Confartigianato Genova compie 75 anni: premi per aziende storiche e l’artigiano più giovane

Le storie degli artigiani, come quella di Gian Paolo Picasso, 19 anni, dell'azienda Picasso campane, che vuole portare avanti la tradizione di famiglia

Confartigianato Genova spegne 75 candeline e lo fa con un francobollo celebrativo, ma anche premiando coloro che costituiscono l’ossatura dell’associazione, dal più . Fondata il 25 aprile 1945, il giorno stesso della Liberazione, quando un gruppo di partigiani-artigiani sostituitì motu proprio la corporazione fascista con la Associazione artigiani della provincia di Genova, costituendo il primo nucleo associativo del dopoguerra in Liguria e in Italia. In seguito partecipò attivamente alla fase di ricostruzione dello sviluppo associativo e al pieno consolidamento democratico con la nascita, a livello nazionale, dell’Associazione generale dell’artigianato italiano, divenuta poi Confederazione generale dell’artigianato italiano (Cgia), ora Confartigianato Imprese. Aderendo alla realtà nazionale, l’Associazione artigiani della provincia di Genova fu la prima in Italia ad avviare il proprio progetto di rappresentanza e tutela degli artigiani.

Premiate le imprese che vantano il maggior numero di anni di attività a Genova. Si tratta di Andrea Carratino da 75 anni, Vittorio Arvigo e Luigia Gambetta da 65, Vincenzo Ciliberti da 54, Sminteo Chimica da 50, Claudio Graziani da 48, Gerolamo Calcagno da 46, Franco Sacile da 44, Antonio Fuschillo da 43, Emilia Angeli e Angelo Bergantin da 40, Francesco Campanella da 38.

Luigia, detta Lia Gambetta alle soglie dei 92 anni, ha fondato la Liapull, azienda che oggi produce prodotti di cachemire di alta qualità, pezzi unici. «Mi è sempre piaciuta la moda – racconta – dopo che ho finito gli studi mi sono messa a fare le maglie e ho continuato. Mi piace ancora adesso. Ora i miei figli Fiorella e Mirko Ghignone portano avanti l’attività».

«Mia mamma ha iniziato con la macchinetta manuale – ricorda Fiorella Ghignone – poi è arrivata l’innovazione tecnologica e, nonostante le mani siano ancora fondamentali, oggi le lavorazioni sono fatte con macchine elettroniche». Oggi sono circa una sessantina i dipendenti, la sede genovese è a Granarolo e di notte si può notare perché illuminata con le luci che ricordano la bandiera italiana. «Abbiamo installato l’impianto quando abbiamo ristrutturato e ampliato l’edificio del 20%. Volevamo fare una cosa nuova, ma è diventata anche una forma di pubblicità» aggiunge Ghignone.

Fiorella Ghignone e Lia Gambetta

Vittorio Arvigo e la moglie Silvia Sirito non hanno avuto la stessa fortuna. I figli non hanno voluto proseguire con l’attività della ditta Arvigo srl, che costruisce impianti ausiliari in campo navale, militare, mercantile e da diporto con il proprio marchio registrato Argometer. «Mio padre – spiega Arvigo – ha fondato l’azienda, poi il testimone è passato a me e mia moglie e ora abbiamo ceduto il timone ai dipendenti. Dopo tanti anni non potevamo chiudere, abbiamo clienti in tutto il mondo, persino in Australia».

Vittorio Arvigo e Silvia Sirito

Il padre di Vittorio Arvigo, Alfredo, inizia questa attività quando è ancora dipendente della Marconi, tra il 1925 e il 1930 (era stato a bordo del panfilo Elettra dello stesso Guglielmo Marconi), fornendo assistenza agli impianti delle navi della Società Italia di Navigazione. Successivamente apre, nel centro storico di Genova, una piccola bottega di riparazioni radionavali che viene distrutta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Verso la metà degli anni Cinquanta comincia a lavorare presso il laboratorio anche il figlio, Vittorio Arvigo, che inaugura insieme alla moglie la nascita della ditta individuale “Vittorio Arvigo”.

L’ultimo lavoro fatto da Vittorio è stato la timoneria della Cavour. Lui non ha più messo piede in azienda dopo la pensione, a differenza della moglie: «È rimasta una bella ditta – afferma Silvia Sirito – lavorano per la Cina, vanno avanti, il lavoro c’era e ci sembrava giusto dare una possibilità anche ai nostri dipendenti. Hanno anche assunto».

Gian Paolo Picasso

Chi si è appena affacciato nel mondo dell’artigianato, ma ha già le idee chiare è Gian Paolo Picasso, 19 anni, dell’azienda Picasso campane, nata nel 1594 come fonderia di campane. «Sin da piccolo volevo portare avanti la tradizione di famiglia. Oggi non abbiamo più la fonderia, ma ci siamo dati alla manutenzione, all’automazione o all’installazione di campane. Tante chiese oggi non sono più tanto disposte ad automatizzare per questione di costi, per questo soprattutto ci occupiamo di manutenzione. Vado sui campanili, lavoro con meccanica vecchia, roba elettrica, meccanica nuova». La clientela è principalmente ligure con qualche eccezione, come nel Lazio (Monte Compatri).

«Essere artigiani oggi è molto più complicato di prima – commenta Felice Negri, presidente di Confartigianato Genova – le tasse e la burocrazia sono ostacoli per l’attività Le prime sono la prima causa di chiusura, la seconda è opprimente».

In Liguria sono 43 mila le imprese artigiane, 22.500 nella sola provincia di Genova.

«Oggi i dati sono in calo – aggiunge Luca Costi, segretario di Confartigianato Liguria – ma non c’è stato quello sconvolgimento ipotizzato a causa del Covid». Scendono le iscrizioni, ma le cessazioni sono inferiori per esempio rispetto al secondo trimestre 2019 dove erano state 942, mentre nello stesso periodo del 2020 erano state 450. I giovani per esempio stanno aumentando grazie all’apprendistato».

«L’artigianato è importante perché trasversale – sostiene Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di Commercio di Genova – la forma artigiana dell’impresa rappresenta il modo in cui il singolo lavoratore partecipa alla creazione e alla lavorazione dei prodotti e va dalla manifattura alla gastronomia all’artistico, per fare un esempio. Quando ci si trova nei centri storici si possono trovare insegne simili a qualunque città, le botteghe artigiane invece caratterizzano davvero la produzione locale, tipizzano il paesaggio».

Grazie anche all’azione di Confartigianato Genova, il mondo artigiano ha potuto consolidare gradualmente la propria identità, anche dal punto di vista normativo: tra le più importanti conquiste degli anni Cinquanta, la disciplina giuridica delle imprese artigiane, la legge pensionistica, l’autonomia contrattuale. Molte di queste “trovarono gambe” proprio a Genova: la Cassa mutua artigiana (sciolta dopo la creazione della sanità pubblica), la cooperativa artigiana di garanzia, il riconoscimento del settore dell’autoriparazione. Negli anni Settanta, con il passaggio delle funzioni amministrative dello Stato, in materia di artigianato, alle Regioni, nasce la Federazione regionale dell’artigianato della Liguria, oggi Confartigianato Imprese Liguria, di cui l’Associazione artigiani di Genova è nucleo costitutivo fondante. Nel 2003, con la Legge quadro sull’artigianato approvata dalla Regione Liguria, vengono definitivamente sancite le peculiarità del settore.

Per celebrare il 75esimo anniversario della fondazione della Confartigianato Genova, anche l’emissione di un francobollo da parte del ministero dello Sviluppo economico e di Poste italiane. Il francobollo commemora proprio l’eroico gesto di quel gruppo di artigiani che, il giorno stesso della Liberazione, in un clima generale di festeggiamenti, decise di ricostituire immediatamente la propria associazione sciolta dal fascismo, guardando con lungimiranza al futuro e ponendo le basi per il riconoscimento dell’artigianato, attraverso la sua tutela e sviluppo e la presenza del ruolo delle organizzazioni sindacali nella Costituzione Italiana.

 

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