Sib-Confcommercio, Sindacato Italiano Balneari della provincia di Genova, interviene con una nota sulla questione delle concessioni demaniali marittime.

«Si ripete, ormai da diversi anni – si legge nella nota – la polemica contro i balneari italiani innescata da alcuni giornalisti e da esponenti politici di basso profilo in cerca di visibilità. Dice Massimo Stasio, Presidente Sib-Confcommercio Sindacato Italiano Balneari della provincia di Genova: “L’accusa più frequente che viene mossa alla nostra categoria è quella di pagare allo Stato canoni irrisori. Premesso che non è certo l’inquilino che deve sollecitare il padrone di casa ad aumentare il canone di affitto, ricordiamo che dal 2007, anno in cui sono stati modificati i canoni demaniali, le nostre Associazioni di categoria cercano un confronto con i vari Governi che si sono succeduti per definire un riordino in materia di canoni demaniali ed è dal 2010, anno di recepimento della Direttiva Bolkestein, che chiediamo una Legge Quadro in materia di concessioni demaniali marittime”. “Siamo stufi – afferma Stasio – di subire il gioco di una politica incapace di affrontare i problemi in maniera organica professionale e trasparente e che si affida ad “articoli” e “commi” inseriti in quei “Decreti Omnibus” che sono diventati l’unico strumento per tamponare le criticità che emergono in tutti i settori del vivere quotidiano in Italia”».

«L’altro argomento di polemica – prosegue la nota – è quello con la Comunità Europea e con le varie Direttive che incidentalmente o parzialmente possono essere ricondotte alla materia delle concessioni demaniali marittime in Italia. “A questi novelli esperti di diritto europeo – prosegue Stasio – ricordiamo:

Che la tutela del “legittimo affidamento” di coloro che hanno confidato su leggi e provvedimenti amministrativi (come nel caso dei balneari) è salvaguardato proprio dal Diritto Comunitario;

Che all’art. 56 della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulle concessioni balneari si evidenzia che il diritto di cui sopra può essere assicurato mediante una ulteriore durata delle concessioni medesime;

Che la proroga non può essere “automatica e generalizzata” ed è per questo che i Comuni devono effettuare una apposita istruttoria amministrativa sui requisiti soggettivi prima di concederla;

Che sarebbe opportuna, come da noi sempre richiesto, non un’unica ma una pluralità di scadenze delle concessioni per meglio aderire al principio del “caso per caso” previsto sempre dalla sentenza della CGUE”.

Ecco perché questi ipocriti campioni di europeismo non riescono a spiegare perché in questi ultimi due anni la Commissione Europea ha avviato ben 35 procedure di messa in mora a carico del nostro Paese ma non sulla proroga delle concessioni per 15 anni varata nel 2018 con la legge 145”.

«In definitiva – conclude il Presidente dei balneari della provincia di Genova – dopo anni di queste polemiche sorge il legittimo sospetto che alcuni dei nostri critici non siano semplicemente disinformati ma dolosamente intenti a demolire e a mortificare un intero settore del nostro “made in Italy”. Forse qualcuno vuol favorire la sostituzione di 30 mila aziende familiari con il grande capitale finanziario così come è stato fatto con i negozi di vicinato distrutti dalla grande distribuzione. E’ un disegno folle che combatteremo perché difendendo le nostre aziende e il nostro lavoro tuteliamo la competitività del nostro Paese e perché nel settore dei servizi alla persona non serve il grande capitale ma serve il calore, la confidenza, l’amicizia garantite dalle nostre piccole aziende a carattere familiare».

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