Migliorano i dati del monitoraggio indipendente di Fondazione Gimbe relativi alla Liguria per la settimana 19-25 agosto: la regione è una delle quattro in cui la variazione dei casi rispetto alla settimana precedente è negativa -15. Anche dal punto di vista dei casi ogni 100 mila abitanti non ha più il primato, anche se gli 11,74 casi valgono comunque il settimo posto nazionale.

A livello nazionale invece si registra un incremento del 92,4% dei nuovi casi (6.538 contro 3.399), grazie anche all’aumento dei casi testati (309.127 contro 180.300). Relativamente ai dati ospedalieri si conferma il trend in crescita dei pazienti ricoverati con sintomi (1.058 contro 843) e di quelli in terapia intensiva (66 vs 58). In dettaglio:

Decessi: +40 (+0,1%)
Terapia intensiva: +8 (+13,8%)
Ricoverati con sintomi: +215 (+25,5%)
Nuovi casi totali: +6.538 (+2,6%)

Casi testati +128.827 (+71,5%)
Tamponi totali: +158.692 (+48,8%)

«Queste spie rosse – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – piuttosto che generare inutili allarmismi, devono infondere una comune consapevolezza sull’andamento dell’epidemia nel nostro Paese per mantenere alta la guardia, sia da parte delle Istituzioni che devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia da parte dei cittadini chiamati ad attenersi a tutte le misure di sicurezza, senza minimizzazioni di sorta».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus si assiste ad un aumento progressivo dei focolai con crescita esponenziale dei nuovi casi, siano essi autoctoni, da rientro di italiani andati in vacanza all’estero, o di importazione da stranieri.

Dei 19.714 casi attivi al 25 agosto il 91,8% si concentra in 11 Regioni: 29,4% dei casi in Lombardia (5.787); il 33,4% si distribuisce tra Lazio (2.284), Emilia-Romagna (2.189) e Veneto (2.119); un ulteriore 29% tra Campania (1.164), Piemonte (1.142), Toscana (1.039), Sicilia (947), Puglia (548), Sardegna (463) e Liguria (413). I rimanenti 1.619 casi (8,2%) si collocano nelle restanti 7 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dai 13 della Valle d’Aosta ai 342 dell’Abruzzo.

«Tutti questi numeri – spiega il presidente – non possono essere confrontati con quelli dei primi mesi dell’epidemia perché le dinamiche epidemiologiche sono completamente diverse. Dello tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese non abbiamo mai conosciuto la fase iniziale: il coronavirus circolava insidiosamente sottotraccia con migliaia di asintomatici che infettavano senza saperlo parenti, amici e colleghi di lavoro. Il lockdown rigoroso e prolungato ha ridotto la mortalità, gli accessi in ospedale e il numero dei nuovi casi, ma dal 3 giugno siamo di fatto “ripartiti dal via”».

Cartabellotta è ragionevolmente certo che non rivedremo le drammatiche scene di marzo/aprile perché oggi la situazione epidemiologica è attentamente monitorata. «Il servizio sanitario è ben organizzato e, dunque, non potrà esserci alcun effetto sorpresa. Ma non bisogna concedere ulteriori vantaggi al coronavirus, tanto più che i numeri riflettono sempre comportamenti di 3-4 settimane fa».

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