«La Corte dei Conti boccia, senza appello, la giunta Toti sulle società partecipate. Una gestione che si è dimostrata, fin da subito, l’esatto contrario di quanto annunciato inizialmente da questa maggioranza». È quanto si legge in una nota del gruppo Pd in Regione Liguria.

«Toti aveva promesso interventi di razionalizzazione contro quelli che il centrodestra aveva più volte definito carrozzini pubblici – prosegue la nota – ma come dimostrano i pesantissimi rilievi fatti nell’ultima parifica della magistratura contabile è andata molto diversamente. Secondo il procuratore Claudio Mori, infatti, la Ragione con la giunta Toti ha gestito le partecipate “in modo non economico, senza una valutazione delle risorse investite” e non ha adempiuto alle norme statali in materia di razionalizzazione delle partecipazioni. Nel caso del parco tecnologico della Valbormdia la procura sostiene che siano stati consumati 6 milioni di euro in assenza di alcun vantaggio per la collettività.

Il gruppo consiliare del Pd precisa che «sempre secondo la Corte dei Conti, la Regione usa le partecipate per eludere i limiti di finanza pubblica per le consulenze, affidando le stesse consulenze alle proprie società in-house che a loro volta le affidano all’esterno. Due casi emblematici sono quelli di Liguria International e Liguria Ricerche, quest’ultima, nel 2018, ha speso in consulenze 374 mila euro a fronte di un costo sociale totale di 779 mila euro. Non solo. La Regione, in questi anni, ha utilizzato risorse pubbliche “per risolvere problemi di carattere economico-finanziario” delle partecipate. La finanziaria Filse, si legge nella relazione della Corte dei Conti, viene utilizzata per raggiungere risultati “che altrimenti sarebbero vietati, dando luogo a un fenomeno palesemente elusivo”. Molto spesso, infatti, scrive nella sua relazione il procuratore Mori, “le risorse pubbliche sono volte a risolvere i problemi di carattere economico-finanziario delle partecipate attraverso un intervento di Filse, che fornisce liquidità” per “garantire la sopravvivenza delle società stesse, quindi, in palese violazione del principio di economicità della scelta”. La Corte dei Conti punta il dito contro “la totale mancata considerazione del criterio della ragionevolezza economica” di molte operazioni legate alle partecipate, rilevando un “abuso dello strumento societario” e la “mancata trasparenza delle scelte effettuate, laddove lo strumento societario è utilizzato per eludere vincoli di finanza pubblica,ovvero per aggirare le più stringenti regole del mercato”»

Un caso emblematico, secondo il Pd,  è «l’aggregazione Ire-Ips, operazione per la quale la Regione ha contratto un mutuo per ripianare debiti di terzi. Anche qui le parole della Corte sono durissime: l’aggregazione, definita “palesemente elusiva” si configura, secondo i giudici, “come un mero artificio per finalità indebite e prive di ragionevolezza”, tanto che gli stessi magistrati contabili liguri ravvisano anche una violazione della legge sugli aiuti di Stato, sollevando la questione di pregiudizialità comunitaria alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Di fronte a una relazione di questo tipo anche il politico più spregiudicato si andrebbe a nascondere per la vergogna».

 

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