Avvio in lieve rialzo per Piazza Affari, per poi virare in negativo. Il primo Ftse Mib segna un progresso dello 0,23% a 19.136 punti. Positive anche le principali Borse europee. A Francoforte l’indice Dax ha iniziato le contrattazioni in progresso dello 0,5% a 12.374 punti, a Parigi il Cac 40 avanza dello 0,28% a 4.797 punti mentre resta sostanzialmente invariato a 5.897 punti l’indice Ftse 100 di Londra.

La Borsa di Tokyo termina la prima seduta del mese in sostenuto rialzo, interrompendo una
tendenza ribassista che andava avanti da 6 sessioni consecutive, con gli investitori che approfittano delle basse quotazioni delle azioni, mentre torna a svalutarsi lo yen, dando slancio ai titoli dell’export. Il Nikkei segna un aumento del 2,24%, a quota 22.195,38, con un guadagno di 485 punti.

Piazza Affari resta incerta dopo un avvio positivo, con l’indice Ftse Mib che scivola sotto la
parità (-0,45%), appesantito da Leonardo (-3,4%) e dai bancari, con Mediobanca che cede il 2,8% nonostante Morgan Stanley abbia alzato il target price a 9 euro. Il settore del credito, nella settimana delle trimestrali che si aprirà oggi con Ubi Banca, in decisa controtendenza (+2,4%), sconta i risultati deludenti di Hsbc e Socgen, con Banco Bpm che cede l’1,3% e Intesa l’1% mentre Unicredit è poco mossa (+0,2%). Male Eni (-1,5%), con
Morgan Stanley che ha tagliato il titolo dopo la sforbiciata ai dividendi “più alta delle attese”. Vendute anche Hera (-1,9%) e Inwit (-1,9%), così come Pirelli (-0,9%) e Tim (-0,8%). Dall’ altra parte del listino si mette in luce Ferrari (+1%) in attesa dei conti e FinecoBank (+2,3%). Pesante Cattolica (-2,4%) dopo che la magistratura l’inchiesta della magistratura per illecita influenza sull’assemblea da parte di alcuni vertici.

Euro in lieve calo sul dollaro in avvio di settimana. La moneta unica europea passa di mano a quota 1,1757 contro il dollaro a fronte del valore di 1,1786 di venerdì sera a New York. Sullo yen la moneta unica passa di mano a quota 124,5.

Avvio di settimana in calo per le quotazioni del petrolio tra aumento di produzione, segnali di incertezza che continuano ad arrivare dall’economia e le tensioni politiche Usa – Cina che non accennano a diminuire. Il greggio Wti cede così lo 0,5% poco sopra i 40 dollari al barile
(40,05 dollari) il Brent scivola dello 0,3% a 43,38 dollari.

Spread Btp/Bund a 160 punti base, con il rendimento del Btp italiano a 1,07%.

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