Cia Savona sollecita un intervento dell’assessore regionale Stefano Mai per modificare le percentuali stabilite dal cosiddetto taglio d’annata, che riguarda la produzione vitivinicola del savonese. La Cia ligure aveva già espresso insoddisfazione su provvedimenti giudicati inconciliabili con le realtà delle imprese regionali. La Confederazione degli agricoltori aveva evidenziato la questione già nell’ultimo Tavolo Verde in Regione Liguria.

In una nota Cia Liguria osserva: «La distillazione di crisi, prevista per i vini generici, ha scarse o nulle possibilità di essere applicata, sia per motivi economici, sia per ridotta o nulla presenza di tale tipo di prodotto; la vendemmia verde, che comporterebbe una riduzione di almeno il 15% delle rese per le uve Dop e Igp, è in palese contrasto con quanto più volte richiesto e sollecitato dalle imprese liguri per una maggior assegnazione di autorizzazioni a nuovi impianti, sia perché le rese stesse, in presenza di un territorio morfologicamente  difficile non raggiunge mai i livelli massimi consentiti (e quindi meno ancora gli esuberi), sia perché gli indennizzi non tengono in considerazione gli elevati costi di produzione del vigneto Liguria, rispetto ad altre regioni».

«Questi provvedimenti sono di fatto contrari alla linea produttiva che da parecchi anni ha portato la viticoltura ed il vino ligure ad alti livelli qualitativi, sia sul mercato nazionale che in alcuni mercati esteri» aggiunge il presidente provinciale di Cia Savona Mirco Mastroianni.

Ecco le richieste: il cosiddetto taglio d’annata si potrebbe articolare nel modo seguente: vendemmia 2020 consentire l’aumento della percentuale del taglio dal 15% (rimanenze 2019 con nuovo prodotto vendemmia 2020) al 30%; vendemmia 2021 mantenere tale percentuale al 30% (rimanenze 2020 con nuovo prodotto vendemmia 2021); vendemmia 2022 ritorno alla percentuale del 15%.

Secondo Mastroianni «È fondamentale un approccio graduale per smaltire scorte di vino accumulate, evitando produzioni al ribasso e conseguente precarietà finanziaria delle aziende. Serve mantenere qualità, bloccando un crollo dei prezzi che andrebbe a penalizzare i produttori. Tali modifiche non comporterebbero costi di nessun livello, dando al tempo stesso coraggio e fiducia alle imprese del nostro territorio per garantire ancora vini di eccellenza. Auspichiamo, quindi, come Cia Savona un rapido intervento dell’assessorato regionale per venire incontro alle esigenze espresse da aziende e produttori vitivinicoli del savonese e della Liguria».

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