La Liguria conta la percentuale maggiore di costa sabbiosa occupata: è il 69,8%, che risulta concessa a stabilimenti balneari (1175), campeggi (273), circoli sportivi e complessi turistici. Per quanto riguarda la costa non fruibile perché inquinata, la regione è terza con il 7,3 per cento, superata da Sicilia (18,9 per cento) e Campania (15,5 per cento). A dirlo è l’ultimo rapporto Spiagge di Legambiente.

Altro record negativo è quello del comune di Alassio che insieme a Jesolo e Rimini è tra i Comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione: su 7 km di costa sono presenti 95 stabilimenti balneari con un’occupazione della costa pari all’88,2 per cento.

“Per quanto riguarda le spiagge date in concessione – si legge nella nota Legambiente – il paradosso è che con la legge regionale 13/2008 si è stabilita la porzione di litorale di libero accesso, ma ad anni di distanza dalla sua emanazione, non viene rispettata perché non prevede sanzioni per chi non la applica. I Comuni sarebbero obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari, né autorizzare interventi che eccedano l’ordinaria manutenzione.”.

«La nostra regione sta continuando a perdere la qualità del proprio paesaggio costiero − dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria − La forte urbanizzazione, la presenza di porti commerciali e turistici, i servizi e lo sviluppo industriale hanno ridotto lo spazio libero e fruibile per i cittadini e l’erosione costiera, con l’intensificarsi di fenomeni sempre più intensi come le mareggiate, stanno mettendo a dura prova questo ristretto spazio. È necessario rinaturalizzare e rigenerare dove possibile tratti di costa, evitare la costruzione di impattanti opere di difesa che non risolvono il problema, se non localmente spostandolo su tratti di costa limitrofi e portare le spiagge libere della Liguria al 40% come previsto dalla legge».

Ci sono anche le buone notizie: sempre più ricco il racconto di esperienze di gestione di qualità anche in Liguria nel rapporto di Legambiente. Tra le buone pratiche dell’estate 2020, Legambiente segnala Lido Idelmery – Arma di Taggia. Il Lido ha attuato, con l’Università di Savona, un progetto di gestione della Posidonia spiaggiata con cartelli esplicativi in tutto lo stabilimento. Nel 2018 ha sollecitato l’abbandono della plastica usa e getta, offrendo ai clienti che consumavano il pranzo in spiaggia, un kit di piatti e posate compostabili e ha realizzato insieme ai bambini dei clienti dei costumi per il carnevale di Arma fatti con rifiuti plastici.

Bagni Capo Mele – Laigueglia. Lo stabilimento ha partecipato a un progetto sperimentale con il Dipartimento del Territorio dell’Università di Genova che consisteva nella realizzazione di una sorta di parco con tutte le specie dunali autoctone che sono ormai quasi estinte in Liguria: il giglio di mare, il finocchio di mare, il papavero di mare e tutte le specie floreali che crescevano sulle spiagge prima che venissero costruiti gli stabilimenti balneari. Lo scorso anno la spiaggia è diventata anche museo. Si tratta del primo Museo della Spiaggia in Italia ed è un progetto che coinvolge più enti e università e terminerà nel 2022.

Spiaggia 20Riviera – Varigotti. È la spiaggia comunale libera attrezzata, a Finale Ligure. L’ingresso alla spiaggia, ai bagni, alle docce fredde e agli spogliatoi è gratuito per tutti. In questa spiaggia vengono serviti solo prodotti italiani e nel chiosco solo ingredienti stagionali, in gran parte provenienti da aziende agricole a km0. La spiaggia è eco-friendly e pet-friendly. La spiaggia non è artificiosa: è composta da materiali presenti in loco e rielaborati da onde e correnti.

Bagni Garibaldi – Finale Ligure. I bagni si distinguono perché completamente accessibili a persone con disabilità grazie a rampe e passerelle localizzate ovunque e hanno in dotazione la sedia per l’ingresso in acqua dei disabili. I titolari riescono a tenere aperto lo stabilimento per 8 mesi l’anno stabilizzando quasi tutto il personale con contratti a tempo indeterminato (una vera eccezione per la categoria).

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