Sono 9.211 gli infermieri professionali del Sistema sanitario regionale della Liguria. 941 gli infermieri pediatrici, a cui si aggiungono 204 infermieri assunti a oggi nell’ambito dell’emergenza Covid-19.

Oltre 10 mila professionisti che, oggi più che mai, la nostra regione così come il resto del mondo, ricorda e celebra per la Giornata internazionale dell’infermiere: il 12 maggio di 200 anni fa nasceva Florence Nightingale, la pioniera dell’infermieristica moderna.

I numeri in Liguria

In Asl 1 gli infermieri sono 1.080, più 11 infermieri pediatrici; in Asl 2 sono 1.772 gli infermieri, 28 quelli pediatrici; in Asl 3 sono 1.667 gli infermieri, 44 quelli pediatrici; in Asl 4 ci sono 734 infermieri e 18 pediatrici; in Asl 5 sono 1.027 gli infermieri, 13 sono pediatrici.

Gli ospedali dell’area metropolitana contano invece 2.931 unità, di cui: 613 all’ospedale Galliera, 2.091 al Policlinico San Martino, 205 all’ospedale Evangelico e 22 all’Istituto G. Gaslini. Gli infermieri pediatrici sono in totale 827, di cui 15 all’ospedale Galliera, 25 al Policlinico San Martino, 15 all’Evangelico e 772 sono all’istituto G. Gaslini.

“Tuttavia – scrive in una lettera Paola Profumo, infermiera e segretaria regionale Uil Fpl Genova e Liguria – in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che ha travolto tutto il mondo e che ci ha profondamente segnati, tutti noi infermieri ricorderemo questa ricorrenza in maniera sicuramente diversa da quelle precedenti“.

Giorno dopo giorno dall’inizio dell’emergenza, mentre scorrono e vengono comunicati i numeri della pandemia, “gli infermieri sono stati esemplari per impegno, professionalità e senso del dovere – scrive ancora Profumo – contrastando efficacemente la diffusione del contagio, mettendo addirittura a rischio la propria salute in conseguenza della carenza di idonei dispositivi di protezione individuale e di disposizioni operative oggettivamente sbagliate, che non hanno garantito la tutela della loro sicurezza, provocando il contagio di centinaia di infermieri, molti dei quali deceduti. Ma nonostante tutto gli infermieri ci sono, ci sono sempre stati e ci saranno”.

Nella lettera, la segretaria regionale sottolinea le tante competenze della professione, così come le difficoltà che, anche in questo periodo, ci si trova ad affrontare: “Il bagaglio culturale dell’infermiere consiste nel “sapere” le conoscenze professionali, nel “saper fare” le tecniche infermieristiche, e nel “saper essere” in possesso delle capacità di relazione e comunicazione efficaci – scrive – Una risorsa preziosa e insostituibile per il nostro sistema sanitario, troppo spesso penalizzato e indebolito da una politica miope e irresponsabile. Devono necessariamente prenderne coscienza le istituzioni, che nelle situazioni più drammatiche ne chiedono l’intervento, salvo comprendere in ritardo la gravità dell’enorme carenza denunciata dalle organizzazioni sindacali da tanti, troppi anni. Carenze quantificate dalle ultime proiezioni, in più di 50 mila unità, di cui gran parte da destinare sul territorio come infermieri di famiglia/comunità, per una vera assistenza a misura di cittadino. Purtroppo nel nostro Paese il ruolo degli infermieri è ancora troppo marginale e poco riconosciuto. L’auspicio e l’impegno per il prossimo futuro deve essere quello di diffondere le reali competenze dell’infermiere del terzo millennio, spiegando ai cittadini che cosa gli infermieri fanno ogni giorno per garantire la loro salute, nonostante le enormi difficoltà in cui si trovano a operare, addirittura spesso sono oggetto di aggressioni fisiche e verbali”.

“Nella giornata internazionale dell’infermiere il mio grazie è quello di tutta la Liguria: solo chi lotta vince e voi avete lottato per noi. In prima linea, ieri e ogni giorno. Non lo dimenticheremo”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti sulla sua pagina Facebook.

Anche la Cgil rimarca le condizioni di lavoro degli infermieri in Italia, dipingendone un quadro drammatico: “pochi, spesso precari, con scarse retribuzioni e con contratti scaduti da anni nel privato”. Celebrati, ma non valorizzati, secondo il sindacato, che, per l’occasione, ha organizzato una diretta Facebook sulla pagina @fpcgilsanita, dove, in collegamento diretto dagli ospedali, si ascoltano le testimonianze di chi lavora in corsia.

“La retribuzione media del personale sanitario del comparto, esclusi i dirigenti, è di 33.317 euro annuo – ricorda la Fp Cgil – mentre la diminuzione del personale in sanità, tra il 2009 e 2018, è stata di 44 mila unità. E intanto il personale invecchia, con un’età media di 50,7 anni”.

“Grazie di cuore a tutte le infermiere e agli infermieri che in questo periodo così difficile per il Paese, davvero infaticabili, non si sono mai risparmiati per il bene della collettività. La Stato deve fare di più per loro. È una categoria fondamentale per il sistema sanitario nazionale”. Lo scrive su Twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

In Italia ci sono molti meno infermieri rispetto alla media Ocse: i precari sono circa 35 mila e, in base alla stima della Cgil, in questo periodo di pandemia Covid-19, “il fabbisogno supera le 60 mila unità tentando conto dei pensionamenti e quota 100”.

Per la Cgil le cose nel settore privato sono ancora più drammatiche: «Ci sono circa 40 mila infermieri della sanità privata − osserva Serena Sorrentino, segretario Cgil Funzione Pubblica − che da oltre 13 anni aspettano il rinnovo del contratto nazionale e che si preparano allo sciopero nazionale».

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