L’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e Intellimech, consorzio di ricerca meccatronica promosso più di 10 anni fa da Kilometro Rosso e Confindustria Bergamo, finalizzato alla ricerca nell’ambito delle tecnologie avanzate, hanno siglato un accordo per la creazione di un laboratorio congiunto.

Si tratta del JOiiNT Lab – Robotic Intelligence League Bergamo e opererà sui temi della robotica e della meccatronica per applicazioni in ambito industriale.

Le attività che si svolgeranno nella sede genovese di Iit e nel campus di Kilometro Rosso, dove verrà allestita la sede operativa a settembre, hanno l’obiettivo di rinforzare il sistema industriale del Paese con l’innovazione, il principale volano di rilancio per risollevare l’economia nazionale.

Intellimech e IIT sono affiancati in questa iniziativa da Confindustria Bergamo, Kilometro Rosso e dall’Università di Bergamo. A sostegno diretto del laboratorio congiunto ci sono nove aziende aderenti al Consorzio Intellimech: Abb, Brembo, Cosberg, Elettrocablaggi, Fassi, Giovenzana International, SDF, SIAD, Valtellina.

L’investimento previsto di 5,2 milioni di euro, di cui 1,9 milioni di euro in capo a Iit e 3,3 milioni in capo al “Sistema Bergamo” – che include tutti i soggetti coinvolti nel laboratorio congiunto e le nove aziende aderenti – permetterà di contare sull’impegno di diverse professionalità: 15 ricercatori e una decina fra ingegneri, specialisti di elevata formazione e dottorandi provenienti da Kilometro Rosso e dalle imprese, per un totale di circa 25 operatori complessivi che svolgeranno l’attività sotto la supervisione dei ricercatori Iit, operanti nel campo della robotica avanzata, coinvolti nell’iniziativa: Antonio Bicchi, Nikolaos Tsagarakis e Arash Ajoudani, alcuni dei Principal Investigator di Iit più attivi nella ricerca sui sistemi robotici avanzati a livello internazionale.

JOiiNT Lab vuole essere un ambiente di maturazione tecnologica in cui le tecnologie di Iit e le esigenze delle imprese si incontrano. Nel contesto della fase 3 dell’emergenza sanitaria, il laboratorio congiunto si configura come uno strumento per velocizzare il processo di innovazione del sistema industriale. Tra i primi obiettivi, lo sviluppo di una piattaforma di embodied artificial intelligence (EAI), che troverà applicazioni sul campo secondo le indicazioni delle imprese partecipanti al progetto. Successivamente, procedendo a integrare le tecnologie più avanzate e a valorizzarle in contesti industriali, sarà possibile sviluppare tecnologie che troveranno applicazione in diversi settori del manifatturiero principalmente nei seguenti campi di impiego: manipolazione, controllo remoto, movimentazione, esoscheletri, sistemi di visione. Una delle attività sulle quali si concentreranno gli sforzi dell’iniziativa congiunta sarà lo sviluppo di metodi di smart working remoto per il controllo degli impianti industriali in modo che, nel caso di una nuova situazione di emergenza sanitaria, si possano mantenere operative le attività produttive senza rischi per i lavoratori e riducendo l’impatto negativo sul tessuto economico del Paese.

Giorgio Metta

«L’investimento di Iit in robotica ha portato l’istituto ai massimi livelli mondiali − commenta Giorgio Metta, direttore scientifico Iit − La qualità tecnologica raggiunta ha ormai il suo sbocco naturale nell’industria. L’Italia ha un tessuto industriale di primaria importanza nel quale la robotica può portare ulteriore innovazione e competitività in tempi molto brevi. Il laboratorio congiunto con Intellimech in questo momento storico offre una concreta possibilità di rilancio del nostro Paese, grazie a un programma di ricerca e sviluppo solido e concreto svolto a stretto contatto con le aziende. Ci aspettiamo ottimi risultati da questo progetto. Avere un impatto positivo sul nostro tessuto produttivo è una delle missioni di Iit e crediamo che in questa fase di profonda crisi economica questo tipo di investimenti possano fare la differenza».

Per Antonio Bicchi, responsabile della linea di ricerca Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation in Iit, e tra i principal investigator referenti del laboratorio congiunto, «l’attività congiunta con un consorzio che aggrega realtà industriali nel campo dell’hi-tech di questa portata ci permetterà di portare a una maturità ancora superiore le tecnologie sviluppate nei nostri laboratori, generando un forte impatto sul sistema produttivo con nuove opportunità di sviluppo, e concretizzando gli sforzi dei nostri team di ricerca internazionali. Una delle più grandi soddisfazioni per un ricercatore è vedere che i propri progetti, una volta inseriti in un contesto reale, sono in grado di migliorare la vita delle persone innovando e ottimizzando la produttività delle aziende».

Gli obiettivi principali del laboratorio congiunto saranno proprio l’individuazione, lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie in ambito robotica avanzata sviluppate da Iit con lo scopo di trasferirle alle realtà tecniche e produttive del parco industriale del “Sistema Bergamo”. Inoltre, la formazione di figure professionali di alto livello grazie al trasferimento delle competenze scientifiche e tecnologiche di Iit e infine la valorizzazione dell’industria hi tech della provincia per promuoverne la diffusione a livello nazionale e internazionale.

«La costituzione di JOiiNT Lab – commenta il presidente di Intellimech Gianluigi Viscardi – rappresenta un punto di svolta per Intellimech e per i propri soci. Investire oggi nell’intelligenza artificiale e nella robotica significa promuovere una delle tecnologie di maggior impatto nelle nostre imprese che può portare sensibili innovazioni di prodotto e di processo, nonché rendere il territorio e le nostre imprese più attrattive. La partnership con un attore prioritario della ricerca come Iit ha proprio l’obiettivo di rendere fruibili alle nostre imprese le migliori tecnologie disponibili, in particolar modo alle pmi che senza realtà di aggregazione come Intellimech avrebbero difficoltà ad accedervi».

Sottolinea il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia: «Questa iniziativa ci ha visto convinti promotori fin dalle sue fasi iniziali per la sua grande valenza strategica: è un ulteriore passo nella attuazione della nostra vision territoriale, che è quella di consolidare il nostro primato come uno dei poli più rilevanti in Europa del manifatturiero nei settori ad alta e media tecnologia. L’emergenza sanitaria e l’attuale difficile ripartenza rendono ancora più pressante l’accelerazione di questi processi. In questo senso la nascita del laboratorio congiunto, che favorirà un significativo salto di qualità di tutto l’ecosistema dell’innovazione, diventa anche il simbolo della volontà di ripresa del territorio e della sua capacità di collaborare su obiettivi comuni».

Un effetto atteso è anche il rafforzamento delle competenze specialistiche e la loro diffusione per contaminazione a tutto il sistema territoriale. Questo laboratorio congiunto, diciottesimo per Iit, è il secondo fuori dalle sedi istituzionali dell’istituto di ricerca (12 centri in Italia, oltre ai quattro laboratori centrali di Genova) e rappresenta un unicum per dimensione e strategicità, rendendolo la base ideale per la proiezione di Iit verso il supporto dell’industria lombarda e nazionale.

«Con il JOiiNT LAB – rileva il direttore di Kilometro Rosso Innovation District Salvatore Majorana – abbiamo raggiunto un traguardo al quale lavoriamo da alcuni anni: fare sistema attraverso i territori legando le eccellenze del Paese. È questa la missione di Kilometro Rosso e poter accogliere il laboratorio nei nostri spazi è un segno di impegno e dedizione che ha radici lontane. Seguo il progetto da quando ero ancora in Iit, e ritrovare tanti amici, tra i migliori robotici del mondo, è una vera soddisfazione. A questo aggiungo la riconoscenza per i partner Promotori con cui abbiamo costruito la squadra operativa, e un ringraziamento speciale al presidente Bombassei che ha da subito creduto alla possibilità di creare un grande progetto di aggregazione come questo».

«Il laboratorio congiunto – conclude infine Remo Morzenti Pellegrini, rettore dell’Università degli studi di Bergamo – è una risorsa preziosa che valorizza la ricerca e favorisce un meccanismo virtuoso di trasferimento tecnologico e di saperi tra i vari attori dell’iniziativa. Un motore d’innovazione che avrà benefici positivi non solo per l’Università degli studi di Bergamo, ma per tutto l’ecosistema territoriale: il laboratorio potrà fare da acceleratore alla crescita economica e industriale della provincia e diventare una buona pratica nel campo della ricerca applicata».

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