È stata riportata recentemente sull’International Journal of Rehabilitation Research un’esperienza del team dell’Università di Genova. Il primo caso di paziente affetto da neuropatia di Charcot-Marie-Tooth, una malattia neuromuscolare ereditaria progressiva, che ha contratto il Covid-19.

La malattia si è manifestata in forma lieve, ma è stato necessario applicare il sistema telemedicina per proseguire la riabilitazione di un delicato intervento alla mano a cui era stato sottoposto e per rimediare ad alcuni deficit causati dalla neuropatia stessa. La tele-riabilitazione, effettuata due volte a settimana, in sedute di un’ora, ha sortito effetti significativamente positivi, molto apprezzati dal paziente. Un’altra significativa esperienza di telemedicina è stata la creazione da parte di Valeria Prada fisioterapista del Dinogmi- Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova, di video-tutorial per pazienti neuropatici (ma fattibili anche dai pazienti anziani) che vogliono essere attivi e tenersi in forma.

La telemedicina è una disciplina di recente nascita che prevede la valutazione e l’analisi di specifiche funzioni fisiologiche (attività cardiaca, pressione arteriosa, saturazione di ossigeno) del paziente tramite controllo remoto: il professionista sanitario può in questo modo monitorare il paziente a casa sua, garantendo simile qualità di assistenza.

Un ramo della telemedicina che si sta sempre più imponendo è la tele-riabilitazione, ovvero un nuovo modo di seguire gli esercizi riabilitativi che il paziente può fare a casa da solo, sempre in sicurezza per l’assiduo controllo a distanza del fisioterapista che può registrare, oltre alle modalità di esecuzione del movimento, anche i parametri fisiologici, e correggere eventuali errori, come fosse presente.

Angelo Schenone, professore di neurologia del Dipartimento di neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili, in collaborazione con Fabio Lavagetto professore di telecomunicazioni del Dipartimento di ingegneria navale, elettrica, elettronica e delle telecomunicazioni, entrambi dell’Università di Genova, cinque anni fa hanno iniziato a occuparsi di tele-riabilitazione, intravedendo la necessità di migliorare questi sistemi, applicarli alla terapia fisica e renderli fruibili a tutti, grazie ad una significativa riduzione dei costi.

Il progetto sviluppato in collaborazione con i professori Lavagetto, Bisio e Sciarrone e sviluppato dalla dottoressa Mehrnarz Hamedami nel suo percorso di dottorato, è approdato alla realizzazione di SmartPants: una calza tecnologica che permette di valutare i movimenti del paziente neurologico. Un contributo fondamentale è anche stato dato dalla ASL4 e dalle dottorese Valeria Leoni e Paola Tognetti.

Grazie a questo dispositivo il paziente, in futuro, potrà fare gli esercizi a casa propria e gli specialisti potranno seguirlo da remoto: se qualcosa va male lo sapranno subito, se la modalità esecutiva è errata potranno chiamarlo in tempo reale, se sta andando bene, l’appuntamento sarà fissato a una nuova visita ambulatoriale di controllo. Gli SmartPants sono composti da una fascia elastica elasticizzata corredata da: sensori collegati a un rilevatore, a sua volta connesso alla rete internet, che rilevano l’ampiezza, la direzione e l’angolazione del movimento; interfacce elettroniche per la raccolta ed il condizionamento dei segnali provenienti dai sensori; un’intelligenza per l’elaborazione dei segnali e l’elaborazione wireless per l’invio del dati acquisiti ad un database;  interfacce per il paziente, in questo caso anche finalizzate a motivare il paziente nel esercizio (coaching) e per i medici e i fisioterapisti.

In base ai requisiti essenziali della norma tecnica EN 60601-1 il dispositivo verrà sottoposto a test di sicurezza elettrica e compatibilità elettromagnetica prima di essere applicato in ambiente clinico.

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