Occorre «da un lato, definire e validare i protocolli sanitari per consentire il riavvio per gradi di questo mercato (già ripartito, ad esempio, in Germania dal 1 giugno con le prime crociere fluviali); dall’altro, supportare in via prioritaria i soggetti imprenditoriali medi e piccoli che – come le agenzie marittime specializzate – nei porti vivono solo di servizi al settore crocieristico e che, in alcuni casi, terminata nel novembre scorso la stagione 2019, non hanno prospettive di traffico (e reddito) fino alla stagione 2021». È quanto si legge in una nota di Federagenti, il cui presidente, Gian Enzo Duci, ha partecipato insieme agli altri soggetti del settore al confronto con il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli.

Federagenti precisa che «Nel 2020 le navi da crociera avevano previsto 4800 scali nei porti italiani per movimentare quasi 13 milioni di passeggeri. Circa due terzi di questo mercato è già stato azzerato e non esistono grandi speranze di salvarne il resto

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