più ricorso al cosiddetto “cassetto digitale”, accedendo alla propria documentazione da casa senza necessariamente recarsi di persona alla camera di commercio. Bisogna prima di tutto acquisire questa cultura: noi siamo abbastanza avanti, ma vorremmo fare ancora meglio».

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