Da oggi è possibile distinguere, per via scientifica, il Violetto d’Albenga da altri asparagi. La scoperta è frutto dello studio portato avanti dal progetto di Cia Savona per la creazione di una innovativa filiera produttiva dell’Asparago Violetto d’Albenga, una delle eccellenze agroalimentari liguri, fiore all’occhiello della produzione della piana albenganese. Nonostante il periodo di lockdown, il progetto è andato avanti, coordinato da Luca Lanzalaco, agrotecnico, agricoltore e produttore di asparago, e membro della giunta Cia.

La raccolta dell’Asparago Violetto inizia a marzo e arriva a fino a fine giugno: da qui nasce l’appellativo di “Verdura dei Santi”, in quanto le date di inizio e conclusione della raccolta sono ricordate nei giorni di celebrazioni di Santi importanti. Si inizia il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe, e si finisce con una grande festa il 24 giugno, giorno in cui si ricorda San Giovanni Battista

Nell’ambito del progetto, finanziato con il fondo Psr regionale e realizzato per iniziativa di Cia Savona tramite l’ente di formazione Cipa.At, è stato condotto uno studio scientifico che, mediante una tecnica molecolare di isolamento e analisi di differenti regioni di dna, chiamate microsatelliti o Ssr (Short sequence repeats), ha permesso di individuare dei profili genetici unici, che consentono una identificazione univoca del prodotto.

Grazie a questo studio e al processo derivato si può ora distinguere, per via scientifica, il Violetto d’Albenga da altri asparagi. Da ciò discende la possibilità di valorizzare l’unicità del prodotto medesimo attraverso un nuovo sistema di packaging, ovvero un nuovo e definito marchio specifico.

La nuova filiera mette assieme per la prima volta produttori, ristoratori e trasformatori, con l’obiettivo di creare un filo diretto “dal produttore al consumatore finale”: una iniziativa che segue la strada maestra di progetti di cooperazione dedicati a filiere corte e locali.

Lo studio di identificazione scientifica, realizzato in partnership fra Dna Biolab di Trieste e Fem2 – Ambiente di Milano, consente, da oggi in poi, anche attraverso verifiche a campione sulle produzioni annuali, di promuovere, sostenere e proteggere il grande valore derivante dalle caratteristiche distintive del Violetto di Albenga; la ripetibilità tipica del metodo scientifico permette inoltre, attraverso la possibilità di analisi su altre produzioni, di tutelare l’unicità e preservare l’autenticità del prodotto da eventuali pratiche scorrette, di qualsiasi genere, che possano trarre in inganno il consumatore finale.

“Tali caratteristiche, che sono strettamente correlate alle particolari condizioni di microclima e di composizione sabbiosa dei terreni della piana di Albenga in cui l’asparago violetto è coltivato, ne fanno una varietà unica al mondo, praticamente inimitabile – spiega in una nota il team scientifico protagonista dello studio – I suoi preziosi turioni esprimono diverse proprietà biologiche: antifungine, antimutagene, antitumorali e antivirali”.

L’asparago è un cibo buono e sano, un ingrediente importante nelle diete ipocaloriche, apporta qualità equilibrate di vitamine, sali minerali e oligoelementi essenziali per il buon funzionamento cardiaco e del sistema nervoso; presenta una forte attività diuretica per l’elevato apporto di potassio/azoto (200/2,5) ed è perciò consigliato per stimolare l’attività dei reni; favorisce anche la pulizia intestinale.

L’identificazione scientifica, basata sulle analisi di tipo biogenetico, associata a un marchio territoriale di riferimento rappresentano due passaggi fondamentali nel progetto di filiera e per la stessa promozione e valorizzazione dell’Asparago Violetto.

A ora è operativo un gruppo di cooperazione per la nuova filiera: a breve è prevista la nascita di un vero e proprio Consorzio o Associazione e il prossimo obiettivo è ampliare i partecipanti al progetto: nonostante la crisi provocata dall’emergenza Coronavirus, è rimasta intatta la fiducia e la consapevolezza della portata di questa nuova filiera.

«L’Asparago Violetto − sottolinea il presidente provinciale Cia Savona Mirco Mastroianni − può rappresentare un esempio concreto di rinascita e nuovo sviluppo economico nell’agricoltura e nella ristorazione d’eccellenza che potrà così proporre ricette esclusive e davvero speciali: una attrattiva agroalimentare che avrà anche una forte valenza turistica».

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